Warning: session_start(): open(/var/www/fast/src/var/sessions/sess_5ocnvftm77r1gqptbdovoahca7, O_RDWR) failed: No space left on device (28) in /var/www/fast/src/bootstrap.php on line 59

Warning: session_start(): Failed to read session data: files (path: /var/www/fast/src/var/sessions) in /var/www/fast/src/bootstrap.php on line 59
Dal Pd a Renzi, il lungo addio di Madia. Altri potrebbero seguirla - Fast.it

Dal Pd a Renzi, il lungo addio di Madia. Altri potrebbero seguirla

1 ora fa 1

AGI - Un lungo addio, quello di Marianna Madia al Partito Democratico. Se ne parlava da mesi, almeno dalla fine della scorsa estate e fonti parlamentari confermano che, anche nelle chat interne al Pd, la notizia non abbia destato sorpresa.

La deputata ha comunicato questa mattina alla capogruppo dem alla Camera, Chiara Braga, che lascerà gruppo parlamentare e partito. Destinazione Italia Viva, come deputata indipendente. Non si iscriverà, quindi, al partito guidato da Matteo Renzi, anche se in molti scommettono che sarà quella la scelta in vista delle prossime elezioni politiche.

L'addio dell'area riformista

Madia è la seconda esponente dell'area riformista a lasciare il Pd a trazione schleiniana. Prima di lei, a fare le valigie è stata Elisabetta Gualmini, eurodeputata passata con Calenda. Alla base dell'addio ci sono le distanze dalla linea della segreteria, segnalate da tutta l'area riformista, specie su temi di politica internazionale, come il sostegno all'Ucraina.

Il messaggio ai riformisti Pd

In un messaggio nelle chat dei riformisti Pd, Madia saluta spiegando di volere provare a “da un'altra prospettiva a costruire un pezzo di centrosinistra”. E aggiunge: “Sempre uniti per lo stesso obiettivo: liberare l'Italia da questo pessimo governo. Vi abbraccio tutti”.

Le ragioni dei tempi

Fonti dem confermano come la mossa fosse attesa, “bolliva in pentola da un po' di mesi”, ma ci si chiede anche perché, dopo mesi, la deputata abbia deciso di annunciare oggi il suo addio. La spiegazione, a sondare fonti parlamentari, potrebbe rintracciarsi nello scossone politico arrivato dal referendum e nel dinamismo da questo innescato nei partiti, interpretato da molti come una accelerazione verso le urne.

Il nodo delle liste elettorali

Una spiegazione che rimanda al tema delle liste: difficilmente, è il ragionamento che viene fatto in Transatlantico, Elly Schlein potrà ricandidare esponenti con più di due o tre legislature. E Madia, nativa del Pd, è in Parlamento da quando il partito è nato: era il 2008 quando l'allora segretario Walter Veltroni la scelse come capolista alla Camera nella circoscrizione Lazio 1.

Il ruolo di italia viva

L'altro fattore, connesso al primo, che potrebbe avere avuto un peso nella scelta dei tempi di Madia è da ricercare in Matteo Renzi e nel ruolo che Italia Viva si è ritagliata all'interno della coalizione di centrosinistra. Non più corpo estraneo inviso all'alleato Conte, ma organico al Campo Largo e potenzialmente determinante per la costruzione della gamba moderata del centrosinistra.

Un percorso politico condiviso

Dunque, un progetto nel quale Madia si può riconoscere pienamente, tanto più che con Renzi (e con Paolo Gentiloni) la deputata dem è stata ministra della semplificazione e Pubblica Amministrazione.

Gli equilibri interni al Pd

A livello di tenuta interna del partito, per la segretaria Schlein non cambia molto. Al di là delle incursioni su temi come l'Ucraina o il disegno di legge sull'antisemitismo, tra minoranza e maggioranza dem regge da mesi un patto di non belligeranza, viene spiegato da ambienti dem.

Il timore delle correnti

Anzi, aggiungono le stesse fonti, la leader del partito sembra preoccuparsi di più di quanto si muove nella maggioranza interna. L'organizzazione di un correntone da parte dei “big” del partito ha fatto sollevare più di un sopracciglio agli esponenti più vicini a Schlein. Il sospetto è che, più che rafforzare la segretaria, si miri a condizionarne le scelte, anche sulle liste elettorali.

Possibili nuovi addii

Anche per questa ragione c'è chi è pronto a scommettere che, da qui alle prossime elezioni, l'addio di Madia non sarà l'ultimo. In “uscita” viene dato anche Graziano Delrio, autore del disegno di legge che ha creato non poche tensioni all'interno del partito e animato l'ultima assemblea nazionale.

L'ipotesi di un centro riformista

Nel caso di Delrio, però, l'approdo non sarebbe nelle fila di un altro partito, ma la costruzione di un grande centro di ispirazione cattolica e riformista. Il varo di Comunità Democratica, l'associazione tenuta a battesimo proprio da Delrio, sembra guardare in questa direzione.

Leggi l'intero articolo