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David di Donatello, i lavoratori in protesta con maschere davanti ai cancelli di Cinecittà... - Fast.it

David di Donatello, i lavoratori in protesta con maschere davanti ai cancelli di Cinecittà...

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AGI - "Premiate l'apparenza, al buio la maestranza". È lo striscione che ha aperto la manifestazione dei Contro David, organizzata dal collettivo "Siamo ai titoli di coda" e dal sindacato USB proprio davanti agli ingressi degli studi di Cinecittà, dove stasera si celebra la consegna dei David di Donatello.

Mentre sul red carpet sfilano i grandi nomi del cinema italiano, a pochi metri di distanza decine di lavoratori — tra cui scenografi, pittori di scena, scrittori e montatori — hanno dato vita a un flash mob silenzioso, posando con maschere bianche sul volto davanti a un backdrop simbolico.

Il significato delle maschere

"La maschera significa l'invisibilità di chi costituisce le fondamenta del cinema italiano, ma anche la ricattabilità: oggi alzare la testa in questo settore significa rischiare il posto", ha spiegato Vincenzo Lauricella (USB). "Chiediamo diritti e dignità per chi rende possibile questa eccellenza, partendo dal rinnovo di un contratto collettivo fermo al 1999. È assurdo fare festa dimenticando chi lavora ogni giorno".

La protesta del collettivo

Dura la posizione di Dario Indelicato, del collettivo "Siamo ai titoli di coda": "Speravamo in un segno di solidarietà da parte di chi stasera è dentro, ma abbiamo capito che dobbiamo lottare per noi stessi. La condotta politica degli ultimi due anni ha devastato il settore e ora non ci bastano più le parole, pretendiamo i fatti".

Il vuoto contrattuale

Al suo fianco, una lavoratrice della post-produzione sottolinea il vuoto normativo: "Siamo migliaia, ma senza una piattaforma contrattuale adeguata non risultano almeno 180 professionalità. Non veniamo rinnovati da 26 anni: in questo senso ci sentiamo invisibili".

Le reazioni politiche

Al presidio hanno partecipato anche i rappresentanti delle opposizioni. Per il PD, Matteo Orfini ha ribadito che la crisi è stata "prodotta dai provvedimenti del governo", mentre il vicepresidente del M5S, Riccardo Ricciardi, ha accusato l'esecutivo di considerare la cultura "non come un lavoro, ma come un ambito in cui occupare poltrone".

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