Warning: session_start(): open(/var/www/fast/src/var/sessions/sess_m2vcjtel1o4dvglohg5qm4esue, O_RDWR) failed: No space left on device (28) in /var/www/fast/src/bootstrap.php on line 59

Warning: session_start(): Failed to read session data: files (path: /var/www/fast/src/var/sessions) in /var/www/fast/src/bootstrap.php on line 59
In Australia la stretta sui social non basta: 7 minori su 10 aggirano i divieti - Fast.it

In Australia la stretta sui social non basta: 7 minori su 10 aggirano i divieti

4 ore fa 1

AGI - A tre mesi dall'entrata in vigore in Australia del divieto di accesso ai social media per gli under 16, il bilancio tracciato dall'autorità eSafety mostra un sistema ancora facilmente aggirabile dai minori e controlli ritenuti insufficienti sulle principali piattaforme. Le piattaforme, si legge, hanno rimosso o limitato circa 4,7 milioni di account entro la metà di dicembre 2025, a cui se ne sono aggiunti altri 300.000 a inizio marzo 2026.

Tuttavia, eSafety sottolinea un dettaglio cruciale: questo numero non equivale al numero di minori esclusi dai social. Spesso, infatti, si possiedono molteplici account e molti di quelli rimossi dai social media per "fare numero" erano in realtà profili inattivi o dormienti. Il rapporto segnala che una quota rilevante di ragazzi continua a mantenere o creare profili sfruttando falle nei sistemi di verifica dell'età oppure l'assenza stessa di controlli efficaci.

L'autorità ha inoltre avviato indagini formali su cinque grandi gruppi tecnologici, tra cui Facebook, TikTok e YouTube, per valutare se abbiano adottato misure ragionevoli per far rispettare il nuovo obbligo. Entro la metà del 2026 eSafety dovrà decidere eventuali azioni esecutive o sanzioni. Uno dei dati più rilevanti del rapporto riguarda la capacità dei minori di conservare i propri account anche dopo l'entrata in vigore del ban.

In base a un sondaggio condotto da eSafety tra gennaio e febbraio 2026 su genitori e tutori di ragazzi fra 8 e 15 anni, circa 7 su 10 dei minori che avevano già un profilo prima del 10 dicembre 2025 sono riusciti a mantenerlo attivo su alcune delle principali piattaforme. La quota indicata è del 69,4% su Snapchat, del 69,3% su TikTok, del 69,1% su Instagram e del 63,6% su Facebook. Su YouTube la percentuale scende al 48,5%, pari a circa un ragazzo su due. Il rapporto segnala che la responsabilità non è attribuita soltanto alle strategie di elusione dei ragazzi ma anche all'inerzia delle piattaforme.

Tra i genitori i cui figli hanno ancora un account attivo, il 66,8% indica come motivo principale il fatto che la piattaforma non abbia mai chiesto una verifica dell'età. Il dato, nella lettura dell'autorità, indica che molti minori continuano a usare i social non perché superano controlli robusti, ma perché non vengono sottoposti a controlli reali o a strumenti sufficientemente rigorosi.

Secondo eSafety, uno dei metodi più usati per aggirare i divieti consiste nello sfruttare le comunicazioni inviate dalle stesse piattaforme agli utenti che avevano inizialmente dichiarato un'età inferiore ai 16 anni. In alcuni casi, i ragazzi vengono invitati a sottoporsi a una nuova verifica nel caso in cui l'età inserita fosse errata. A quel punto utilizzano sistemi con un margine di errore più elevato per chi si trova vicino alla soglia, come la stima facciale dell'età, e riescono a ottenere un esito di "16+" che consente di mantenere il profilo attivo.

Falle nei sistemi di verifica dell'età

Un'altra falla individuata riguarda il numero eccessivo di tentativi consentiti per la verifica. Alcune piattaforme permettono infatti un numero di prove molto superiore al limite raccomandato di cinque. Questo consente ai minori di ripetere più volte il processo, ad esempio con scansioni facciali successive, fino a ottenere un risultato favorevole che li faccia risultare sopra la soglia minima, anche dopo essere stati in precedenza identificati come under 16. Il metodo più semplice resta comunque quello più efficace: dichiarare un'età falsa già al momento della registrazione.

Molte piattaforme, secondo il rapporto, non applicano controlli di terze parti o strumenti di deduzione dell'età nella fase iniziale di creazione dell'account. In questo modo un ragazzo può indicare di avere almeno 16 anni e accedere senza che scatti alcun controllo immediato. In altri casi, anche quando un utente inserisce inizialmente una data di nascita che lo identifica come non idoneo, il blocco previsto risulta così breve da essere facilmente aggirabile: poche ore invece di giorni. Basta riprovare poco dopo con una diversa data di nascita per completare la registrazione.

L'autorità australiana sottolinea poi l'assenza, in molte piattaforme, di un approccio "a cascata", cioè di un sistema che faccia scattare verifiche più robuste - come il controllo di documenti di identità - quando emergono sospetti sull'età dichiarata. A questo si aggiungono canali di segnalazione giudicati poco accessibili per i genitori. In alcuni casi vengono richiesti passaggi complessi, numerosi click o perfino documentazione legale per provare la genitorialità, con il risultato di rendere più difficile la rimozione degli account dei minori anche quando vengono individuati dagli adulti.

Il governo australiano, sulla base di queste criticità, ha già introdotto nuove norme legislative mirate a colpire in modo specifico alcune funzionalità dei social ritenute più additive e dannose per i giovani. Il nodo, però, resta l'applicazione concreta. Tre mesi dopo l'avvio del divieto, il quadro tracciato dal report è eloquente: il social ban ha costretto le piattaforme a muoversi, ma non ha ancora chiuso le vie di accesso per gli under 16.

Leggi l'intero articolo