AGI - "Non sono loro ad aver lavorato con me, sono io che ho lavorato con loro”. Dante Ferretti, scenografo tre volte premio Oscar, si racconta in un’intervista esclusiva all’AGI a margine dell’inaugurazione della mostra 'Dante Ferretti, con i miei occhi. I segreti del maestro della scenografia', ai Musei di San Salvatore in Lauro fino al 19 luglio.
Curata da Raffaele Curi e organizzata da Il Cigno Arte, l’esposizione ripercorre la sua carriera attraverso bozzetti, opere e materiali originali. Ma è nel racconto diretto che ci regala in questa intervista che emerge il percorso professionale e - soprattutto - umano del maestro.
L'esordio con Pier Paolo Pasolini
“Io devo ringraziare prima di tutti Pasolini perché il mio primo film con lui è stato Il Vangelo secondo Matteo - esordisce nel suo racconto il tre volte premio Oscar - avevo 19 anni, facevo l’assistente di Luigi Scaccianoce, però lui non veniva mai, per cui il film me lo sono portato avanti tutto io”. Un talento cristallino che non tarda a emergere e che gli ha permesso di ottenere piena fiducia dal maestro del realismo: "Da quel momento ho fatto tutti i suoi film fino a Salò. I primi tre come assistente, però come sempre lo scenografo Scaccianoce non veniva quasi mai. Allora Pasolini si rivolgeva sempre a me, cioè lo facevo io lo scenografo pur essendo assistente. Fu proprio lui a volermi promuovere e a quel punto lì ho fatti tutti fino a Salò”.
Il sodalizio con Federico Fellini
Il racconto si sposta su Federico Fellini, altro incontro decisivo nella sua straordinaria carriera: "Io con Fellini ho fatto sei film. Io ho cominciato proprio con lui facendo l’assistente per Satyricon, però lui ha mandato via il mio capo e il film me l’ha fatto finire a me. Quindi da metà film in poi ho fatto tutte le navi e l'ho finito. Lui si fidava molto di me, poi si divertiva con me, perché si giocava sempre”. Un rapporto ricco di ironia quello con Fellini: "Vi racconto un aneddoto divertente a proposito di Fellini. Quando io ho fatto Medea con Pasolini, a un certo punto Fellini è venuto da me e mi ha detto: so che stai finendo Medea, guarda che il prossimo film lo devi fare con me. A quel punto ho risposto: grazie maestro, lei è tanto gentile, ma mi chiami fra dieci anni. Lui a quel punto sorpreso mi disse 'Come fra dieci anni?' Al che gli risposi 'Mi vuole rovinare? Lei caccia tutti quanti, mi faccia fare prima esperienza'”.
La promessa mantenuta a Cinecittà
Ferretti rivela che Fellini si ricordò di quel dialogo e che dieci anni dopo, negli studi di Cinecittà quella promessa trovò compimento: "Un giorno io stavo facendo Todo modo con Elio Petri, e lui stava finendo Casanova. Ci siamo incontrati di notte sotto a un lampione a Cinecittà. Allora mi fa: Dantino sono passati dieci anni, il prossimo lo devi fare con me. Allora io ho risposto: sono pronto. E lì abbiamo cominciato, ho fatto tutti gli ultimi suoi sei film”.
Hollywood e il rapporto con Martin Scorsese
Poi il passaggio ad Hollywood con Martin Scorsese, un sodalizio quello con il regista che è pari solo a quello che ha con Leonardo DiCaprio. Proprio l'attore lo ha definito il più grande scenografo al mondo: "L'ho già querelato", scherza ridendo Ferretti "Con Scorsese è sempre andata benissimo. Lui non veniva mai a vedere di persona i miei lavori. Io gli facevo bozzetti, preparavo le cose e poi lui veniva vedere le scenografie finite un giorno, al massimo due giorni prima di girare”.
E anche qui il maestro regala un aneddoto che racconta bene il metodo di lavoro di Scorsese: "Stavamo girando The Aviator con DiCaprio. Ricordo dovevamo girare una scena a teatro e gli dissi 'Martin, per favore, quando scendi vieni a vedere com'è venuto, domani mattina dobbiamo girare. Avevo rifatto il Chinese Theatre di New York, ho dovuto ricostruire un ambiente esterno enorme. Gli dissi 'Domani mattina giriamo, vuoi venire a vedere se c’è qualcosa che non va?' Lui dice: va bene, va bene. Allora alle sette di sera scende, viene e guarda rapidamente e fa: ah, fantastico, thank you very much, great. E se n’è andato. Il giorno dopo si è messo a girare, ma non l’aveva mai visto davvero. Conosceva quello originale, ma non quello che avevo fatto io. Io ho fatto nove film con Scorsese, perché tutto quello che facevo gli andava benissimo”.
I progetti futuri e il sogno in Sicilia
Ferretti purtroppo non lavorerà al prossimo film di Martin Scorsese What Happens at Night con protagonisti Leonardo DiCaprio e Jennifer Lawrence: "Doveva fare un film in Italia, ora invece ne fa un altro più piccolo e il produttore gli ha detto: 'non ho i soldi per far venire dall’Italia Ferretti. Ci sono i viaggi, la diaria, fare un film moderno ha i suoi costi... insomma, non ho abbastanza soldi'. Anche se a me dei soldi non mi interessa nulla". Ferretti poi rivela che c'è ancora un sogno nel cassetto per Scorsese, al quale lui dovrebbe collaborare: "Prima che iniziasse questo set dovevamo fare un film a Polizzi, in Sicilia, sulla vita dei suoi genitori che partono dall'isola e vanno in America. Poi quello lì per ora non si è più fatto e invece di essere lì sono qui seduto qui, a parlare con lei”, scherza sorridendo.
Mondi fantastici e intelligenza artificiale
Un lavoro il suo capace di spaziare anche in mondi fantastici come quello di Tim Burton, con cui ha vinto un Oscar per Sweeney Todd con un lavoro molto diverso da quelli fatti per Scorsese: "Creare mondi fantastici? Ci vuole un po’ di fantasia e, soprattutto, fiducia. L’importante è che la persona con cui uno lavora si instaura un rapporto di fiducia perché conoscendosi ci si scambiano le idee e si va avanti arrivando a finire il film". Infine, una battuta sull’attualità dove l'intelligenza artificiale ha preso prepotentemente un ruolo da protagonista nel mondo del cinema. Dagli ambienti con green screen ed effetti speciali fino alla "resurrezione" di attori deceduti come nell'ultimissimo caso di Val Kilmer il pensiero di Dante Ferretti è lapidario: "Io parlo della deficienza naturale. L'intelligenza artificiale non so che cos’è”.



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