AGI - Uno dei quattro vangeli sarebbe stato scritto a Roma. È quello di Marco. E il 25 aprile è il giorno in cui Chiesa cattolica celebra lui e il suo martirio. Si festeggia l’evangelista simboleggiato dal leone alato, venerato patrono di Venezia e di vari mestieri; viene ricordato che, stando alla tradizione, lo stesso giorno del 68 d.C. il poveretto fu trascinato fino a morire per le strade di Alessandria d’Egitto, sepolto e in seguito le sue reliquie furono trafugate da due mercanti veneziani che le portarono nella città lagunare.
Il vangelo romano
La notizia del “Vangelo romano” fa balzare la storia del cristianesimo da Gerusalemme alla “Caput mundi”. In quegli anni Pietro, l’apostolo, era in missione nella Città Eterna per cambiare il cuore dell’Impero romano. Marco, suo discepolo che non ha vissuto accanto a Gesù, era al suo seguito per prendere nota di ogni parola che il pescatore diceva sul conto di Cristo, trascriverla ed evitare che andasse persa.
È attendibile il fatto che il martire sia uno dei quattro autori della “buona novella”?
Il luogo
Il primo indizio a favore della tesi si trova nel Nuovo Testamento, nella “Prima lettera di Pietro” (5,13), dove l’apostolo dice: “Vi saluta la comunità che vive in Babilonia (Roma, ndr) e anche Marco, figlio mio”.
Inoltre, nel testo compaiono particolari considerati decisivi per risalire all’identità dell’autore. Li fa notare padre Andrea Lonardo, tra i vari incarichi, direttore dell’Ufficio per la Cultura e l’Università della diocesi di Roma e fondatore del Centro culturale “Gli scritti”. “Nel Vangelo di Marco – osserva - troviamo dei latinismi, alcuni sono comuni agli altri vangeli, ma altri sono propri. Ci fanno capire che Marco frequentava il mondo latino; secondo molti studiosi – conclude - è questo l’indizio decisivo del fatto che Marco è stato veramente a Roma”.
Le curiosità non finiscono. Il discepolo era in città, ma di preciso dove si sarebbe fermato a lavorare sulle sue carte? Il luogo ipotizzato porta il suo nome. Si tratterebbe della chiesa di San Marco a piazza Venezia, nel cuore della Capitale.
È ancora padre Lonardo a descrivere la scena. “La tradizione – chiarisce il sacerdote - vuole che qui san Marco abbia predicato e abitato con san Pietro”: prima casa, poi chiesa costruita da Papa Marco nel 366 d.C.
“Ma non è fondamentale accertare che questo sia il luogo esatto - puntualizza - Quello che preme è riconquistare la consapevolezza che Marco è stato a Roma e che quando noi leggiamo il suo vangelo, leggiamo quasi sicuramente un vangelo romano, leggiamo il vangelo di Gesù, ma in quella precisa forma scritta o almeno preparata in una casa della nostra città”.
Quando è stato scritto
Dopo i chiarimenti relativi a chi, cosa, perché e dove sarebbe stato composto il Vangelo di Marco, resta l’ultima domanda: quando sarebbe avvenuta la sua stesura? La Conferenza episcopale italiana prova a mettere ordine. Lo fa scrivendo nella introduzione al testo di Marco che “secondo l’opinione oggi più comune tra gli studiosi si può fissare la data dello scritto verso l’anno 70. Il Vangelo – aggiunge - venne composto per fedeli di origine pagana e, secondo la tradizione più antica, per i cristiani di Roma”.
Di nuovo, è padre Lonardo a circostanziare: “Marco è legato alla figura di Pietro ed è stato nella Capitale probabilmente negli anni fra il 60 e il 64. Il Vangelo – prosegue - è anteriore all’anno 70 e successivo alla venuta di Pietro a Roma; si indica generalmente una data intorno all’anno 68 d.C.”.
Aver composto lo scritto a Roma non sarebbe l’unico primato dell’evangelista. Marco è il primo ad aver parlato di “Vangelo di Dio”. “Questa parola – spiega papa Ratzinger nel libro ‘Gesù di Nazaret, dal battesimo alla Trasfigurazione’ (Rizzoli-Bur, 2011) - appartiene al linguaggio degli imperatori romani che si consideravano signori del mondo, suoi salvatori e redentori. I proclami provenienti dall’imperatore si chiamavano ‘vangeli’. Marco – precisa - parla del ‘Vangelo di Dio’: non sono gli imperatori che possono salvare il mondo, bensì Dio”.
Ancora, “il Vangelo secondo Marco è probabilmente il più antico”, sosteneva il cardinale Carlo Maria Martini il 9 maggio 2003 in una conferenza nella Basilica cattedrale di Cesena.
Lo stile
E poi, lo stile del suo Vangelo si distingue da quello degli altri. Un esempio è l’attacco: “Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio”.
Nel dicembre 1996 il testo di “Marcus” fu protagonista di una singolare iniziativa: Giovanni Paolo II lo consegnò alle famiglie romane, perché in esso si trovano “la predicazione e i principali fatti della vita di Gesù di Nazaret”.
Gli studiosi confessano che attribuire date e luoghi precisi all’opera dei quattro evangelisti (Marco, Matteo, Luca e Giovanni) non è cosa semplice.
“Lo studio della trasmissione del testo greco dei vangeli – sostengono nel libro ‘Il racconto e la Scrittura’ (Carocci editore, 2014) Adriana Destro e Mauro Pesce, rispettivamente docente di Antropologia culturale e Storia del cristianesimo all’Università di Bologna - è al centro di una nuova e vasta ondata di studi e dibattiti”.
Il ruolo di Luca
In conclusione, anche un altro evangelista – Luca – potrebbe avere inchiostrato il suo lavoro a Roma. Era in città con il compagno d’avventura Paolo, definitosi tredicesimo apostolo perché folgorato da Cristo sulla via di Damasco. Parlando di Vangelo niente è certo, molto è probabile.



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