Fotografia: Manuel Ciardelli porta il suo 'Purgatorio perduto' a Parigi

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AGI – Quattro fotografie, quattro frammenti di uno stesso luogo e una tensione costante tra ciò che rimane chiuso all’interno e ciò che esiste oltre le sue mura.

Il fotografo e poeta abruzzese Manuel Ciardelli arriva a Parigi con una selezione di quattro opere tratte da ‘Purgatorio perduto’, il progetto fotografico iniziato nel 2018 all’interno dell’ex Ospedale Psichiatrico Sant’Antonio Abate di Teramo.

Le opere in mostra a Parigi

Le opere saranno esposte dal 24 al 29 settembre 2026 al Salon des Beaux Arts, presso l’Orangerie du Sénat, nel Jardin du Luxembourg, all’interno della sezione dedicata alla fotografia.

La tensione tra luce e ombra

La Fondazione Nazionale delle Belle Arti ha scelto quattro immagini che costruiscono un racconto unitario attraverso uno degli elementi più forti della sua ricerca: la contraddizione tra luce e ombra, interno ed esterno. La luce attraversa gli spazi, entra dalle finestre, incontra pareti, oggetti e ambienti segnati dal tempo. Non cancella l’oscurità, ma la rende ancora più evidente. Il fuori è percepibile, a volte vicino, ma rimane separato da ciò che accade all’interno.

È proprio questa tensione a dare forza alla selezione parigina. Il confine architettonico diventa anche un confine umano e simbolico: dentro e fuori, costrizione e libertà, presenza e assenza, memoria e oblio.

Le quattro fotografie compongono così un mosaico visivo in cui luce e ombra non sono soltanto elementi estetici, ma strumenti narrativi. Raccontano la distanza tra due mondi e, allo stesso tempo, la loro continua compresenza: l’esterno entra attraverso la luce, mentre ciò che è rimasto all’interno continua a interrogare chi guarda.

Purgatorio perduto: fotografare ciò che resta

‘Purgatorio perduto’ nasce dall'esplorazione dell’ex Ospedale Psichiatrico Sant’Antonio Abate di Teramo e dalla volontà di riportare l’attenzione su un luogo profondamente legato alla memoria collettiva della città.

Corridoi, stanze, finestre, letti, sedie e tracce lasciate dal tempo diventano elementi di una narrazione che supera la semplice documentazione dell’abbandono. Ciardelli utilizza la fotografia per interrogare ciò che resta dopo la scomparsa delle persone e delle funzioni originarie di un luogo. Gli spazi vuoti conservano una presenza e diventano il punto di partenza per riflettere sui confini tra normalità e diversità, cura e reclusione, memoria e rimozione.

“In queste immagini la luce per me non rappresenta semplicemente ciò che illumina uno spazio. È anche ciò che fa percepire l'esistenza di un fuori. Mi interessa quella distanza: vedere o intuire qualcosa oltre un confine e, nello stesso momento, sentire con ancora maggiore forza ciò che rimane dentro”, ha affermato Manuel Ciardelli.

Da New York a Parigi

La partecipazione al Salon des Beaux Arts di Parigi rappresenta una nuova tappa internazionale per il progetto e arriva dopo la presenza di Ciardelli ad ArtExpo New York, dove nell’aprile scorso aveva presentato sei opere di ‘Purgatorio perduto’.

A New York il lavoro aveva portato oltreoceano una riflessione sulla memoria dell’ex ospedale psichiatrico teramano e sulle tracce lasciate dalla storia nei luoghi dell’abbandono. A Parigi la ricerca prosegue attraverso una selezione più concentrata, costruita intorno alla dialettica visiva e simbolica tra luce e ombra, interno ed esterno. Non due racconti separati, dunque, ma differenti capitoli di un progetto fotografico che continua a evolvere attraverso nuove selezioni e nuovi contesti espositivi.

La formazione artistica di Ciardelli

Nato a Teramo nel 1992, Ciardelli si forma al Liceo Artistico, per dedicarsi al giornalismo e alla poesia. Parallelamente, sviluppa un percorso visivo che lo porta a studiare Architettura all’Università di Camerino, affinando uno sguardo capace di coniugare spazio, struttura e dimensione emotiva. Nel suo percorso attraversa i campi della pittura, della scultura, del fumetto oltre che della scrittura che convivono nelle sue opere, ma la fotografia si impone come linguaggio più diretto e autentico. A gennaio 2026 ha ricevuto il Premio Internazionale D’Arte Giuseppe Mazzini, Milano, per Maternità, un’opera fotografica che ritrae una bertuccia intenta a portare in salvo il proprio cucciolo aggrappato al ventre della madre, “per la capacità di dare vita ad emozioni e storie attraverso il suo talento creativo”.

A febbraio 2026, una delle sue fotografie è parte del percorso MoMA Take Over, organizzato da Art Seen, un’esposizione temporanea in spazi urbani nell’area del Museo newyorkese per valorizzare il lavoro di artisti contemporanei.

L’Assenzio Enoteca Contemporanea

Accanto alla ricerca e alla produzione artistica, Manuel si dedica a L’Assenzio Enoteca Contemporanea, uno spazio vivo e multidisciplinare, in cui esprime anche la sua visione culinaria. Qui la cucina diventa un’estensione naturale del suo linguaggio creativo: le ricette della tradizione teramana (emblematiche le Virtù, piatto rituale della tradizione teramana) dialogano con incursioni nella gastronomia italiana e internazionale (come il Maialino Dongpo e il Jerk giamaicano), seguendo la sua passione per il viaggio, i fumetti, gli Anime e per tutto ciò che permette di attraversare tempo e spazio attraverso il cibo.

 

 

 

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