AGI - Una nuova scoperta nel campo della bioingegneria potrebbe finalmente spiegare il misterioso aumento dei casi di cancro del colon-retto ad esordio precoce (soggetti sotto i 50 anni). Uno studio condotto dall'Università del Texas a Dallas (UTD) e dall'UT Southwestern Medical Center (UTSW) ha identificato nella rigidità meccanica dei tessuti un fattore determinante per la progressione della malattia.
I ricercatori hanno analizzato i campioni di tessuto di pazienti oncologici, confrontando quelli con diagnosi precoce (under 50) e quelli con diagnosi tradizionale (over 50). I risultati, pubblicati sulla rivista Advanced Science, sono sorprendenti. Nei pazienti giovani, sia il tessuto canceroso che quello sano circostante sono significativamente più rigidi rispetto a quelli dei pazienti più anziani. Questa rigidità è causata da un eccesso di collagene e da processi di fibrosi (cicatrizzazione) che rendono la parete del colon meno flessibile. I test su organoidi 3D hanno confermato che un ambiente meccanicamente rigido accelera la proliferazione delle cellule tumorali, rendendole più aggressive.
Il ruolo delle forze biomeccaniche
Fino ad oggi, l'aumento dei casi nei giovani era considerato un enigma clinico. "Questo è il primo studio che evidenzia il ruolo chiave delle forze biomeccaniche nella patogenesi del cancro del colon-retto ad esordio precoce", ha dichiarato Jacopo Ferruzzi, assistente professore di bioingegneria presso la Erik Jonsson School e autore principale della ricerca. Secondo l'American Cancer Society, il tumore al colon-retto è oggi la principale causa di morte per cancro tra gli under 50 negli Stati Uniti.
Prospettive future e nuovi trattamenti
La collaborazione tra ingegneri e medici presso il Texas Instruments Biomedical Engineering and Sciences Building ha permesso di applicare un approccio fisico a una sfida biologica. Comprendere come le forze meccaniche alimentano il cancro apre la strada a identificare i soggetti con tessuti fibrotici o rigidi prima che la malattia si manifesti e sviluppare trattamenti che mirino a "ammorbidire" l'ambiente extracellulare per rallentare la crescita tumorale.









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