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Elisa in concerto a Roma, inonda di "luce" il Palasport - Fast.it

Elisa in concerto a Roma, inonda di "luce" il Palasport

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AGI - C'è una voce in Italia che non ha eguali perché non si limita a cantare, ma attraversa il corpo e si deposita da qualche parte dentro di te, in un angolo del cuore. È la voce di Elisa che ieri sera a Roma, in un Palazzo dello Sport esaurito fino all'ultimo posto in piedi, ha fatto ancora una volta della musica qualcosa di necessario.

Il sold out dà la misura dell'amore di migliaia di persone arrivate da ogni angolo d'Italia per ritrovarsi insieme, sotto lo stesso tetto, a cantare le stesse parole. Ed Elisa non ha tradito nessuno con una scaletta generosa e variegata.

Un viaggio musicale senza pause

Con 25 brani in scaletta più un medley rock di grandi cover Elisa ha costruito un viaggio musicale di oltre due ore che non ha conosciuto un momento di stanchezza, interagendo più volte e scherzando con il pubblico.

L'inizio e i generi attraversati

Si è partiti dall'Overture con la tensione palpabile di chi sa che sta per succedere qualcosa di speciale, e si è scivolati naturalmente dentro un mondo sonoro capace di abbracciare tutto: le ballad che spezzano il fiato, i brani in inglese con quella sua pronuncia cristallina, i pezzi più ritmati che hanno trasformato il Palazzo dello Sport in una festa collettiva. Pop, rock, acustico, elettronico: Elisa non sceglie un genere, li abita tutti con la stessa autorevolezza disarmante.

I brani più attesi

Tra i momenti più attesi, Stay, Heaven, Dancing e L'Anima Vola hanno fatto esplodere il pubblico, mentre Filo, O Forse Sei Tu e Anche Fragile hanno regalato quei minuti sospesi in cui in un palazzo di migliaia di persone cade improvvisamente un silenzio quasi sacro che si rompe solo nella ripetizione del ritornello come in una sacra messa.

Il momento di Luce

Se c'è stato un momento in cui il tempo si è fermato, è stato durante Luce. Il brano che nel 2001 le ha consegnato la vittoria al Festival di Sanremo e l'ha consacrata alla storia della musica italiana. Elisa ha iniziato a cantarla e qualcosa nell'aria è cambiato. La sua voce si è incrinata appena, quella crepa controllata e bellissima di chi sente davvero le parole che pronuncia, e gli occhi le si sono fatti lucidi. Il pubblico ha fatto il resto, restituendo ogni parola in un coro che sembrava volerla abbracciare. È stato uno di quei momenti rari in cui un concerto smette di essere uno spettacolo e diventa qualcosa di intimo, quasi privato, anche in mezzo a migliaia di persone.

Il medley rock e l'omaggio ai Cranberries

Il Medley Rock ha rivelato un'altra Elisa, quella più elettrica e selvaggia, quella che prende una chitarra e ti ricorda che prima di tutto è una musicista completa. E tra i brani scelti, l'omaggio a Dolores O'Riordan dei Cranberries con Zombie ha avuto la potenza di un fulmine: una delle canzoni rock più iconiche degli anni Novanta, restituita con una ferocia e un'intensità che hanno fatto tremare le pareti del Palazzo dello Sport. Una voce leggendaria celebrata dall'unica voce italiana che potesse farlo con quella dignità. Il pubblico ha trattenuto il fiato, poi ha esploso in un applauso lunghissimo. Meritato.

Una musicista totale

Perché Elisa sul palco non è solo cantante: si muove tra il pianoforte, le chitarre acustiche e quelle rock con una naturalezza che fa sembrare tutto facile, quando tutto è invece il frutto di un talento straordinario coltivato con rigore e passione.

L'abbraccio al pubblico

Uno dei momenti più toccanti della serata è arrivato con Ostacoli. Elisa ha lasciato il palco, è scesa tra il pubblico e ha abbracciato i fan delle prime file uno ad uno. Non un gesto di scena, ma un atto genuino di gratitudine e amore verso chi la segue da anni. Soprattutto il suo fan club, che ha salutato per nome arrivato in massa in particolare dalla sua Monfalcone dove ogni giorno alla stazione del treno risuonano le sue note.

Il bianco come identità

E poi c'è lei. Elisa. Nei suoi tanti cambi d'abito nel corso della serata, ha scelto sempre e soltanto il bianco. Non una coincidenza, ma quasi una dichiarazione d'identità: purezza, luce, essenzialità. Come la sua voce. Perché Elisa ha la voce più angelica della musica italiana, forse una delle più straordinarie in assoluto, capace di toccare corde di perfezione che sembrano quasi impossibili per chiunque altro. Ascoltarla dal vivo è sempre una conferma che certi doni sono rari, e che quando capitano bisogna esserne grati.

Il finale perfetto

La chiusura della serata ha avuto la forza di un epilogo perfetto. Con la terra sullo sfondo, immagine potente e viscerale, Elisa ha cantato A modo mio. Un brano che suonava come una dichiarazione, come la chiusura di un cerchio, come il sigillo di un racconto straordinario costruito nota dopo nota nel corso di oltre due ore. Quando l'ultima parola è rimasta sospesa nell'aria e le luci si sono abbassate, nessuno aveva voglia di andarsene. Perché certi concerti non finiscono quando finisce la musica. Continuano dentro, per giorni. Questo è uno di quelli.

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