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In Rai c'è un nuovo commissario, Claudio Bisio "l'anti-Schiavone" - Fast.it

In Rai c'è un nuovo commissario, Claudio Bisio "l'anti-Schiavone"

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AGI - Debutta il prossimo 9 aprile su Rai 1 “Uno sbirro in Appennino”, la nuova fiction diretta da Renato De Maria che vede Claudio Bisio tornare sul servizio pubblico nei panni del commissario Vasco Benassi, investigatore brillante ma istintivo, diviso tra metodo e improvvisazione, tra intuito e regole. Un personaggio “doppio”, come lo definisce lo stesso attore, capace di risolvere i casi più complessi affidandosi più alle domande fatte al bar che agli strumenti digitali, in un Appennino che diventa parte integrante del racconto. Un'ennesima prova in divisa per l'attore, che però candidamente ha ammesso di pensarla in modo più liberale su certe tematiche.

Nella video intervista all’AGIBisio entra nel cuore del suo Benassi, “un po’ boomer e un po’ antico” e racconta il confronto con i grandi commissari della Rai rivendicando l’originalità della serie pur non nascondendo il peso della grande eredità. Ampio spazio è dedicato al rapporto paterno con la giovane collega Amaranta, con la quale si diletta persino nel Karatè arte che Bisio pratica solertemente. Non manca uno sguardo sull’attualità: dalla critica ai “fermi preventivi” del decreto sicurezza alla liberalizzazione delle droghe leggere.

Un Bisio a tutto tondo che con il suo Vasco avrà il compito di non interrompere la scia dei grandi risultati per la fiction Rai.

Il personaggio di Vasco Benassi

Il tuo Vasco è un poliziotto brillante ma anche istintivo, fuori dagli schemi. Quanto è stato stimolante lavorare su un personaggio così pieno di contraddizioni e quanto c’è di tuo?

“E' un personaggio doppio, perché è istintivo però è anche professionale. Viene raccontato come un grande risolutore di casi complicati, però col suo metodo, alla Benassi. È un po’ boomer, un po’ antico, come lo sono anch’io per età. Lui sostiene che le indagini al bar valgono più di quelle sul web. Ha accanto un giovane poliziotto, Fosco, che è un nerd esperto di computer, ma spesso ci arriva prima Benassi facendo le domande giuste. Conosce bene l’Appennino, conosce le persone e risolve i casi a modo suo: antico da un lato, ma anche molto moderno”.  

Il confronto con i grandi commissari Rai

In Rai c’è una grande tradizione di commissari. Senti il peso di questo confronto?

“Un po’ di peso lo sento, rispetto al passato dei commissari su Rai 1. Però ti dico anche che quelli che hai citato sono tratti da romanzi famosissimi. La nostra è una storia originale, quindi almeno da quel punto di vista partiamo da qualcosa di diverso”.

Il rapporto con la collega Amaranta

Il rapporto con la giovane collega Amaranta è molto particolare, quasi padre-figlia. Che dinamica si crea?

“C’è questo rapporto molto forte. Lui è un poliziotto anche un po’ rigido, soprattutto su certi temi. Quando pensa che lei possa essersi fatta una canna reagisce in modo molto duro: ‘non ci voglio più parlare’. A me Claudio sembra un po’ eccessivo, ma il commissario è fatto così, un po’ antico e rigido. Poi lei si difende dicendo che stava fingendo per un’indagine. È un rapporto complesso, ma molto bello”.

Polemiche e Rocco Schiavone

Proprio sull'episodio della canna fumata da una poliziotta: pensi possano nascere polemiche come accaduto con altri personaggi, ad esempio Rocco Schiavone?

“Nessuna polemica, forse è proprio il contrario. Qui siamo esageratamente contro. Anche solo il sospetto diventa una tragedia. È proprio l’opposto di Schiavone”.

Attualità, violenza e decreto sicurezza

Passando all’attualità: non è la prima volta che interpreti un poliziotto. Che idea ti sei fatto dei casi di violenza tra i giovani e delle polemiche sul decreto sicurezza?

“È un tema complesso. La legalità va rispettata, assolutamente. Però tutte queste misure preventive, come i fermi preventivi, secondo me sono abbastanza inutili, non sono la soluzione. Io sono contrarissimo alla violenza, sono un non violento da sempre. Quando vedo violenza provo proprio un fastidio fisico”.

Il karate come filosofia non violenta

E il karate, che conosci bene e pratichi anche nella serie?

“Il karate è una pratica non violenta, è autodifesa. Sembra il contrario, ma non lo è. Io ho praticato negli anni ’70, in un periodo in cui c’era violenza vera nelle città. Il mio maestro insegnava che non si colpisce: ci si ferma prima. Si usa l’energia dell’altro per immobilizzarlo. È una filosofia, più che uno scontro”.

 

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