L'album "Primo Amore", il ritorno di Mannarino

4 giorni fa 29

AGI - "Primo Amore" è il nuovo album di Mannarino, un lavoro molto intimo del cantautore romano, che per realizzarlo si è fermato, isolato e auto-ascoltato. Un disco di riflessione per un artista che abbiamo sentito cantare anche con l'accento romanesco e che nell'immaginario viene subito associato a quel "Me so' 'mbriacato" mentre ora ci regala qualcosa di diverso, bello e importante.

"Primo Amore" è un lavoro che spoglia l'artista dalla versione un po' bohemien che in tanti hanno intravisto e che si materializza a cinque anni dall'ultimo progetto discografico conducendo l'ascoltatore fra dub, reggae, un po' di Bob Marley e Manu Chao, percussioni e ritmo, riflessione e senso della vita fino all'idea che per affrontare l'oggi si debba passare proprio per l'Amore.

Un viaggio interiore

"Primo Amore nasce da un viaggio e da un momento di crisi personale in cui ho sentito la necessità di fermarmi e capire davvero dove fossi arrivato e perchè", ha spiegato all'AGI Alessandro Mannarino, (questo il suo nome completo) "mi sono ritrovato a farmi domande molto semplici, ma anche molto radicali: chi sono? Cos'è questa cosa che sto vivendo? Ho cercato di trasformare in musica visioni e immagini di un mondo onirico, sospeso tra cielo e terra, vita e morte, bene e male, luce e ombra, senza mai arrivare a una risposta definitiva. Sono stato in Colombia, Messico e Brasile, sempre con il mio chitarrino. Ero da solo, in una piccola capanna in mezzo alla foresta, con la mia tavola da surf. Mi svegliavo presto ogni mattina e scrivevo un diario. Da lì l'idea del disco è nata lentamente, quasi come un'esigenza di cercare qualcosa che andasse oltre la realtà quotidiana, qualcosa che potesse dare forza anche a me".

E c'è sicuramente qualcosa di autobiografico allora: "C'è molto di me - aggiunge - ma non nel senso di una biografia raccontata in modo lineare. E' più emotiva: sta nelle domande che mi faccio, nelle contraddizioni che accetto e in questa ricerca di una verità che non sia una risposta definitiva, ma un attraversamento delle cose. Le canzoni diventano così frammenti di un unico percorso personale, fatto di immagini quotidiane, tensioni umane e anche slanci più visionari. Una parte importante di questo lavoro è nata anche in un contesto molto concreto: sono andato a Panama, sull'isoletta di Carenero, con pochissimo: solo una chitarra. Sono rimasto lì quasi due mesi, da solo, tra il mare, il surf e una capanna. In quella condizione essenziale ho lasciato che le cose emergessero senza forzarle, e da lì è iniziato davvero il processo del disco".

Il senso di Primo Amore

Ci troviamo davanti a un nuovo Mannarino? "Con 'Primo Amore' non ho voluto costruire un nuovo me, nè fare un'operazione di trasformazione forzata. Quando parlo di 'primo amore', parlo anche di qualcosa di più grande di me, quasi di un primo motore immobile: il riconoscersi dentro un mistero, dentro un'armonia che esiste fuori e dentro di noi. Il disco nasce da un viaggio molto intimo, ma non si chiude mai nell'autobiografia.

Dimensione umana e politica

"In ogni brano resta una dimensione umana e anche politica, perche' oggi ho la sensazione che l'uomo si sia un po' separato sia dal sacro che dalla natura. E il disco prova proprio a ricucire questa distanza, a cercare una riconnessione. In questo senso uso me stesso come punto di partenza: parlo del mio vissuto, del primo amore, delle mie domande, ma per arrivare a qualcosa di piu' universale. L'idea e' che per affrontare davvero i grandi temi di oggi serva prima passare dall'amore, dall'accettazione di se' e dal sentirsi parte di qualcosa di piu' grande".

Le sonorità del disco

Tornando alla musica, andiamo a esplorare le sonorità del disco: "La direzione artistica e la produzione sono affidate a Francesco Fugazza, mentre il suono prende forma tra Roma, Milano e Brooklyn, negli studi di Mauro Refosco, che firma le percussioni e contribuisce a dare una struttura ritmica molto organica e pulsante. Accanto a questo - spiega ancora Mannarino - c'è un lavoro di sottrazione: sintetizzatori, elementi minimali e chitarrini essenziali che riportano sempre a un immaginario molto 'di strada', che per me resta un punto di partenza fondamentale".

Influenze musicali

"Le influenze si muovono in modo fluido tra dub, reggae, folk romano ed elettronica contemporanea, senza mai restare ferme in un genere preciso. E' un suono che cerca movimento continuo, sospeso tra una dimensione piu' terrena e una piu' visionaria. Si sentono anche riferimenti importanti come Bob Marley e Manu Chao, soprattutto per l'idea di una musica che possa essere insieme spirituale, politica e popolare".

Il cantautorato italiano

Inevitabile ascoltando i pezzi, chiedere se c'è un punto di riferimento con il cantautorato storico italiano: "In questo album sicuramente mi sono sentito vicino a due riferimenti della vecchia generazione: Fabrizio De Andrè e Lucio Battisti - dice Mannarino -, il primo soprattutto per la scrittura, mentre sul piano musicale un riferimento è stato Anima Latina di Lucio Battisti".

All'uscita del disco segue un tour: "Sì - afferma il cantautore - il 21 giugno si comincia da Fermo e si chiude l'11 settembre a Milano. Anche la costruzione del live segue molto l'idea del disco: la scelta dei musicisti e del set è pensata per restituire quel suono e, allo stesso tempo, per rileggere anche i brani precedenti con nuovi arrangiamenti. L'idea è quella di creare un vero e proprio rituale, un flusso continuo senza interruzioni, dove l'ossessività ritmica e l'energia funzionano quasi come un mantra, con l'obiettivo di liberare il corpo e coinvolgere lo spettatore dall'inizio alla fine. In questo senso - conclude - il live si distacca un po' dalla tradizione occidentale più separata tra mente e fisicità, e si avvicina invece a una visione più 'totale' della musica, ispirata anche alla cultura sudamericana e brasiliana, dove artisti come Chico Buarque, Gilberto Gil e Caetano Veloso hanno sempre unito poesia e corpo, parola e danza".

 

 

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