Gli studenti universitari sono più sedentari degli anziani. Uno studio spiega perchè

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AGI - Gli studenti universitari trascorrono oltre dieci ore e mezza al giorno in condizioni di sedentarietà e risultano, in media, meno attivi fisicamente degli anziani over 70. È quanto emerge da uno studio condotto da Ju Lynn Ong, Shuo Qin e colleghi del Centre for Sleep and Cognition della Yong Loo Lin School of Medicine della National University of Singapore (NUS), su 1.967 persone monitorate per quattro settimane attraverso dispositivi indossabili. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista BMC Medicine.

Il confronto tra studenti, lavoratori e anziani

I ricercatori hanno confrontato tre gruppi di persone a Singapore: studenti universitari con un'età media di circa 20 anni, adulti in età lavorativa con una media di circa 41 anni e anziani residenti in comunità con un'età media di circa 74 anni. Per quattro settimane, l'Oura Ring indossato dai partecipanti ha registrato in modo continuo attività fisica, sedentarietà e sonno.

Le differenze emerse sono risultate significative. Gli universitari accumulavano mediamente 320 minuti di attività fisica al giorno, contro i 347 minuti degli adulti in età lavorativa e i 420 minuti degli anziani. Questi ultimi totalizzavano quindi ogni giorno circa 100 minuti di attività fisica in più rispetto agli studenti.

Oltre dieci ore al giorno da sedentari

La graduatoria si capovolge considerando il tempo trascorso in condizioni di sedentarietà. Gli studenti passavano in questa condizione 634 minuti al giorno, pari a oltre dieci ore e mezza, contro i 581 minuti degli adulti in età lavorativa e i 501 minuti degli anziani. Gli universitari risultavano quindi sedentari per oltre due ore al giorno in più rispetto al gruppo con un'età media di 74 anni.

Anche il sonno è inferiore tra i giovani

Anche il tempo dedicato al sonno era inferiore tra i più giovani: 432 minuti al giorno, circa 7 ore e 12 minuti, contro i 446 minuti degli adulti in età lavorativa e i 456 minuti degli anziani. I ricercatori precisano tuttavia che questi ultimi presentavano un tempo di sonno effettivo più breve a causa di una maggiore frammentazione del riposo.

Le differenze tra giorni di lezione e weekend

L'andamento dell'attività fisica nell'arco della settimana ha mostrato ulteriori differenze. Gli anziani mantenevano livelli relativamente costanti durante la giornata e tra giorni feriali e fine settimana. Negli studenti, invece, l'attività dei giorni di lezione si concentrava soprattutto negli spostamenti tra una lezione e l'altra e diminuiva di circa 30 minuti durante il weekend.

Secondo Ju Lynn Ong, questi modelli suggeriscono che le routine quotidiane dei giovani adulti, influenzate dagli orari accademici, dagli stili di vita digitali e dalla crescente comodità dei servizi di consegna a domicilio e del trasporto privato, stanno contribuendo a livelli di sedentarietà senza precedenti in una fascia di popolazione che dovrebbe trovarsi al culmine della propria attività fisica.

I possibili benefici di più movimento

Il gruppo di ricerca ha inoltre analizzato attività fisica, sedentarietà e sonno come componenti interdipendenti delle 24 ore. Negli adulti in età lavorativa e negli anziani, la riallocazione del tempo dalla sedentarietà all'attività fisica è risultata associata a un migliore profilo cardiometabolico.

Secondo Shuo Qin, sostituire 30 minuti di sedentarietà con una qualsiasi forma di movimento, compresa un'attività leggera come il camminare, è risultato associato a miglioramenti misurabili di diversi indicatori legati a obesità e rigidità arteriosa. Gli stessi ricercatori precisano tuttavia che si tratta di associazioni statistiche osservate nell'analisi e non della prova diretta di un rapporto causa-effetto.

La sfida per la salute pubblica

Per Michael Chee, direttore del Centre for Sleep and Cognition e autore senior dello studio, questi risultati suggeriscono la necessità di ampliare un messaggio di salute pubblica tradizionalmente concentrato sulla salvaguardia della mobilità e dell'indipendenza durante l'invecchiamento.

Secondo gli autori, è necessario intervenire non soltanto attraverso l'esercizio fisico programmato, ma anche ripensando gli ambienti urbani e gli ecosistemi digitali per favorire il movimento spontaneo nella vita quotidiana.

Limiti dello studio

I risultati descrivono i comportamenti osservati nei partecipanti di Singapore e non dimostrano che gli stessi livelli di attività fisica e sedentarietà caratterizzino gli studenti universitari e gli anziani di altri Paesi. Lo studio rappresenta comunque un importante campanello d'allarme sull'aumento della sedentarietà giovanile e sui suoi possibili effetti sulla salute nel lungo periodo.

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