AGI - Le emissioni di metano legate alle energie fossili restano su livelli “molto elevati”. È l’avvertimento dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, che sottolinea come il recupero di queste dispersioni potrebbe fornire quantità rilevanti di gas ai mercati sotto pressione dopo il conflitto in Medio Oriente.
Nel 2025, la produzione record di combustibili fossili – petrolio, carbone e gas – ha generato il 35% delle emissioni di metano di origine antropica, pari a circa 124 milioni di tonnellate, secondo quanto riferisce l’AIE nel suo rapporto annuale “Global Methane Tracker”, presentato a Parigi nell’ambito della presidenza francese del G7.
L'incontro del G7 e gli obiettivi
L’incontro, con la partecipazione di ministri, rappresentanti del mondo economico e finanziario e della comunità scientifica, punta ad accelerare l’azione globale nei principali settori responsabili delle emissioni. Gas inodore e invisibile, il metano è il principale componente del gas naturale e viene rilasciato, tra l’altro, da gasdotti, allevamenti e discariche.
Emissioni globali e responsabilità umane
A livello globale vengono emesse ogni anno circa 580 milioni di tonnellate, di cui il 60% legato ad attività umane: in testa l’agricoltura, seguita dal settore energetico. Con un potere alterante nettamente superiore a quello della CO2, il metano è responsabile di circa il 30% dell’aumento della temperatura globale dall’era preindustriale. La sua riduzione può tuttavia produrre benefici climatici significativi nel breve periodo, data la sua minore permanenza in atmosfera.
Il peso del settore fossile
Le emissioni del settore fossile, in lieve aumento rispetto ai 121 milioni di tonnellate del 2024, restano vicine al record del 2019, con il petrolio a guidare (45 milioni di tonnellate), seguito dal carbone (43 milioni) e dal gas (36 milioni). Secondo l’AIE non emergono segnali di riduzione delle emissioni globali di metano legate all’energia nel 2025, nonostante l’impegno assunto nel 2021 da circa cento Paesi, tra cui quelli dell’Unione europea e gli Stati Uniti.
Recupero del metano e sicurezza energetica
L’AIE evidenzia inoltre che il recupero del metano disperso potrebbe rafforzare la sicurezza energetica, sotto pressione dopo il conflitto in Medio Oriente, immettendo sul mercato fino a 200 miliardi di metri cubi di gas all’anno.
Volumi recuperabili nel breve termine
Una quota di circa 15 miliardi di metri cubi potrebbe essere resa disponibile nel breve termine. Il volume potenziale recuperabile equivale a circa il doppio dei flussi annui che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz, attualmente condizionati dal conflitto. Circa il 70% delle emissioni di metano del comparto fossile è concentrato nei primi dieci Paesi emettitori, con la Cina al primo posto, seguita da Stati Uniti e Russia.
Progressi nel monitoraggio
L’AIE segnala comunque alcuni progressi, in particolare nel monitoraggio satellitare, che consente di individuare con maggiore precisione i cosiddetti episodi di “super-emissioni” e di intervenire con misure correttive.



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