"Quasi due anni di intervento - ha spiegato Daniele Federico Maras, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze (MAF) - che ha permesso di utilizzare delle tecniche avanzatissime di diagnostica, come l'attivazione neutronica presso il laboratorio di Grenoble che non era mai stata usata per un oggetto di grandi dimensioni".
A curare il restauro dell'opera Nicola Salvioli che ha coordinato il lavoro di diagnostica e ricerca e progettato il nuovo supporto espositivo della scultura. Un intervento che "ha saputo coniugare conservazione, ricerca e apprendimento scientifico" - spiega Simonetta Brandolini d'Adda, Presidente di Friends of Florence.
Il mistero delle origini e i segni della permanenza in mare
Il Torso faceva parte delle Collezioni medicee sin dai tempi di Cosimo I (1537-1574), mentre nel mistero è ancora avvolta la sua origine. Ci si interroga se sia un original greco o una copia romana e se sia stato davvero rinvenuto al largo di Livorno.
Quel che è certo, come è emerso anche dalle analisi del restauro, è che l'opera ha avuto una lunga permanenza subacquea. Sono state riportate alla luce le variazioni di colore della superficie metallica, il restauro ha inoltre consentito di mappare accuratamente tasselli e residui di conchiglie e concrezioni marine presenti all'interno della scultura.
I prossimi appuntamenti: da Firenze a Palazzo Strozzi
Dopo l'estate trascorsa al Museo Archeologico, dal 25 settembre il "Torso di Livorno" sarà parte della grande mostra di Palazzo Strozzi "Broken. Il potere del frammento", in programma fino al 24 gennaio 2027. Una grande esposizione che indagherà il tema del frammento dall'archeologia all'arte contemporanea.


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