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Arte: 'Sotto gli Archi del Tempo', le installazioni di sabbia di Erlich - Fast.it

Arte: 'Sotto gli Archi del Tempo', le installazioni di sabbia di Erlich

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AGI - Installazioni di sabbia che trasformano lo spazio pubblico in un paesaggio effimero che riflette sulla natura del patrimonio, sulla sua vulnerabilità e sulla responsabilità collettiva della memoria. Uno dei più noti artisti contemporanei della comunità internazionale dell'arte, l'argentino Leandro Erlich, arriva a Colle di Val d'Elsa con ‘Sotto gli Archi del Tempo’, una serie di installazioni site-specific realizzate per UMoCA – Under Museum of Contemporary Art. Erlich, artista argentino le cui opere sono esposte nei più importanti musei del mondo — dalla Tate Modern di Londra al Centre Pompidou di Parigi e con opere permanenti nella città di Parigi e Shanghai — è noto per installazioni che mettono in discussione la percezione della realtà e il rapporto tra spazio quotidiano e immaginazione.

Sotto gli archi medievali del ponte di San Francesco, Erlich costruisce tre installazioni monumentali modellate in sabbia. Il castello — simbolo dell'immaginazione infantile, del gioco collettivo e della bellezza effimera — diventa qui anche un monito sulla fragilità delle cose, sull'erosione e sulla vanità della permanenza.

Le tre scene tra clessidre e cartografie effimere

Sotto gli Archi del Tempo’ si articola in tre scene: da sinistra nel primo arco, una clessidra poggia su una duna. Non misura il tempo ma ne evoca l'incommensurabilità. La sabbia che scorre al suo interno dialoga con quella che costruisce le altre installazioni, chiudendo simbolicamente il ciclo tra memoria, presente e perdita. Nel secondo arco, la sabbia assume la forma di una cartografia: il borgo di Colle Val d'Elsa appare in scala ridotta, scolpito come se fosse stato modellato dal vento. La città diventa un rilievo effimero che ricorda la natura transitoria di ogni insediamento umano.

Nel terzo emergono da una collina di sabbia miniature di architetture iconiche — dalla cupola del Brunelleschi al Partenone, da una piramide maya a Notre-Dame — come un atlante impossibile che riunisce simboli di civiltà lontane in una stessa geografia fragile. In questo fragile paesaggio, il patrimonio rivela la sua natura più profonda: non pietra eterna, ma una materia delicata — come la sabbia — tenuta insieme dalla responsabilità di chi se ne prende cura.

La poetica di Erlich tra infinito e fragilità

“C’è qualcosa nella sabbia che ha sempre attirato la mia attenzione: fin dall’infanzia, sono stato affascinato dalla sua scala incommensurabile, dall’impossibilità di immaginare o contare i granelli su una spiaggia - afferma l’artista Leandro Erlich - in quell’esperienza c’era già un’intuizione dell’infinito, ma anche un confronto con il tempo: la sabbia come risultato di milioni di anni di erosione, e come superficie fragile sulla quale si dispiega la nostra esistenza finita”.

La tensione tra fragilità e volontà di durare

“Più tardi, ‘The Book of Sand’ di Borges ha dato forma a quell’intuizione, rivelando un’immagine dell’infinito tanto affascinante quanto inquietante. La sabbia evoca l’effimero. Ogni forma costruita con essa sembra contenere, fin dall’inizio, la certezza della propria scomparsa. E tuttavia è proprio in quell’atto di costruire — per quanto precario e fugace — che si rivela qualcosa di profondamente umano. Dalle strutture dei bambini sulla spiaggia alle grandi costruzioni della storia, persiste lo stesso impulso: resistere al tempo, lasciare una traccia, affermare una volontà di durare di fronte all’inevitabile. Forse è in questa tensione tra fragilità e durata che si rivela una delle chiavi più profonde della condizione umana”, conclude.

Il ruolo dell'Associazione Arte Continua

Il progetto è ideato e organizzato da Associazione Arte Continua, che da oltre trent’anni promuove progetti di arte pubblica capaci di mettere in relazione artisti internazionali, comunità locali e paesaggio. L’opera è liberamente accessibile alla collettività, che ha voluto condividere con l’Associazione il tema dell’universalità e della gratuità dell’arte.

Leandro Erlich diviso tra Parigi, Buenos Aires e Montevideo

Leandro Erlich (Argentina, 1973) vive e lavora tra Parigi, Buenos Aires e Montevideo. Negli ultimi due decenni le sue opere sono state esposte a livello internazionale ed entrano a far parte delle collezioni permanenti di prestigiosi musei e collezioni private, tra cui il Museo de Arte Moderno de Buenos Aires, il Museum of Fine Arts di Houston, la Tate Modern di Londra, il Centre Pompidou di Parigi, il 21st Century Museum of Contemporary Art di Kanazawa, il MACRO di Roma e l’Israel Museum.

 

 

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