Il regista Genovese: "Ora racconto la realtà della vita"

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AGI - Il regista Paolo Genovese inaugura la Festa del Cinema di Roma con "Il rumore delle cose nuove", un film sul dolore nelle relazioni di coppia. Sul red carpet, insieme al cast Emanuela Fanelli, Edoardo Pesce, Vittoria Puccini, Claudia Pandolfi, Stefano Accorsi e Claudio Santamaria il regista presenta un'opera che segna una svolta nel suo percorso artistico, affrontando temi come la violenza domestica e i segreti nei matrimoni, lontano dai toni della commedia che lo ha reso celebre.

Aprire la kermesse romana è per Genovese un momento di condivisione autentica con il pubblico, prima ancora che un riconoscimento professionale: "Festa vuol dire stare insieme, condividere qualcosa, quello dovrebbe essere il cinema: condividere una visione con tante persone che non si conoscono è molto, molto emozionante", ha detto il regista.

Noto per titoli come "Perfetti sconosciuti" e "Follemente" Genovese torna al cinema con un'opera che rompe con il registro ironico che lo ha contraddistinto. Il film è l'adattamento cinematografico di un suo romanzo. "Non è una commedia. E' un film più intimo che racconta molto da vicino la storia di tre coppie e ha un linguaggio diverso. Non è l'ironia della commedia, ma la realtà della vita", ha sottolineato.

E sul passaggio dal libro al film ha aggiunto: "E' come se negli anni i personaggi cambiano. Crescono, si trasformano, le cose da dire sono diverse. Nell'adattamento ti adatti sempre al periodo che è passato. Sono cresciuti un po' anche loro". Tra i temi centrali del film figura la violenza di genere, affrontata con l'intento dichiarato di sfuggire agli stereotipi. Alla domanda su come evitare la retorica, Genovese ha risposto con chiarezza: "Non penso che ci sia un segreto. Penso che ognuno abbia una propria sensibilità su questi temi così importanti e delicati e provi a raccontare il proprio punto di vista tra i mille possibili. Io ho provato a raccontare un mio punto di vista, qualcosa che mi colpisce, mi turba, e l'ho provato a condividere con il pubblico".

Emanuela Fanelli interpreta una donna vittima di violenza domestica e ha sottolineato la necessita' di restituire al personaggio piena umanità: "Abbiamo cercato, nel raccontarla con Paolo, di non rappresentare una macchietta. Cercare di renderla umana e soprattutto di non far passare l'idea che una donna che si trova in quella situazione è perché è debole. In realtà no, può succedere a tutti e questo è possibilissimo".

Il suo carnefice ha il volto di Edoardo Pesce, che dà corpo a Umberto, un uomo capace di costruire un'immagine sociale impeccabile celando una natura opposta: "Purtroppo Umberto rappresenta una maschera presente nella nostra società e molte volte queste persone sono molto attente ad offrire un'immagine sociale di se stessi quasi irreprensibile, oppure sembrano brillanti, simpatici, generosi e poi magari nel privato sono tutto l'opposto. E' proprio questo che mi è piaciuto del film di Paolo".

Le altre due protagoniste femminili completano un ritratto corale delle fragilità relazionali. Vittoria Puccini tratteggia il suo personaggio come una donna intrappolata nella propria paura: "Andreina è una donna che ha paura, che è ingabbiata in una condizione che lei sente sicura ma che in realtà poi esploderà, e lei verrà messa di fronte a tutta una serie di non detti e di bugie che ci sono all'interno del suo matrimonio", ha spiegato l'attrice.

Claudia Pandolfi, invece, con accanto il marito sul set Lino Musella sceglie toni più diretti per descrivere la sua storia nel film: "Gli ho detto un sacco di bugie imperdonabili, gravissime, una forma di violenza terribile", con lui che ha aggiunto a chiusura "Però queste bugie hanno fatto comunque un film bellissimo". Una grande apertura in anteprima alla Festa del Cinema di Roma in attesa che il film arrivi nelle sale dal 12 novembre.

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