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Fmi, la guerra Iran peserà a lungo sull'economia mondiale - Fast.it

Fmi, la guerra Iran peserà a lungo sull'economia mondiale

2 ore fa 4

AGI - Il conflitto in Medio Oriente dovrebbe pesare sull’economia mondiale e far precipitare circa 45 milioni di persone in una situazione di insicurezza alimentare, con il rischio che la situazione possa aggravarsi ulteriormente.

È l’allarme lanciato dalla direttrice generale del FMI, Kristalina Georgieva, intervenuta in occasione del discorso di apertura che segna l’inizio delle riunioni di primavera del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e della Banca Mondiale (BM), in programma a Washington da martedì prossimo.

Crescita globale rivista al ribasso

Prima del conflitto «avremmo dovuto procedere a una revisione al rialzo della crescita mondiale», ha spiegato Georgieva. Ora invece «anche il nostro scenario migliore prevede una revisione al ribasso della crescita».

La direttrice del FMI ha aggiunto che l’istituzione prevede una richiesta supplementare di sostegno da parte dei Paesi membri «compresa tra i 20 e i 50 miliardi di dollari, nella fascia bassa se il cessate il fuoco regge».

Energia e forniture, rischio fame globale

Il forte aumento dei prezzi dell’energia e le interruzioni delle forniture di petrolio, gas naturale liquefatto (GNL) e fertilizzanti rischiano tuttavia di provocare insicurezza alimentare per almeno 45 milioni di persone.

Questo porterebbe il totale delle persone che soffrono la fame a oltre 360 milioni, ha spiegato Georgieva.

Cicatrici permanenti sull’economia

In ogni caso, il conflitto lascerà cicatrici permanenti sull’economia globale. Anche nella migliore delle ipotesi, «non ci sarà un ritorno veloce e netto» alla situazione precedente allo scoppio delle ostilità.

Da qui l’invito ai Paesi membri: «Siate resilienti, mettete in ordine casa vostra». In altri termini, affrontare il futuro nella migliore situazione possibile di bilancio.

Politiche energetiche e inflazione

I governi, ha sottolineato Georgieva, dovrebbero pensarci bene prima di «attuare misure insostenibili per mitigare i prezzi elevati dell’energia e di altri beni».

Nell’immediato «è opportuno attendere e valutare» l’evoluzione della situazione geopolitica, ma se l’inflazione dovesse andare fuori controllo, «sarà allora che le banche centrali dovranno agire con fermezza aumentando i tassi».

Il nodo delle politiche di bilancio

Un ruolo delicato, perché un intervento troppo precoce «frenerebbe la crescita». Sul fronte delle politiche di bilancio, queste possono includere «un sostegno alla domanda molto calibrato», ma solo se «gli Stati dispongono dei margini di bilancio necessari».

La numero uno dell’istituto di Washington ha osservato che il mondo sta esaurendo il margine di manovra fiscale per gestire le crisi.

Debito e spazio fiscale in calo

«Purtroppo, abbiamo un problema di spazio fiscale. Quasi ovunque abbiamo visto i livelli di debito aumentare con l’innalzarsi dei tassi di interesse», ha spiegato.

L’onere del debito sta «divorando una fetta sempre più grande dei bilanci pubblici», motivo per cui i Paesi devono mettere ordine nelle politiche fiscali e rafforzare la resilienza.

Le nuove stime del FMI

Le nuove stime di crescita del FMI saranno diffuse nel World Economic Outlook, che verrà pubblicato la prossima settimana.

 

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