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Il mondo sospeso di Sarajevo tra la vita e la morte: il ritorno di Gigi Riva 30 anni dopo la guerra - Fast.it

Il mondo sospeso di Sarajevo tra la vita e la morte: il ritorno di Gigi Riva 30 anni dopo la guerra

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AGI - Un ritorno, trent'anni dopo, per misurare ciò che resta: delle persone, della città, di se stessi. 'C'era l'amore a Sarajevo' di Gigi Riva (Mondadori, 228 pp) è un romanzo che intreccia autobiografia e finzione per raccontare non tanto la morte della guerra, quanto la vita che resiste dentro di essa.

Il protagonista, Carlo, reporter segnato dall'assedio di Sarajevo, riceve un messaggio che lo richiama nella capitale bosniaca per l'anniversario della fine delle ostilità. Da qui si dipana un viaggio fisico e interiore che attraversa tre decenni e tre ritorni, in cui la città diventa insieme luogo reale e "città dell'anima", misura del bene e del male del mondo.

 

 

Riva, tra i giornalisti italiani che più hanno raccontato la dissoluzione della Jugoslavia - da inviato speciale de "Il Giorno" ha seguito tutte le guerre balcaniche degli anni Novanta - costruisce una narrazione corale, popolata da figure memorabili - amici, artisti, intellettuali, sopravvissuti - che incarnano la parabola di Sarajevo: da simbolo cosmopolita a spazio segnato da fratture, disillusione e nuovi equilibri sociali.

Il cuore del libro è nello sguardo rovesciato sulla guerra. Non l'orrore in sè, ma la tensione vitale che esplode nelle condizioni estreme: solidarietà, amicizia, desiderio, perfino amore. E' il dualismo tra eros e thanatos che attraversa tutto il racconto, chiave di lettura dell'esperienza sarajevese.

Una memoria narrativa, densa e riflessiva, in cui il dettaglio quotidiano - un bar, un viaggio, un gesto - diventa simbolo. Emerge e diventa ricorrente tra le oltre 220 pagine il contrasto tra il "durante", vissuto come tempo di intensità e comunità, e il "dopo", segnato da un senso di vuoto, di normalità impoverita e nostalgia per un passato che, pur tragico, appare più autentico.

Un romanzo che è anche un bilancio storico e umano: Sarajevo come laboratorio delle contraddizioni europee, ieri come oggi. Non a caso Riva richiama esplicitamente analogie con i conflitti contemporanei, dall'Ucraina a Gaza, restituendo al libro una forte attualità. Nel racconto vengono evocati i 'safari umani' rievocando tra i protagonisti e testimoni il male di cui è capace l'uomo e si allarga a una riflessione su cosa possa fare l'Europa per reggere il confronto tra le grandi potenze: un'Europa in cui i Balcani restano ancora in attesa di piena integrazione, scontando il ritardo di una classe dirigente non ancora pronta a essere grande. 

 

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