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Da Bindi a Prodi, i big frenano le primarie. Torna l'idea del federatore - Fast.it

Da Bindi a Prodi, i big frenano le primarie. Torna l'idea del federatore

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AGI - Il treno delle primarie è in piena corsa, ma sono in molti a voler mettere mano al freno d'emergenza. Ultimo in ordine di arrivo è Romano Prodi per il quale parlare ora di primarie e leadership del centrosinistra è "un giochino pericoloso, deleterio". Il papà dell'Ulivo pensa che si aprirebbe una guerra fratricida che finirebbe per giovare a Giorgia Meloni. Un ragionamento che ricorre sempre più spesso nel centrosinistra e in particolare nel Partito Democratico fin dal giorno del referendum quando, a urne ancora aperte, Giuseppe Conte ha manifestato la disponibilità del M5s a partecipare alle primarie di coalizione.

I dem sorpresi

Parole che hanno colto di sorpresa i dem, alcuni dei quali sono ora convinti che si sia trattato di uno stratagemma per mettere in difficoltà Elly Schlein. Il presidente del M5s ha ricordato, nelle scorse ore, che è stato l'ultimo a dare la propria disponibilità dopo la stessa Schlein, ma anche dopo Ernesto Maria Ruffini e Alessandro Onorato che, ha annunciato, metterà in campo un candidato del suo Progetto Civico. Assieme a questi esponenti politici che si sistemavano ai blocchi di partenza, tuttavia, altri nomi 'pesanti' del centrosinistra hanno cominciato a segnalare un allarme.

Il monito del Professore

Prodi si spinge a evocare lo 'spettro' dell'eliminazione degli Azzurri dopo Bosnia-Italia. "Una gara fatta oggi vuol dire litigare e lasciare spazio ai cinque gol della Bosnia", ragiona il Professore, "io davvero non capisco perché Conte abbia fatto questa mossa, una mossa che mette ancora più in crisi". E da Commissario Tecnico di una certa esperienza in fatto di coalizioni, il Professore offre il suo schema: "Prima si faccia squadra, prima si discuta di tattica e strategia e di quello che bisogna dare ai giovani che hanno votato il 22 e 23 marzo. Oggi chi parla di primarie ha già perso", aggiunge l'ex premier. Fare squadra, discutere di tattica e strategia si traduce in "programma".

Rosy Bindi e il federatore

Che non vuol dire, conclude Prodi, "che le persone si mettono lì a scrivere qualcosa: significa pensiero, consultazioni, rapporto con strutture scientifiche, sindacali, organizzative, società civile, parlare con centinaia di migliaia di persone e io non vedo questo movimento". Quanto è stato fatto, appunto, ai tempi dell'Ulivo. Ma oltre al prossimo leader, nel dibattito interno al centrosinistra si è ripreso a parlare anche di una figura a tratti misteriosa: il federatore. L'ipotesi, caldeggiata soprattutto da chi nel Pd vorrebbe evitare i gazebo, è stata messa sul tavolo da Rosy Bindi. Con una serie di interviste in rapida sequenza e degli indizi un po' alla 'Indovina chi?', la Pasionaria del Pd propone un passo indietro dei duellanti che possa fare posto a un papa straniero.

"Un papa, non una papessa", è l'indizio fornito da Bindi, che possa far sedere Schlein e Conte a un tavolo e che, "ma non è obbligatorio", resti in campo come candidato premier. L'attenzione si è rivolta subito a Pierluigi Bersani, figura di cui entrambi i leader riconoscono la forza politica e che ha un ascendente forte sull'elettorato di entrambi i partiti, anche tra i giovani. A sentire fonti del centrosinistra, fino a questo momento, non risultano contatti con Bersani per sondarne la disponibilità a fare da 'federatore' del campo largo né risulta che l'ex segretario del Pd sia attivo in questo lavoro.

Gaetano Manfredi

E, anzi, si sottolinea che gli unici a detenere la 'palla' in questo gioco sono Elly Schlein e Giuseppe Conte. Sono loro, viene sottolineato, a dovere eventualmente mettere in moto una operazione di questo genere, rinunciando - e non sembrano averne nessuna voglia - ai galloni di candidati premier alle prossime politiche. Un altro nome che viene spesso citato come potenziale anello di congiunzione fra Pd e M5s è quello del sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, la cui candidatura ed elezione all'ombra del Vesuvio è stato uno dei primi risultati ottenuti dall'asse Pd-M5s. Non è passata inosservata, a inizio novembre, la presenza di Gualtieri a Montepulciano, in occasione del battesimo del 'correntone' della maggioranza dem.

Nell'occasione il primo cittadino aveva detto chiaramente che la candidatura di Schlein alla premiership sarebbe stata la soluzione naturale, visto che è Schlein ha guidare il partito maggioritario nel centrosinistra. Questo, però, a legge elettorale invariata. Perché se dovesse passare la norma che prevede l'indicazione del candidato premier al momento di depositare le liste, non ci sarebbe il tempo di aspettare il responso del voto.

"Se si vota subito senza cambiare la legge elettorale, ci sono altre vie" oltre le primarie, sottolinea anche Goffredo Bettini: "In quel caso, potremmo anche andare con una squadra su un programma per definito, poi alle elezioni tutti insieme e si vede", aggiunge l'esponente dem in un recente intervento. Bettini non crede alla soluzione del federatore e mette nel ventaglio di quanti possono correre per la leadership il nome della sindaca di Genova, Silvia Salis. Nonostante abbia più volte ribadito di volere onorare l'impegno con i genovesi fino in fondo, i ambienti dem c'è chi si dice convinto che di fronte all'opportunità di fare il grande salto nella politica nazionale, Salis non si tirerebbe indietro. 

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