Dimagrire dopo i 40 anni: attenzione ai danni al cervello

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AGI - Ridurre il girovita e i rischi cardiovascolari è fondamentale, ma dimagrire dopo i 40 anni può anche provocare danni al cervello. A sostenerlo è uno studio condotto dall'università israeliana Ben-Gurion, come riportato dal Times of Israel.

Gli scienziati hanno condotto esperimenti su cavie di mezza età, prima costrette a diventare obese e poi fatte dimagrire. Sebbene la perdita di peso abbia abbassato la glicemia, ha anche causato una infiammazione nell'ipotalamo, una regione cerebrale cruciale che regola l'appetito e l'equilibrio energetico. Alterazioni di questo tipo sono collegate al declino cognitivo e a malattie neurodegenerative come l'Alzheimer.

L'impatto della perdita di peso sul cervello di mezza età

“La perdita di peso rimane essenziale per ripristinare la salute metabolica nell’obesità, ma dobbiamo capire l’impatto della perdita di peso sul cervello di mezza età e garantire che la sua salute non sia compromessa”, ha spiegato il professor Assaf Rudich, che ha supervisionato lo studio condotto da Allon Zemer e Alexandra Tsitrina e apparso di recente sulla rivista Gero-Science. Il professore ha sottolineato che i risultati evidenziano la necessità di "assicurarci di non accendere una risposta infiammatoria indesiderata nel cervello durante la fase attiva di perdita di peso".

Neuroinfiammazione della microglia nei ratti anziani

Le ricerche precedenti si erano concentrate sugli effetti della perdita di peso nei topi giovani. In questo nuovo studio, gli scienziati dell'università del Negev hanno osservato topi di età equivalente a 40 anni umani. Dopo averli indotti a raddoppiare di peso, li hanno messi a dieta. I ratti più anziani hanno perso quasi il 60% del peso in eccesso, ma l'analisi del loro cervello ha rivelato una neuroinfiammazione della microglia. La microglia è composta dalle cellule immunitarie del cervello che regolano lo sviluppo cerebrale e le reti neuronali. "È qualcosa che si verifica nella mezza età, ma non è evidente nei topi giovani adulti", ha riferito Allon Zemer.

Cautela e prospettive future della ricerca

La ricerca non è considerata definitiva. Il team ha già avviato un nuovo studio per esaminare diverse aree dell'ipotalamo e comprendere quali processi cellulari possono o non possono essere invertiti, come anticipato da Zemer. Anche Amir Tirosh, del centro di ricerca sull'endocrinologia e il diabete dello Sheba Medical Center (non coinvolto negli esperimenti), ha avvertito che uno studio sui topi non è sufficiente per trarre conclusioni certe sugli esseri umani. "Avremo bisogno di ulteriori studi per comprendere gli effetti a lungo termine di questa infiammazione cerebrale" sugli esseri umani, ha chiarito.

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