AGI - Poter giocare con un cucciolo in casa o lanciargli una pallina al parco senza finire con gli occhi gonfi e le vie aeree ostruite è sempre stato un miraggio per chi soffre di gravi forme di allergia. Oggi, però, la biotecnologia sembra essere a un passo dall'abbattere questo muro. Attraverso l'uso delle forbici molecolari CRISPR, un'équipe di scienziati è riuscita a far nascere due esemplari di beagle privi della proteina che scatena la maggior parte delle reazioni nell'uomo.
Protagonista della scoperta è Matt Walker, genetista della Kindred Companion Sciences che ha provato sulla propria pelle l'efficacia del progetto. Affetto fin da piccolo da una forte sensibilità al pelo e alla saliva canina, che gli impediva persino la convivenza con le cosiddette razze "a basso shedding", come i barboncini, lo studioso vive ora a New York insieme a Bailey, una delle due cucciole nate dall'esperimento nell'autunno del 2024. L'altro esemplare, Alfie, è stato affidato a un collega in Florida.
Il procedimento scientifico
Il procedimento scientifico, illustrato nel dettaglio sulla rivista CRISPR Journal, ha superato i limiti dei passati tentativi basati sulla clonazione, che spessissimo producevano esemplari fragili e biologicamente compromessi. Questa volta i ricercatori sono intervenuti direttamente sul DNA di cellule cutanee canine, andando a "spegnere" il gene primario responsabile della sintesi proteica allergizzante.
La modifica genetica
Una volta modificato, il materiale genetico è stato inserito in ovuli poi impiantati in una madre surrogata. I controlli condotti nei mesi successivi alla nascita hanno mostrato la totale assenza dell'allergene sia nei campioni di pelo sia nella saliva dei cuccioli.
I test sui cuccioli
Lo stesso Walker si è sottoposto a test cutanei per verificare la reattività al contatto con Bailey e Alfie: a differenza delle reazioni riscontrate con estratti di altre razze, la sua cute non ha registrato alcun tipo di infiammazione.
Le cautele della comunità scientifica
Nonostante la riuscita del test, l'approdo sul mercato di questi cani non sarà immediato. Il mondo scientifico invita infatti alla cautela. Il patologo Jeff SoRelle, della University of Texas Southwestern Medical Center, ha ricordato che la proteina neutralizzata è la causa principale delle reazioni allergiche, ma non l'unica. Saranno quindi necessarie sperimentazioni su larga scala per capire se il beneficio sia universale o limitato ad alcune tipologie di pazienti.
Questioni etiche e sociali
Accanto agli aspetti medici, emergono poi delicati interrogativi d'ordine sociale ed etico. Bioeticisti come Arthur Caplan, dell'Università di New York, mettono in guardia sulle possibili conseguenze per il benessere animale. Se da un lato l'ingegneria genetica apre le porte della "pet ownership" a una platea finora esclusa, dall'altro si corre il rischio di disincentivare l'adozione di meticci e randagi custoditi nei rifugi, non essendo questi ultimi biologicamente selezionati per essere anallergici.
Monitoraggio veterinario
Per il momento, la priorità degli esperti resta il monitoraggio veterinario a lungo termine per accertarsi che la disattivazione del gene non comporti effetti collaterali sulla salute e sulla longevità dei cani.


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