AGI - Un 2026 eccezionale per Ditonellapiaga. La cantante e attrice romana, al secolo Margherita Carducci, a 29 anni compie un passo enorme nel mondo dello spettacolo col successo a Sanremo (terza classificata con 'Che fastidio!') e adesso con il debutto con un ruolo importante nel cinema in 'Notte prima degli esami 3.0'. Nel nuovo capitolo della saga generazionale creata da Fausto Brizzi (qui in veste di cosceneggiatore col regista esordiente Tommaso Renzoni), Margherita recita al fianco di Sabrina Ferilli e del protagonista Tommaso Cassissa, portando in scena un personaggio in cui ha ritrovato molte parti di sé.
“È stato forse il battesimo più bello che potessi ricevere perché Tommaso Renzoni è stato veramente gentilissimo con me, dal pensarmi nella proposta per questo ruolo che trovava adatto a me, all’accogliermi insieme a tutta la troupe e tutto il cast, sono stati tutti molto accoglienti. È stata una bella esperienza, è stato diverso misurarmi con un media diverso, con tante persone che osservano il mio lavoro, quindi mi sono lasciata guidare e lavorare diversamente. Devo dire che questo personaggio aveva tante somiglianze con me di quando ero ragazzina”.
Il legame emotivo e il desiderio di libertà
Nel racconto emerge il legame emotivo con quella fase della vita in cui tutto sembra urgente e assoluto, tra bisogno di libertà e voglia di rompere gli schemi: "C’era questo desiderio forte di libertà, di scardinare delle regole e di uscire fuori dagli schemi. A volte questa fuga costante, questo senso di ribellione era un po’ una scappatoia, una ricerca di evasione dalle modalità e dai rischi che poi ne derivano, più che altro negli sforzi emotivi. C’era anche quel rischio di scardinare”.
L'intensità delle scene e i momenti simbolici
Un’intensità che, a suo dire, si percepisce anche nelle scene chiave del film, soprattutto in uno dei momenti più simbolici: "Secondo me questa cosa poi sullo schermo si vede perché l’emozione e la condivisione che c’era, soprattutto nella sera in cui Antonello Venditti è venuto a cantare in palestra, non era solo recitazione ma anche reale condivisione di un momento. Per alcuni di noi era anche l’ultima scena, quindi è stato molto bello”.
Il brano 'Che fastidio' e i cortei dell'8 marzo
Durante l’incontro con la stampa, l’artista ha commentato anche la risonanza del brano 'Che fastidio', diventato uno dei sottofondi più presenti nelle manifestazioni studentesche dell’8 marzo, tra rivendicazioni sociali e proteste contro il governo guidato da Giorgia Meloni: "Ma in generale le canzoni sono questo per me: io le scrivo poi le interpretano delle persone che decidono di cantarle, quindi ognuno può appropriarsene e raccontarla a modo proprio. Anche nell’occasione dell’8 marzo so che il pezzo è stato molto ascoltato. C’è un passaggio nel pezzo in cui io dico: 'cosa mi hai messo nel bicchiere, ha un gusto amaro e (non mi fido!)
Perché mi gira la testa e tutta la stanza e finché non passa (che fastidio!)'. Fa riferimento alla difficoltà che abbiamo noi donne che abbiamo voglia di andare a una festa stando serene, rilassate, senza guardarci costantemente le spalle".
La canzone come manifesto di protesta
Poi si sofferma sul grido di protesta: "Quindi il pezzo può prendere mille idee diverse e sono contenta che diventi l'inno delle persone che sono stufe e hanno questo sentimento di frustrazione riispetto, nel mio caso, alle formalità. Viviamo in un mondo violento, che la canzone diventi un manifesto di protesta per me è sicuramente positivo e quindi sono contenta”.







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