AGI - "Canzoni a sdraio" è il titolo del nuovo album di Daniele Silvestri in uscita il prossimo 12 giugno: un atto di fiducia nella durata delle canzoni. Un titolo curioso, che l'artista ha spiegato così: "Quando stavamo finendo l'ultimo giorno di registrazioni e pensavamo a che nome dare al progetto, lo facevamo intorno a questa sedia a sdraio. Ogni tanto ci si sedeva uno, sembrava il posto in cui riflettere. Ed era come se questa sedia un po' influenzasse i nostri pensieri, perché ogni volta che uno di noi stava lì, diceva qualcosa di più sensato rispetto a quando lo diceva da un altro posto".
Nel suo nuovo lavoro, Silvestri recupera alcuni brani rimasti lontani dai riflettori della sua discografia e li riporta al presente, convinto che esistano canzoni capaci di continuare a raccontare qualcosa di importante anche molti anni dopo la loro pubblicazione. Non sono canzoni "dimenticate", ma canzoni che meritano una seconda vita. "Ci siamo dati un appuntamento - ha spiegato Silvestri rispondendo a una domanda su come è nato questo progetto - io e i due musicisti con cui ormai da un paio d'anni facciamo dei live, soprattutto estivi, definiti acustici ma comunque in trio. È una condizione che ho imparato ad apprezzare molto. È nata anche quella un po' per caso, quando ti propongono delle situazioni in cui devi inventarti un sistema per essere più agile. A volte sono esperimenti che servono soltanto a soddisfare un'esigenza pratica, ma altre volte succede che, proprio per quelle ragioni lì, scattano delle cose a cui ti affezioni tantissimo e che sembrano dare un senso inatteso alle cose che fai. Quella formazione in questi due anni si è rivelata, dal mio punto di vista, sorprendentemente utile".
Il progetto in trio
Il disco è nato con Marco Santoro, che suona il fagotto e Daniele Salvarese batterista e percussionista. "La combinazione dei loro suoni e del mio - ha spiegato - associata alle cose che canto da un bel po' di anni, per me è stata talmente sorprendente che è bastato che qualcuno suggerisse: 'Scusa, ma già che state lì a fare delle prove e a ripassare, perché non registrate anche quello che fate?'. Non era necessariamente lo scopo quello di pubblicarle, c'era veramente l'intenzione di salvarle e di fermarle in questo momento delle nostre vite. Passano gli anni, le cose cambiano e diventano altro; a volte serve fermarle in quel momento lì, quando ti sembra che sia quello giusto".
Recupero e valore delle canzoni
In qualche modo, questo progetto applica così alla musica la stessa logica che oggi rende prezioso il "second hand": recuperare ciò che esiste già, sottrarlo alla cultura dell'usa e getta e riscoprirne il valore, la qualità e l'attualità (in questa ottica, la presentazione dell'album si terrà presso uno dei negozi Humana Vintage, brand dell'organizzazione non profit Humana People to People Italia presente in 49 Paesi e che grazie alla vendita di capi preloved realizza progetti di cooperazione internazionale).
Un disco dal vivo
Sono 12 canzoni, 12 canzoni ritrovate, 12 storie ancora da raccontare, senza data di scadenza. Una dichiarazione d'amore per l'ascolto consapevole e rilassato, "da sdraio", per una musica che non dipende dalla sua data di uscita ma dalla capacità di continuare a raccontare qualcosa a chi la ascolta. Un lavoro registrato in trio, che spoglia le canzoni degli arrangiamenti originali per metterne in evidenza parole, melodie e significati. "Canzoni a sdraio" è un vero disco dal vivo. Le canzoni sono state suonate, cantate e registrate rigorosamente in presa diretta, senza sovraincisioni, conservando volutamente tutto ciò che rende unico un incontro musicale reale: piccole imperfezioni, respiri, scarti, intuizioni e momenti irripetibili.
Il brano inedito e il tour
Ad anticipare il progetto è stato l'inedito "Sana e robusta Costituzione", unico brano completamente nuovo del disco, che riafferma il ruolo della canzone come strumento di riflessione civile e partecipazione. Le altre canzoni portano la data del 1992, 96, 2007. E il 26 giugno, da Porto Torres partirà un tour estivo che si concluderà in ottobre a Canazei.
Riflessioni sui concerti e sui numeri
Da Silvestri arrivano riflessioni sul mito dei sold out, dei grandi stadi. Sembra quasi che la 'bolla' sia scoppiata al punto che tanti artisti, come ha già annunciato Cremonini nei giorni scorsi, si stanno un po' smarcando dalla corsa ai grandi numeri negli spazi sconfinati: "Quando con i miei storici amici capelloni (Fabi e Gazzè, ndr) ci siamo ritrovati a suonare al Circo Massimo - ha affermato - stavamo forse dentro una bolla, ma era una bolla meravigliosa che non rinnegherò mai, e se dovesse ricapitare ne sarei ben felice. Però dipende dall'esigenza che ha ognuno di noi. Se parliamo di rincorrere i numeri o dell'abitudine a dover comunicare per forza un sold-out che deve essere sempre maggiore di quello precedente, quello per fortuna non mi riguarda e non mi appartiene. Non avrei nemmeno i mezzi per stare dentro quel tipo di gara, quindi me ne posso tirare fuori con facilità".
Il dibattito sugli artisti
Riflessioni anche sulle ultime dichiarazioni di Francesco De Gregori su Bruce Springsteen, in cui diceva che gli artisti non dovrebbero schierarsi perché quando lo fanno diventano ridicoli: "Nonostante io ami De Gregori - ha detto Silvestri - credo che abbia perso un'occasione per non dire nulla, forse era meglio nel suo caso. Io sono totalmente contrario a quelle sue parole. A parte che, nello specifico, quando ho sentito quello che aveva scritto Bruce Springsteen e gliel'ho visto cantare un istante dopo, nell'immediatezza delle cose che stavano succedendo, l'ho trovato strepitoso. Non ci ho visto proprio niente di ridicolo. Ognuno ha le sue opinioni ed è libero di esprimerle. La mia storia credo chiarisca abbastanza bene che dal mio punto di vista, non penso sia un obbligo che ogni artista debba per forza prendere posizione. Ognuno ha il diritto di ritagliarsi un ruolo diverso che può essere altrettanto utile alla società, anche se non c'entra con lo schierarsi. Non penso che si svaluti chi è solo poeta nel senso più lirico del termine, perché anche dentro quello, dal mio punto di vista, c'è una visione dell'essere umano. La politica è quella che cerca di mettere insieme gli esseri umani nel loro essere società e collettività. Però, per come sono fatto io e per quello che ho sempre pensato, non sono capace di descrivere il mondo che vedo intorno senza darne la mia interpretazione. Non lo riesco a fare, perché è l'unico modo in cui poi sento che sia vero quello che scrivo, che nel mio caso ha spesso a che fare con una dimensione sociopolitica. Quindi è molto improbabile che io possa essere d'accordo con quel tipo di posizione, e nello specifico non lo sono per niente. Però amo De Gregori", ha detto ancora il cantautore romano.
Un aneddoto finale
Un ultimo aneddoto sulla canzone "Il secondo a sinistra", inizialmente pensata per Mina e rimasta un provino: "È una canzone che non era mia, l'ho scritta e l'ho data a Mina, cosa di cui posso vantarmi per il resto della vita, ma ci ho messo un po' a capire che in realtà mi apparteneva un sacco. Quando ho cominciato a suonarla - ha concluso - tanti anni dopo, piano piano mi è entrata sotto pelle ed è diventata una delle canzoni che amo di più".


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