Il figlio di Miyazaki contro Studio Ghibli: "Il pubblico vuole davvero film "artificiali"?"

1 giorno fa 5

AGI - L'intelligenza artificiale potrà anche arrivare a sostituire il lavoro degli artisti di animazione giapponesi, ma nulla può sostituire il talento di Hayao Miyazaki né la forza creativa trainante dello Studio Ghibli.

L'aggiornamento di ChatGPT

Dopo l'entusiasmo (e le critiche) suscitate dall'uscita della versione aggiornata di ChatGPT (GPT-4o), che permette di generare meme e immagini nello stile del famoso studio, cui si devono capolavori di animazione come "Il mio vicino Totoro", "Porco Rosso" e "Principessa Mononoke", il figlio di Miyazaki, Goro, ammette che "non sarebbe sorprendente se, tra due anni, un film animato fosse realizzato interamente dall'intelligenza artificiale".

Goro Miyazaki sull'IA

Pur riconoscendo che le nuove tecnologie offrono "un grande potenziale per l'emergere di talenti inaspettati", Goro si è però detto scettico riguardo l'interesse del pubblico per i film interamente generati con l'I.A. Il regista 58enne ha lamentato la carenza di animatori qualificati di cui soffre il Giappone, dove la gavetta è interminabile e mal pagata, e la maggior parte degli addetti sopravvive per anni con lavori da fame prima di poter dire di aver davvero imparato il mestiere.

La tendenza non è al miglioramento: la Generazione Z (i nati tra la fine del 1990 e l'inizio del 2010), dice Miyazaki, è molto attenta alle tecnologie digitali e potrebbe anche gradualmente abbandonare il lavoro manuale.

"Al giorno d'oggi, il mondo è pieno di opportunità per guardare qualsiasi cosa, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo", il che rende più difficile immaginare di vivere dell'atto fisico del disegno", dice Goro.

Il futuro dello Studio Ghibli

Il padre di Goro fondò lo Studio Ghibli con Isao Takahata nel 1985, un anno dopo aver diretto il film d'animazione post-apocalittico "Nausicaa della valle del vento". Dopo la morte di Takahata nel 2018, Hayao Miyazaki, ora 84enne, ha continuato a realizzare film d'animazione con il produttore Toshio Suzuki.

"Se queste due persone non potranno più muoversi, cosa succederà?" chiede Goro Miyazaki, quando gli viene chiesto del futuro dello Studio Ghibli, "Non è che possano essere sostituiti".

Il successo di Hayao Miyazaki 

Nonostante la sua età, Hayao Miyazaki ha vinto il suo secondo Oscar lo scorso anno per "Il ragazzo e l'airone", che sarà probabilmente il suo ultimo lungometraggio. Gli anime sono solitamente rivolti ai bambini, ma Takahata e Hayao, che appartenevano "alla generazione che ha vissuto la guerra", hanno inserito elementi più cupi che piacciono agli adulti, dice Goro.

"Nella loro opera c'è dolcezza, ma anche amarezza e altre cose che si intrecciano magnificamente", aggiunge Goro che parla senza esitazione dell'"odore di morte" che permea i film del padre ed è "quello che conferisce loro profondità".

Per i giovani cresciuti in tempo di pace, "è impossibile creare qualcosa con lo stesso significato, approccio e atteggiamento della generazione di mio padre", afferma Goro Miyazaki.

L'ondata di immagini generate dal programma di OpenAI ha non solo mandato in affanno i server dell'azienda, ma ha aperto un dibattito sulla potenziale violazione del copyright e sull'uso dei contenuti per addestrare l'intelligenza artificiale.

Le radici di Goro Miyazaki nello Studio Ghibli

È la memoria di molti ed è andata a un video del 2016 in cui Hayao Miyazaki parla della tecnologia come di "un insulto alla vita stessa". Goro Miyazaki è entrato a far parte dello Studio Ghibli nel 1998 e ha diretto due film d'animazione: "I racconti di Terramare" del 2006 e "La collina dei papaveri" del 2011.

Ha inoltre supervisionato lo sviluppo del Museo Ghibli nel quartiere Kichijoji di Tokyo e del Parco Ghibli, inaugurato nel novembre 2022 nella regione di Aichi.

Da bambino amava disegnare e afferma di aver imparato molto osservando il lavoro di suo padre e di Takahata, anche se "non ha mai pensato di poter diventare un animatore" degno del loro talento. "Anche mia madre, che era un'animatrice, mi disse di non intraprendere questa carriera perché è un lavoro difficile e molto impegnativo", racconta il regista, "Ma ho sempre voluto fare qualcosa di creativo e penso che fare il regista sia stata la scelta giusta".

 

Leggi l'intero articolo