AGI - Sul conflitto fra Iran, Stati Uniti e Israele, "è molto difficile fare previsioni, da parte mia c'è qualche ragionato motivo di pessimismo". Lo dichiara Gianfranco Fini, interpellato dall'AGI a margine di un convegno sull'Iran, alla Camera dei deputati.
"Partiamo dall'ultimo fatto", spiega Fini, "la nomina del figlio di Khamenei a guida suprema. È una risposta politica che il regime iraniano dà a coloro che pensavano che ci potesse essere una divisione fra religiosi e pasdaran. Ed è soprattutto una affermazione che ha più o meno questo tenore: ci potete bombardare, potete uccidere i nostri capi, ma noi combatteremo fino alla fine, vinceremo. Perché questo culto del martirio, questa sorta di sacrificio estremo è uno dei dati sostanziali del mondo sciita.
Il rischio di allargamento e l'approvvigionamento energetico
Se a questo si aggiunge il fatto che il rischio di allargamento del conflitto esiste, si aggiunge quello che può accadere con l'approvvigionamento energetico, siamo in un quadro in cui è molto difficile capire come e quando se ne esce.
Il difficile dialogo e le posizioni inconciliabili
Sarei felice anch'io se domani ripartisse il dialogo, se la diplomazia riuscisse a trovare una strada, ma mi chiedo come si può trovare una strada se Trump dice - e lo capisco - che Khamenei Junior durerà poco. E se dall'altra parte si risponde, fate quel che volete, noi continueremo a combattere", conclude l'ex presidente della Camera.







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