AGI - Nessun secondo candidato dem alle primarie e schiena dritta al tavolo del programma, a cominciare dal sostegno all'Ucraina. I messaggi di Elly Schlein recapitati dentro e fuori il partito sono la spia di una segretaria decisa a tirare dritta nella corsa a Palazzo Chigi nonostante i segnali di nervosismo che arrivano dal partito e il pressing degli alleati.
Da Bruxelles, dove è volata per partecipare all'intitolazione del Palazzo del Parlamento a David Sassoli, Schlein conferma la linea del sostegno con ogni mezzo al popolo ucraino. "Una pace giusta non può essere una resa alle ragioni dell'aggressore", dice la leader dem. E a chi le chiede se i valori europei vadano difesi supportando Kiev, risponde netta: "Sì, certamente. E David Sassoli era stato dichiarato persona non grata" da Mosca "e ne era anche orgoglioso".
Il messaggio agli alleati del Pd
Un messaggio anche agli alleati della coalizione come Conte, Fratoianni e Bonelli in pressing per la convocazione del tavolo del programma, nonostante la distanza che ancora si registra sul tema delle armi a Kiev. La segretaria, pochi giorni fa, ha elencato in collegamento con la scuola di politica del Pd a Ventotene, le priorità del suo partito. Che corrispondono a quanto messo in campo dal centrosinistra in questi quattro anni, dal salario minimo alla riduzione dell'orario di lavoro, dagli investimenti in sanità al piano casa. Sul piano della politica estera, poi, c'è il comune impegno per la pace in Palestina, oggetto due anni fa della prima mozione unitaria firmata Pd, M5s e Avs.
Schleine e l'attesa per la direzione di venerdì
Con questi presupposti, nel Partito democratico si guarda a venerdì 2 ottobre, giorno della direzione, con un misto di curiosità e timore. L'ordine del giorno recita relazione della segretaria e nomina del commissario della federazione di Cosenza. Dalla relazione si attende di sapere quando sarà convocato il tavolo del centrosinistra sul programma, di sapere se ci saranno le primarie ed, eventualmente, con quali regole: turno unico o doppio turno, apertura ad altre candidature da parte della segretaria, voto in presenza oppure online. Certo, le regole si stabiliscono con gli alleati della coalizione, come ripete Schlein ai suoi, ma i dem delle varie aree vorrebbero ascoltare l'indicazione della segretaria dalla sua stessa voce.
Qualche indizio, o qualcosa di più, è arrivato nelle scorse ore da Igor Taruffi, capo dell'Organizzazione del partito e ambasciatore di Schlein presso le correnti interne. È Taruffi a dire che l'unico nome in campo per il Pd è quello di Schlein, respingendo così il pressing riformista per Giorgio Gori.
L'ipotesi Gori e il doppio turno
La minoranza interna ha fatto il nome dell'ex sindaco di Bergamo in chiave anti Conte, ma solo in caso di primarie a doppio turno, per non rischiare di finire per favorire il leader M5s: il ragionamento è che, con il doppio turno, Gori potrebbe attrarre i voti di chi non si riconosce nella sinistra come interpretata da Schlein. Al secondo turno, poi, quel consenso tolto ad altri competitor potrebbe tornare a Schlein. Con il turno unico, invece, una candidatura di Gori non farebbe altro che togliere terreno alla leader dem e favorire la vittoria di Conte, una ipotesi da incubo per gli stessi riformisti.
Le parole di Taruffi, però, sembrano allontanare definitivamente questa possibilità e anche l'ipotesi di ricorrere al comma 3 dell'articolo cinque dello statuto. La norma prevede che, qualora il Pd aderisca a coalizioni e per l'individuazione del candidato alla carica di Presidente del Consiglio dei Ministri si utilizzino le primarie, l'assemblea nazionale stabilisce le modalità di presentazione e selezione di eventuali altre candidature, in aggiunta a quelle del segretario nazionale, che saranno ammesse e successivamente presentate alla coalizione. Per farlo, occorre un voto dell'assemblea i cui numeri sono nettamente a favore della segretaria. Difficile, quindi, immaginare un voto che non corrisponda alle indicazioni del Nazareno. Qualche elemento in più rispetto alla direzione di venerdì potrebbe arrivare domani, durante la riunione della segreteria nazionale convocata alle sei di sera.
Il nodo Ucraina
L'altro nodo che la segretaria è chiamata a sciogliere è quello del tavolo del programma. Gli alleati hanno fatto sapere di essere pronti: "Non ci possiamo riunire da soli", ha ironizzato giorni fa Giuseppe Conte riferendosi all'attesa di un cenno da parte del Pd. Segnale che è arrivato, di nuovo con Taruffi: "Noi siamo pronti da aprile", ha fatto sapere. I punti indicati da Schlein sono quelli che vedono marciare insieme le opposizioni in Parlamento, dal lavoro al salario minimo passando per la sanità e la scuola.
Rimane da chiarire la posizione sull'Ucraina. Il no alle armi è un punto dal quale Giuseppe Conte non ha nessuna intenzione di deflettere, e così Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Schlein, invece, si trova a dover difendere la linea del Pd - sostegno pieno all'Ucraina accompagnato da uno sforzo diplomatico che veda l'Unione Europea protagonista con un "negoziatore unico" - dai malumori impliciti e non di pezzi del suo partito, dentro e fuori il Parlamento. Le parole della segretaria dei Giovani Democratici a Reggio Emilia sui disertori e le polemiche che ne sono seguite danno la misura di queste tensioni.



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