Diabete, i pasti personalizzati migliorano i valori

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AGI - Un programma di pasti preparati in base alle esigenze mediche dei pazienti, accompagnato da educazione alimentare, è stato associato a un miglioramento della glicemia, della pressione arteriosa e della qualità della dieta in persone con diabete di tipo 2 e ipertensione. È quanto emerge da uno studio preliminare coordinato da Nour Makarem, della Columbia University di New York, che sarà presentato alle Scientific Sessions 2026 dell'American Heart Association, in programma dal 6 al 9 novembre a Chicago.

Lo studio sul diabete

La ricerca ha coinvolto 110 adulti seguiti per otto mesi, mostrando risultati simili anche quando il numero dei pasti forniti veniva progressivamente ridotto. Lo studio, condotto a New York tra il 2024 e il 2026, ha coinvolto persone con un’età media di 63 anni, per il 68% donne, reclutate in quartieri caratterizzati da un'elevata diffusione di malattie croniche e mortalità prematura. I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi. Il primo ha ricevuto dieci pasti personalizzati alla settimana per tutti gli otto mesi. Il secondo ha seguito lo stesso programma per i primi tre mesi, riducendo successivamente la fornitura di un pasto settimanale ogni mese, fino ad arrivare a cinque pasti alla settimana nell'ultimo mese. Entrambi i gruppi hanno partecipato a incontri con dietisti e a un programma di educazione alla salute cardiovascolare, comprendente dimostrazioni di cucina, ricette, prodotti freschi e ingredienti per preparare pasti salutari a casa.

I risultati

Al termine degli otto mesi, la qualità complessiva dell'alimentazione era migliorata in entrambi i gruppi, con un incremento di tre punti in una scala che misura l'aderenza a un modello alimentare mediterraneo favorevole alla salute del cuore. I partecipanti presentavano inoltre una probabilità più che doppia di raggiungere un livello migliore di sicurezza alimentare rispetto all'inizio dello studio, secondo una scala utilizzata dal Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti. Anche gli indicatori clinici hanno mostrato miglioramenti. L'emoglobina glicata, utilizzata per valutare il controllo della glicemia nel tempo, è diminuita di circa 0,5 punti percentuali, mentre la pressione arteriosa sistolica e diastolica si è ridotta mediamente di circa quattro millimetri di mercurio. "I miglioramenti nella qualità della dieta e nei fattori cardiometabolici si sono verificati in entrambi i gruppi, suggerendo che la riduzione progressiva dei pasti, quando accompagnata da un programma di educazione alimentare, abbia effetti simili alla fornitura standard", ha spiegato Makarem.

I dati preliminari non ancora sottoposti a revisione 

Secondo i ricercatori, il risultato è particolarmente interessante per la sostenibilità economica dei programmi che considerano l'alimentazione parte integrante dell'assistenza sanitaria. Ridurre gradualmente la distribuzione dei pasti, sostenendo contemporaneamente la capacità dei pazienti di cucinare in modo salutare, potrebbe consentire di estendere questi interventi a un numero maggiore di persone. "Questo studio evidenzia che una riduzione graduale dei pasti personalizzati non comporta necessariamente una perdita di efficacia del programma", ha osservato Kevin Volpp, responsabile scientifico dell'iniziativa Health Care by Food dell'American Heart Association, che non ha partecipato alla ricerca. Gli autori sottolineano tuttavia che lo studio è stato condotto in un'unica area di New York e che saranno necessarie sperimentazioni più ampie, in diversi centri, per confermare i risultati. I dati sono inoltre preliminari, presentati sotto forma di abstract congressuale e non ancora sottoposti alla revisione paritaria prevista per la pubblicazione su una rivista scientifica. 

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