J'accuse di Placido: "In Italia registi senza coraggio si autocensurano"

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AGI – "Nel cinema italiano di oggi purtroppo c'è una sorta di autocensura. I giovani registi hanno timore e preferiscono virare verso storie più addomesticate e rassicuranti. Manca il coraggio di proporre certe tematiche". Così Michele Placido al Taormina Film Festival, dove stasera nella serata conclusiva riceverà il Premio alla Carriera, traccia un bilancio sullo stato della cultura e dell'arte nel nostro Paese, orfana dei grandi maestri del passato.

"Ci mancano i Francesco Rosi, i Elio Petri, i Damiano Damiani", spiega il regista e attore ottantenne rievocando la grande stagione del cinema d'inchiesta e dell'impegno sociale che ha riempito l'Italia di premi Oscar. "Oggi quei padri sarebbero incazzati neri, molto arrabbiati. Manca una generazione capace di fare film come 'Le mani sulla città'. Manca il coraggio di registi come Oliver Stone, il quale peraltro ha sempre dichiarato che Rosi è stato il suo maestro". 

La serie su Livatino

Ed è proprio nel solco di quella tradizione di impegno sociale che Placido parla in anteprima a Taormina della sua prima serie televisiva per la Rai dedicata al giudice Livatino, definendola un'opera dalla profonda cifra poetica e comportamentale.

Il metodo contro la mafia

"Non ho voluto fare semplicemente la storia di un santo", svela Placido. "Siamo partiti da atti giudiziari inediti da cui emerge come Livatino usasse una metodologia contro la mafia che anticipava la linea di Falcone e Borsellino sul sequestro dei beni e il controllo dei conti bancari. Quando tocchi i soldi, diventi un costo per la mafia".

La lezione del Neorealismo

Il regista sottolinea la scelta artistica di un cast composto interamente da attori siciliani emergenti e sconosciuti: "Questa è la vera lezione del Neorealismo". Un progetto che ha ricevuto la benedizione di Papa Francesco: "Ci teneva moltissimo che si facesse questo film, voleva un'opera capace di toccare l'intimità delle persone in pieno processo di beatificazione".

Gli esordi e Celestino V

Nel corso dell'incontro, Placido ha ripercorso le tappe fondamentali della sua evoluzione artistica, ricordando l'esordio alla regia con 'Pummaro', pionieristico film di denuncia sul caporalato: "Vidi dei ragazzi africani clandestini sfruttati nelle dune. Decidemmo di girare di notte, di nascosto. Quando i caporali provarono a sequestrarci la telecamera, ero giovane, presi il capo per il petto e lo mandai a quel paese per difendere la realtà di quel lavoro". Orgoglio anche per la sua ultima sfida davanti alla macchina da presa nei panni di Celestino V, il Papa del 'gran rifiuto' dantesco: "A ottant'anni suonati, girare in Abruzzo in quei luoghi impervi è stata una scommessa con me stesso. È la storia bellissima di un vecchio eremita di 87 anni usato dalle grandi famiglie dei cardinali romani come pontefice di transizione".

La crisi globale e i giovani

Dalla crisi del cinema alla crisi dei valori globali, Placido esprime profonda preoccupazione per le nuove generazioni: "I ragazzi hanno paura. Viviamo in un'era in cui sembra non esserci alcuna volontà di fermare i conflitti e i leader mondiali non sono credibili. Viene in mente Einstein quando diceva che la quarta guerra mondiale si combatterà con i bastoni, perché prima avremo distrutto tutto".

Le critiche alla politica

In chiusura, il j'accuse si sposta inevitabilmente sulla politica interna. Citando proprio una celebre frase del 'giudice ragazzino' - "Alla fine della vita non ci sarà chiesto se siamo stati credenti, ma se siamo stati credibili" Placido sferza l'attuale classe dirigente: "Guardando al panorama attuale, mi chiedo quanti dei nostri politici, nello Stato e in Parlamento, siano davvero credibili. È una cosa che mi fa arrabbiare". Il regista non nasconde la sua totale distanza dalle dinamiche attuali: "Se guardiamo la cronaca di questi giorni, assistiamo a forti divisioni. Certe manifestazioni di estrema destra a Roma o figure come Vannacci non mi suscitano alcuna simpatia".

Le opposizioni e le alleanze

Critiche anche alle manovre delle opposizioni e alla fluidità delle alleanze: "Da qui alle prossime elezioni cambieranno molto le strategie. Non mi stupirei se qualcuno che oggi è nel 'campo largo' domani si spostasse a destra per convenienza. Assisteremo a forti spostamenti". Un distacco che Placido conferma anche commentando la nascita del nuovo movimento Progetto Civico Italia del nipote Alessandro Onorato: "Sinceramente la cosa mi lascia spiazzato, ne so poco. Ho letto che starà nel campo largo, ma la politica di oggi è un segreto continuo, le strategie si ribaltano all'ultimo momento Gli faccio gli auguri", ha concluso.

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