Come ridurre le fratture nelle donne che soffrono di osteoporosi

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AGI - Le fratture da osteoporosi possono diventare un problema per moltissime donne ma oggi, forse, è stato fatto un passo avanti. Una singola infusione di cellule prelevate dal midollo osseo delle pazienti e modificate in laboratorio per favorirne l'ingresso nelle ossa, infatti, è stata associata a una drastica riduzione delle fratture in dieci donne con una forma avanzata della malattia. Prima del trattamento le partecipanti subivano mediamente una frattura da trauma lieve ogni uno-due anni; dopo la terapia il tasso è sceso a circa una ogni dieci anni. I risultati del piccolo studio clinico, condotto da un gruppo che comprende Josè Moraleda, della University of Murcia, e Robert Sackstein, del Miami Veterans Affairs Medical Center, sono pubblicati su Cell e descritti da Nature.

La sperimentazione ha coinvolto donne tra 51 e 72 anni con osteoporosi avanzata e una precedente storia di fratture. I ricercatori hanno prelevato dal loro midollo osseo cellule stromali mesenchimali, MSC, cellule con potenziale rigenerativo che possono contribuire alla formazione del tessuto osseo.

Osteoporosi, un possibile trattamento

Prima di reinfonderle nel sangue delle pazienti, le cellule sono state trattate aggiungendo uno zucchero, il fucosio, con l'obiettivo di aumentarne la capacità di raggiungere il tessuto osseo. Normalmente, infatti, le MSC iniettate nel circolo sanguigno hanno difficoltà a penetrare nelle ossa. Nel 2008 Sackstein e colleghi avevano dimostrato nei topi che l'aggiunta di fucosio permetteva a queste cellule di raggiungere il tessuto osseo e favoriva la formazione di tessuto scheletrico. Gli zuccheri aggiunti scompaiono generalmente nell'arco di circa due giorni, ma nel frattempo sembrano favorire l'interazione tra le MSC e le pareti dei vasi sanguigni, rallentando le cellule e consentendo loro di entrare nel midollo.

Dopo gli esperimenti sugli animali e diversi anni necessari a mettere a punto il processo di produzione e raccogliere i dati preclinici, nel 2015 i collaboratori spagnoli guidati da Moraleda hanno avviato la sperimentazione nelle pazienti.

Prima e dopo l'infusione

Complessivamente, prima del trattamento, le dieci donne avevano riportato decine di fratture a vertebre, anche, braccia e altre ossa, spesso in seguito a traumi minimi.

Dopo l'infusione, le fratture da trauma a bassa intensità sono diventate molto più rare. Ajit Varki, medico e ricercatore della University of California San Diego non coinvolto nello studio, ha definito il risultato "notevole", sottolineando la persistenza dell'effetto per diversi anni e l'assenza di effetti collaterali osservati. I risultati, tuttavia, non dimostrano ancora che siano state le cellule modificate a provocare la riduzione delle fratture. La sperimentazione comprendeva soltanto dieci persone, non aveva un gruppo di controllo e la maggior parte delle partecipanti assumeva farmaci convenzionali contro l'osteoporosi sia prima sia durante lo studio.

Diventa quindi difficile separare l'eventuale effetto della terapia cellulare da quello dei trattamenti già utilizzati.

La questione irrisolta delle fratture

Rimane inoltre irrisolta una questione centrale: i ricercatori non hanno seguito direttamente nell'organismo le cellule somministrate e non possono quindi dimostrare quante siano effettivamente arrivate nelle ossa. La sperimentazione fornisce perciò un primo segnale clinico, ma saranno necessari studi controllati e di dimensioni maggiori per stabilire se questa strategia possa realmente ricostruire o rafforzare le ossa delle persone con osteoporosi. L'osteoporosi rende le ossa progressivamente più sottili, porose e vulnerabili alle fratture e, secondo i dati riportati da Nature, interessa circa 200 milioni di donne nel mondo, soprattutto dopo la menopausa.

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