AGI - Novanta minuti di colloquio tra Meloni e Rubio a Palazzo Chigi. Lo ha definito "un dialogo franco", tra alleati "che difendono i propri interessi nazionali ma che sanno entrambi quanto sia preziosa l'unità dell’Occidente": la premier Giorgia Meloni ha riassunto così l'incontro tenutosi a palazzo Chigi con il segretario di Stato americano Marco Rubio. "Un ampio e costruttivo confronto".
Meloni - Rubio, i dossier sul tavolo
Sul tavolo i rapporti bilaterali tra Italia e Stati Uniti, la crisi in Medio Oriente, la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz (il 13 maggio i ministri Tajani e Crosetto riferiranno in commissione), la stabilizzazione della Libia e il processo di pace in Libano e in Ucraina. Una serie di dossier sui quali la premier ha confermato all'alleato le posizioni del nostro Paese.
Il nodo Nato e le tensioni con l'Iran
Non si è parlato del tema del possibile disimpegno degli Stati Uniti dalla Nato, è il presidente Usa che "dovrà prendere quella decisione", ha spiegato Rubio che al di là dell'obiettivo di rasserenare il clima dopo le recenti tensioni ha soprattutto tenuto il punto fermo. In particolare sulla guerra in Iran, bisogna essere pronti "a qualcosa di più che parole forti", ha affermato.
La partnership strategica tra Usa e Italia
Anche da parte dell'amministrazione americana comunque si è sottolineata la volontà di "rafforzare la solida partnership strategica tra Stati Uniti e Italia" e l'importanza della "continua collaborazione transatlantica per affrontare le minacce globali". Meloni avrebbe ribadito, tra l'altro, la vicinanza al Papa a seguito delle critiche dell'inquilino della Casa Bianca, e rilanciato la priorità del ripristino della circolazione nello stretto di Hormuz, manifestando la disponibilità dell'Italia a partecipare a una missione internazionale.
Ipotesi missione Onu nello stretto di Hormuz
Su una possibile missione a Hormuz una risoluzione Onu sarebbe una delle strade maestre per gestire questa crisi perché - è la tesi italiana - permetterebbe un numero maggiore di Paesi di partecipare. Ma la partita resta aperta, anche perché Russia e Cina potrebbero confermare la propria contrarietà a una eventuale risoluzione che l'Italia sosterrebbe. Non si esclude una iniziativa a New York per trovare una soluzione. Rubio ha chiarito la volontà da parte degli Stati Uniti di riaprire quanto prima lo stretto e ha chiesto all'Italia la disponibilità a dare un contributo.
Libia e Libano al centro del confronto
Per quanto riguarda la Libia l'Italia sostiene il processo di stabilizzazione e unificazione del Paese, l'obiettivo è rafforzare ancora di più il dialogo tra Roma e Washington. Così come per il Libano. L'Italia - avrebbe riconosciuto Rubio - è tra i pochissimi Paesi in grado di parlare con tutti gli attori in Medio Oriente e nel Golfo.
Il tema Hezbollah e la mediazione internazionale
"L'Italia può svolgere un ruolo importante non solo nell'aiutare il governo" libanese "a reperire le risorse necessarie, ma anche nel bloccare i finanziamenti illeciti che sostengono Hezbollah", ha sottolineato dal canto suo Rubio che ha passato in rassegna le questioni affrontate con la presidente del Consiglio. Gli Stati Uniti sono disposti a mediare tra Russia e Ucraina se "si presenta l'opportunità", ma non intendono più perdere tempo", ha spiegato inoltre Rubio. E "continuano e continueranno ad avere una relazione produttiva con la Chiesa", ha poi rimarcato.
Rubio e l'incontro con Tajani
Rubio che ha citato la Spagna ma non l'Italia tra i Paesi che hanno negato l'uso delle basi ha incontrato anche il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani. "Gli ho detto soltanto che noi non vogliamo guerre commerciali, siamo favorevoli a un grande mercato, Europa, Stati Uniti, Canada, Messico", ha detto il leader di FI, "sono convinto che l'Europa ha bisogno dell'America, l'Italia ha bisogno dell'America, ma anche gli Stati Uniti hanno bisogno dell'Europa e dell'Italia".
La posizione italiana sul Libano
E sul Libano: "Credo che sia necessaria una sempre maggiore presenza italiana sia per addestrare le forze armate regolari libanesi, perché bisogna ridurre le forze di Hezbollah. Hezbollah va disarmato. Bisogna poi aiutare quel Paese a crescere, a garantire la propria indipendenza, la propria sicurezza anche dal punto di vista sociale".



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