Ex Ilva: rischio serrata, si va verso un decreto legge per la cassa integrazione e l'indotto

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AGI - Ex Ilva si prepara alla possibile serrata, in vista del pronunciamento della Cassazione atteso per il 20 ottobre sulla sentenza della Corte d'Appello di Milano che ha chiesto di sospendere l'area a caldo dello stabilimento di Taranto. Lo stop degli altiforni costituirebbe l'anticamera della chiusura del più grande polo siderurgico nazionale. Tra le ipotesi che si fa strada, intanto, c'è anche quella di un pronunciamento che non preveda lo stop totale degli impianti ma solo il loro funzionamento al minimo.

Il confronto a Palazzo Chigi

Nel frattempo il governo incontra i sindacati a Palazzo Chigi ribadendo di essere intenzionato a portare già nel prossimo Consiglio dei ministri il decreto-legge che contenga le tutele sociali per i lavoratori e che punti a una Cassa integrazione non per chiusura attività, ma in una prospettiva di continuità.

La comunicazione agli enti locali e le reazioni

Oggi Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria ha comunicato agli enti locali competenti - tra cui i sindaci di Taranto, Genova e Novi Ligure - che avverrà la fermata generale degli stabilimenti. "È in corso la sospensione di tutte le attività produttive degli impianti dell'area a caldo dello stabilimento nei termini già indicati", si legge nella missiva inviata al Comune di Taranto. Lo stop potrebbe avvenire già nelle prossime ore. "Ci auguriamo sia individuata in questi giorni di incontri una prospettiva solida per il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori, del nostro territorio e della filiera siderurgica del nostro Paese", auspica il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro.

Le proposte del governo

Le proposte del governo. Ci sarebbe una dotazione di 125 milioni, riferiscono fonti sindacali, per proteggere i lavoratori diretti e indiretti dell'ex Ilva dalle conseguenze della fermata degli impianti. Tra poche ore, infatti, a Taranto avverrà la fermata produttiva dell'altoforno 2 che verrà messo di conseguenza in preriscaldo, minimo tecnico senza produrre ghisa. La dotazione finanziaria per la cassa in deroga per l'indotto-appalto, spiegano le stesse fonti, ammonta a 80 milioni, quella per l'integrazione della cassa straordinaria al personale di Acciaierie e di Ilva ammonta invece a circa 45 milioni. La durata potrebbe essere sino a fine giugno. Queste misure, si apprende, confluiranno in un nuovo decreto legge specifico sull'ex Ilva di prossima emanazione da parte del Governo.

Le posizioni dell'esecutivo

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano riferisce alle parti sociali: "Stiamo verificando se ci sono i margini per non arrivare allo spegnimento completo affinché non si determini un pregiudizio agli impianti. Non si tratta di una norma di disapplicazione del decreto della Corte d'Appello, ma una norma che consenta, qualora ci siano i margini dal punto di vista giuridico ed economico, di mantenere in riscaldo gli impianti fino a quando non c'è chiarezza sulla decisione della Cassazione".

La protesta e le preoccupazioni dei sindacati

I sindacati fanno muro contro il rischio serrata. Il segretario Fiom Michele De Palma incalza: "Ci sono comunicazioni dei commissari nei confronti degli enti locali, da cui noi siamo stati completamente esclusi. Voglio che sia chiaro al governo che per noi sarebbe inaccettabile la chiusura dell'ex Ilva, perché comunicazioni che dicono che si fermano tutte le attività significherebbe chiudere l'ex Ilva, sarebbe inaccettabile". Per Davide Sperti, segretario generale Uilm, "La cassa integrazione non può essere un obiettivo, ha valore se è uno strumento transitorio. Taranto è già un esercito di ex lavoratori, cassintegrati". Mentre Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl, annota: "Qualora si arrivasse alla chiusura dell'area a caldo, è inevitabile che si debba mettere in sicurezza le minacce di licenziamento venute nei giorni scorsi per i lavoratori dell'indotto di Taranto".

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