AGI - Le elezioni, la vittoria risicata del centrosinistra, il nodo della Presidenza della Repubblica. Si torna indietro di vent'anni, a quel 10 maggio 2006: come si è arrivati all'elezione di Giorgio Napolitano al Quirinale? A raccontarlo, durante un seminario in occasione dei vent'anni dalla prima elezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica, sono alcuni dei protagonisti di quel tornante della storia repubblicana: Pier Ferdinando Casini, Piero Fassino, Gianfranco Fini e Gianni Letta.
Racconti da punti di vista politici differenti, ma coincidenti nella sostanza. Segno evidente, per l'ex Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nei governi Berlusconi, "che le cose sono andate esattamente così come raccontato". Un inciso non banale, visto che culture di provenienza e anni che passano hanno un loro peso nella rilettura degli eventi. "Ricostruire la storia a posteriori è sempre una cosa facile e difficile allo stesso tempo", avverte infatti Casini.
Il clima politico del 2006
"Eravamo reduci da una campagna elettorale molto animata, con una situazione di grande contrapposizione politica. La contrapposizione si è delineata subito, anche perché il tema era non solo il confronto tra le coalizioni, ma anche nelle coalizioni. Noi avevamo Berlusconi, Fini, ma anche Umberto Bossi fermamente contrario a Napolitano. Io, a elezione conclusa, commentai dicendo che 'anche un cattivo metodo può dare un buon Presidente della Repubblica'".
Il profilo istituzionale di Napolitano
"Avevo un buon rapporto con Giorgio Napolitano - ricorda ancora Casini - avevo constatato il suo grandissimo senso delle istituzioni e anche la sua grande affabilità. Mi aveva colpito il rigore di quest'uomo, manifestato sempre, nelle grandi e nelle piccole cose. Personalmente avrei anche voluto buttare il cuore oltre l'ostacolo".
La posizione del centrodestra
Il centrodestra lasciò che la maggioranza eleggesse il Presidente votando scheda bianca, tranne la Lega che non votò per Napolitano. In ogni caso, continua Casini, "l'indicazione fu quella di esprimere apprezzamento per il Presidente della Repubblica. Noi eravamo all'opposizione in quel momento, ma apprezzavamo molto in Napolitano le capacità, dell'uomo e del Presidente, di riunire il Paese attorno ad alcune parole d'ordine".
I valori condivisi dei Presidenti
Una capacità che Casini rintraccia in altri Presidenti: "Se penso a Ciampi, a Napolitano e a Mattarella vedo che ci sono alcuni argomenti unificanti per gli italiani, come l'Europa, l'Alleanza Atlantica, la ricerca della pace, la difesa della Costituzione, il tema del multilateralismo. Tutte queste cose, Napolitano le ha praticate, non solo da Presidente della Repubblica. Non a caso in tante circostanze la sua è stata una voce fuori dal coro, proprio perché antesignano di valori che sono di tutti gli italiani".
La prima scelta del centrosinistra
Piero Fassino era allora segretario Ds e ricorda come la prima scelta del suo partito e del centrosinistra era D'Alema.
La vittoria risicata e gli equilibri politici
"Il centrosinistra nel 2006 vinse con un margine molto stretto, 26 mila voti. Subito dopo la vittoria abbiamo avuto il problema di rinnovare i vertici istituzionali, presidenze di Camera e Senato e poi la Presidenza della Repubblica. C'era un accordo, ma Bertinotti si impunta e dice che il sostegno di Rifondazione Comunista al governo che nasce deve essere visibile".
Il caso della presidenza della Camera
"Quindi chiede la presidenza della Camera, in un colloquio con Prodi, e Prodi dice 'va bene', senza avvisarmi. Quindi - annota - ci trovammo in una situazione diversa, ma non mettemmo in discussione questa decisione. Al Senato votammo Franco Marini, ma avevamo da eleggere il Presidente della Repubblica".
La candidatura di D'Alema
"In prima battuta la proposta fu D'Alema. La cosa non era facile per l'esposizione politica. Mi chiama e in via informale mi dice che è una candidatura difficile: 'Dovresti scrivere una cosa per rendere possibile questa elezione'. Scrissi un articolo sul Foglio, ma non bastò".
Il passo indietro e le alternative
"Casini e Fini dissero che la loro gente non avrebbe capito. Ci prendemmo una pausa di riflessione e, il giorno dopo, mi dissero che D'Alema non era per loro una candidatura accettabile. In quelle ore venne avanti l'idea di candidare Giuliano Amato".
La convergenza su Napolitano
"Per me non era certamente un problema, ma si sarebbe aperto un problema politico con D'Alema, perché avrebbe rappresentato un no alla storia della sinistra. Fini disse che non avrebbero messo in discussione la storia, che il no era sulla personalità di D'Alema. Allora dissi loro che avremmo candidato Napolitano. E Fini e Casini risposero che per loro andava bene. Ma c'era da convincere Berlusconi".
Chiamo il Cavaliere e dico "guardi presidente, la nostra proposta è Giorgio Napolitano" e Berlusconi risponde "non si può discutere l'uomo, non è il nostro candidato ma non faremo ostruzione". Dissi allora a Napolitano "è fatta", ma lui rispose "sì, ma devo vedere come votano". Da qui l'elezione, con 543 voti, 39 in più di quelli necessari.
Gianfranco Fini sottoscrive la ricostruzione di Fassino. "Corrisponde esattamente a quello che è accaduto, non c'è una verità vista da destra e una verità vista da sinistra" osserva, e aggiunge un particolare importante.
L'ipotesi Ciampi e il nodo D'Alema
"Ci fu un momento in cui, vista la crisi in cui si trovava il sistema politico, si ipotizzò di chiedere a Ciampi un piccolo, ulteriore, sacrificio. Ciampi disse subito che non era disponibile. Non era disponibile Marini, che era appena diventato presidente del Senato. E noi non potevamo obiettare su Napolitano. Di D'Alema pensai che era molto caratterizzato come personaggio politico, un 'polemista'".
La Bicamerale e il precedente fallito
"Comunque dissi: ragioniamoci. Io ero stato testimone di un tentativo di intesa tra Berlusconi e D'Alema tutt'altro che irrilevante, la Commissione Bicamerale presieduta da D'Alema, che naufragò. L'obiettivo era quello di dare vita a una revisione della Costituzione più larga possibile. Tatarella fu promotore di questo lavoro di ricucitura con il centrosinistra, ma Berlusconi parlò in Aula e affossò il tentativo".
Il ruolo di Bossi e la scelta Napolitano
"Berlusconi sostanzialmente aspettava - ricorda ancora Fini - sapeva che D'Alema non sarebbe passato per il diniego fortissimo di Bossi, che era un personaggio che in certi momenti non andava ostacolato politicamente. La via che portava a Napolitano era più agevole. Bossi si limitò a dire 'vabbè', se non lo vota nessuno...'".
Convincere i grandi elettori di An
Per Fini, però, rimanevano da convincere i grandi elettori di An: "Spiegai i tre motivi: il discorso di insediamento di Napolitano alla presidenza della Camera, che era la dimostrazione che l'uomo aveva capito perfettamente che l'Italia era sull'orlo di un burrone. 'Il Parlamento ha davanti a sé la più difficile delle prove, rinnovare sé stesso', disse Napolitano nel 1992".
Le decisioni da presidente della Camera
"Poi mi rifeci a due decisioni di Napolitano da presidente della Camera. Una sullo scrutinio palese sulle autorizzazioni a procedere. E la seconda quando Napolitano fermò la Guardia di Finanza che, su mandato della Procura di Milano, voleva entrare alla Camera per i bilanci".
Il passaggio del 2011
Un passo in avanti e si arriva a quel 2011 e alla caduta dell'ultimo governo Berlusconi: "Napolitano si comportò da garante della Repubblica. Il contesto era che c'era stata una scissione dentro il centrodestra".
La gestione della crisi di governo
"Napolitano convocò al Quirinale il presidente della Camera e il presidente del Senato, Fini e Schifani. Era in discussione la legge di Bilancio. Napolitano chiese a Schifani di quanto tempo necessitasse il Senato per portare a compimento, non l'approvazione della legge, ma il mattone per non far cadere tutto".
Le polemiche successive
"La storia ha preso poi la piega che sapete. Per questo reputo spazzatura sia dire che Napolitano ha salvato Berlusconi sia dire che ha tramato contro di lui".
Il racconto finale di Gianni Letta
A tirare le somme è Gianni Letta, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con i governi Berlusconi: "Per la prima volta si trovano insieme, a fare lo stesso racconto, quei protagonisti che portarono quel 10 maggio Giorgio Napolitano al Quirinale".
La scelta della Lega e la scheda bianca
"La notizia a Carlo Rossella la diede Silvio Berlusconi in persona. Dopo quella telefonata, Napolitano volle telefonare a Maroni che gli disse 'nulla di personale' ma fu reticente sull'atteggiamento della Lega. Bossi fu irremovibile e per rispetto si decise che la Lega avrebbe votato contro, mentre il resto della coalizione avrebbe votato scheda bianca. E così fu".
Il giudizio finale su Napolitano
"Berlusconi avrebbe votato convintamente per Giorgio Napolitano dicendo, 'certo, non è il nostro candidato, ma lo voteremo per rispetto alla persona'", conclude.


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