Il santo che avvisò Achab

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AGI - Fu un santo a mettere in guardia il capitano Achab sul rischio che correva a dare la caccia alla balena bianca. Quando, come? Due date sono da ricordare: 2 giugno e 1851. La prima segna il giorno della festa liturgica di sant’Elmo. La seconda è quella dell’anno di pubblicazione di “Moby Dick”, libro di Hermann Melville (1819-1891) che racconta appunto dell’ossessione del quacchero per l’invincibile capodoglio.

A tenere assieme trama, tempi e personaggi è un cordone ombelicale romanzesco, di fantasia, ma alcuni punti di contatto con la realtà ci sono.

La figura di sant’Erasmo

Il 2 giugno si celebra sant’Erasmo, che nel tempo e nei luoghi ha cambiato nome più volte. Il “Grande libro dei santi” (San Paolo Edizioni, 1998) riepiloga le trasformazioni: “Eramo, Elmo, Ermo; in spagnolo san Telmo”.

Il patrono dei marinai

Nel Lazio, a Formia e Gaeta è noto come Erasmo, patrono delle due cittadine sul Tirreno, qui e altrove conosciuto per essere il difensore degli uomini di mare. Infatti, quand’è burrasca – raccontano le agiografie - il santo manda dal Cielo una luce bluastra (scarica elettro-luminescente generata dagli ioni che riempiono l’aria) ad avvolgere gli alberi maestri dei velieri, quasi ad avvertire i naviganti di raccomandare l’anima a Dio.

Il presagio per Achab

Piace pensare che sia stato questo l’avviso inviato ad Achab dal suo protettore. Un presagio. Infatti, sul vascello “Pequod” anche il carismatico capitano con una gamba di legno vide quel bagliore. Nel libro dello scrittore statunitense - pubblicato in pieno Ottocento e tradotto in Italia per la prima volta dal poeta Cesare Pavese – il nome del venerabile è urlato a pieni polmoni dal suo vice: “’Guardate lassù a riva!’ gridò Starbuck. ‘I fuochi di sant’Elmo! I fuochi di sant’Elmo!’. Ciascuno dei tre alti alberi – seguita il racconto - ardeva silenziosamente in quell’aria sulfurea, come tre giganteschi sottilissimi ceri dinnanzi a un altare. ‘Che i fuochi di Sant’Elmo abbiano misericordia di tutti noi!’”.

Origini e culto del santo

Erasmo era un antico vescovo di Antiochia (in Turchia). Le notizie reperibili su di lui suppongono sia nato nel IV secolo e certamente morto a Formia (dov’è stata trovata la sua tomba) nel 303 d.C. “Fu venerato fin dai tempi di San Gregorio Magno – riferisce il libro ‘Santi e patroni’ (De Agostini, 2006) –; egli stesso ne avrebbe fondato uno a Roma, sul Celio”. Mentre a Napoli, sulla collina del Vomero, si erge il castello di Sant’Erasmo.

Ma come ha fatto un presule turco a finire sulle coste tirreniche? È ancora il “Grande libro dei santi” a venire in soccorso. All’annuncio della persecuzione dei cristiani da parte dell’imperatore romano Diocleziano, il ministro di Dio – si precisa nel lavoro - “si ritira nella solitudine del Libano (Medio Oriente, ndr), conducendo per sette anni vita ascetica contrassegnata da prodigi e miracoli. Ritornato in città – prosegue il testo - è processato sotto Diocleziano; messo in carcere, ne è liberato. Ma invece che in Italia, come gli era stato preannunciato dall’angelo, la vicenda si sposta in Illiria (attuali Balcani, ndr), ove per l’attività evangelizzatrice e taumaturgica Erasmo viene denunziato all’altro imperatore Massimiano”.

E qui cominciano i dolori. “L’interrogatorio – continua il Dizionario della San Paolo diviso in tre volumi - si arricchisce di diversivi narrativi, anch’essi di routine in molte passioni. Dopo il tormento della tunica di bronzo infuocata e della caldaia bollente – è la ricostruzione tra storia e leggenda - Erasmo viene liberato dal carcere dall’arcangelo Michele e condotto a Durazzo (Albania, ndr) e di qui per nave a Formia in Italia”.

Il supplizio del santo

Infine, il supplizio del santo: Erasmo fu eviscerato. I suoi aguzzini presero le budella e le fecero scorrere sulla ruota di un argano tirandole fuori un po’ alla volta.

Il martirio è mutato in sinonimo del male che il venerabile può sconfiggere. Ovvero, Erasmo è diventato a pieno titolo un santo ausiliatore. Non era l’unico al quale i fedeli attribuivano poteri speciali. Con lui c’erano altri tredici devoti saliti agli onori degli altari.

Origine del culto

Le fonti storiche dicono che la lista dei santi ausiliatori si è andata formandosi a partire dal XIV secolo, quando la peste nera dilagava in tutta Europa. Sulla base delle rispettive biografie, alle anime benedette è stata riconosciuta una speciale influenza guaritrice: contro l’emicrania, il fuoco e la morte improvvisa, le malattie respiratorie, di lingua e linguaggio, tentazioni e ossessioni diaboliche, uragani e pestilenze, dolori di testa, panico e pazzia, pericoli del fuoco e avversità, infezioni della pelle.

Poteri e protezione

Ancora: capacità di custodia delle partorienti, contro le malattie da consunzione e i morsi di animali. Sant’Erasmo è indicato come figura da invocare per togliere i dolori intestinali: conseguenza della sua atroce tortura.

Traslazione delle reliquie

In conclusione, per proteggerle dalle incursioni saracene – prosegue il Dizionario enciclopedico - le reliquie di Erasmo furono traslate a Gaeta, nella chiesa di Santa Maria Nova (dedicata poi a San Giovanni Battista alla Porta), oggi conservate nella Cattedrale intitolata al patrono, a san Marciano e a santa Maria Assunta.

Il destino di Achab

Riguardo al capitano Achab, invece, Melville non parla del suo corpo ritrovato. “Andò giù con la nave che - è scritto al termine del romanzo - come Satana, non voleva sprofondare nell’inferno”.

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