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Italia ponte tra Nord e Sud del mondo, al Senato tavola rotonda sul Piano Mattei - Fast.it

Italia ponte tra Nord e Sud del mondo, al Senato tavola rotonda sul Piano Mattei

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AGI - Raccontare il futuro dell'Italia come ponte tra il Nord e il Sud del mondo, filo che connette l'Oriente e l'Occidente, punto di riferimento al centro del Mediterraneo, attraverso una riflessione sul 'Piano Mattei'. A discuterne, nella Sala Zuccari del Senato, su iniziativa del presidente della commissione Esteri e Difesa di Palazzo Madama sono stati esponenti del governo, dirigenti di grandi aziende italiane, personalità della politica. Nel segno di Enrico Mattei, fondatore dell'Eni, che dà il nome al Piano voluto dall'esecutivo, a fare da immaginario Cicerone, bussola a indicare le coordinate del dibattito. Ed è stato proprio con uno spezzone della pellicola del 1972 'il caso Mattei' che si è aperta la discussione. Con al centro il ruolo dell'Italia nel tempo del caos e il rapporto dell'Occidente e dell'Europa con l'Africa.

"Mattei non solo non liquida l'Agip ma ne fa la base per il progetto dell'Eni, che fonda nel 1953, ma crea un nuovo modello e stabilisce un rapporto diverso con i paesi che allora si chiamavano del 'Terzo mondo', in via di sviluppo si è detto dopo, e nella sostanza riconosce maggiore partecipazione economica ai paesi produttori. Intuisce che bisognava creare una partnership. Il piano Mattei è stato chiamato così perché dà un'idea di partnership, di collaborazione e l'Italia si è fatta carico di questo progetto", ha spiegato Gasparri, introducendo la tavola rotonda, moderata dal direttore dell'AGI, Rita Lofano.

 

 

L'esponente di Forza Italia ha parlato del 'Piano Mattei' come di "una sfida italiana e occidentale". Un rapporto quello dell'Italia con il "vicino" africano che non deve essere improntato a un approccio "predatorio, ma nemmeno paternalistico", come ha ricordato la ministra dell'Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini. E, quindi, esserci in Africa, il Continente giovane che contribuirà a scrivere il futuro del Pianeta, "non per allocare risorse e promuovere modelli che hanno funzionato con noi, ma per fare integrazione", ha sottolineato ancora Bernini. Insomma, "quello che succede in Africa non riguarda solo l'Africa, ma tutti noi". E non si tratta solo del proverbiale battito d'ali della farfalla che può ripercuotersi dalla parte opposta del globo, ma di iniziative, progetti, integrazione economica e culturale. Uno scenario in cui l'Italia, portaerei pacifica collocata proprio in mezzo al 'Mare Nostrum', abbia "il compito di essere protagonista del Mediterraneo", ha osservato Marco Minniti, presidente della Fondazione Med-Or. Secondo l'ex ministro, che si è collegato ai problemi con le difficoltà di approvvigionamento dovute alla chiusura dello Stretto di Hormuz, "per essere protagonisti bisogna avere un'autonomia strategica".

Che, però, "non significa essere nemici degli Stati Uniti". Anzi, l'Europa è chiamata "a rappresentare un punto di vista che può essere un punto di equilibrio e di aiuto rispetto alle stesse iniziative degli Stati Uniti", per "offrire al Sud del Mondo una prospettiva". Essere interlocutori naturali - ha invitato Minniti - "del Sud del Mondo" e del Medio Oriente, da non lasciare alla sola Cina oppure agli Stati Uniti. Tra il passato, il presente e il futuro, dunque, "come sapeva perfettamente Enrico Mattei, il momento in cui si ha un passaggio cruciale della storia bisogna coglierlo fino in fondo". E per non farsi trovare impreparati, di fronte ai rivolgimenti di una storia che ha ricominciato a correre, è indispensabile anche il contributo delle grandi aziende italiane.

Il contributo delle aziende e del ministero

Dalle riflessioni di Lapo Pistelli, direttore Public Affairs di Eni, a Giulia Genuardi, presidente della Fondazione Enel. Pistelli ha spiegato che "o noi ci occupiamo dell'Africa o è l'Africa che si occupa di noi", partendo dal ricordo della figura di Enrico Mattei, e sottolineando come "la connessione, la relazione, tra noi e l'Africa, prima ancora che dalla politica è dettata dalla geografia". Genuardi ha messo l'accento sulle donne, che "possono essere anche attrici della transizione energetica e se noi non le rendiamo consapevoli di questo, probabilmente perdiamo metà delle opportunità che possiamo avere, non solo per l'Africa ma per noi nel futuro".

E, quindi, "il pregio del Piano Mattei è che ci fa fare sistema, ognuno di noi aggiunge un pezzo e stiamo creando il futuro dell'Italia e dell'Africa". Sulla formazione si è soffermato Pietro Cum, amministratore delegato di Elis. Che ha parlato del settore come quello che può dare "una possibilità di avere una formazione professionale che è l'elemento che fa la differenza, e trasmettere competenze ed esperienze" perché "questo abilita i Paesi a essere alla pari". A elencare alcune delle iniziative del Piano Mattei è stato Massimo Riccardo, inviato speciale per il Piano del ministro degli Esteri.

"Il ruolo del ministero è di livello strategico, si identifica col suo ruolo istituzionale", grazie alla rete di "ambasciate, consolati e Istituti della Cultura" Mentre, dal punto di vista operativo, "la Farnesina sta promuovendo iniziative per facilitare il gioco di squadra, creando occasioni di dialogo, proponendo il coordinamento sul terreno". Tra Africa, Italia, Europa.

 

 

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