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A Palazzo Braschi la Roma cinica, disincantata e ironica di Ettore Scola - Fast.it

A Palazzo Braschi la Roma cinica, disincantata e ironica di Ettore Scola

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AGI - Una città accogliente e insieme disincantata, più indifferente che intollerante, indolente ma saggia perché abituata, fin dall’antichità ad aprire le porte agli immigrati e agli stranieri di tutto il mondo. Come tanti “forestieri”, l’irpino Ettore Scola capiva Roma meglio e più degli stessi romani.

Nel cinema di Scola, la Capitale d’Italia non è mai un semplice sfondo, ma “una protagonista palpitante, un elemento narrativo cruciale, un habitat ideale di quella commedia umana magistralmente messa in scena dal regista, film dopo film, con uno sguardo carico di ironia, ma sempre indulgente e, in definitiva ottimista”.

La mostra a Palazzo Braschi

È questo il tratto distintivo che il visitatore può osservare in “Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati”, la mostra che celebra l’eredità creativa e umana del grande regista a dieci anni dalla morte, promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, curata da Silvia Scola e Alessandro Nicosia, realizzata da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare con il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura, e che dal 2 maggio al 13 settembre è visitabile a Palazzo Braschi.

L’uomo e la formazione

L’esposizione si articola in tre sezioni tematiche che ripercorrono la vita e l’opera: l’uomo, la formazione nel quartiere Esquilino, gli incontri con Steno, Federico Fellini e Alberto Sordi, la straordinaria carriera da sceneggiatore e i film iconici come “Il Sorpasso” e “I Mostri”.

L’artista e l’intellettuale

L’artista, il disegnatore, l’autore, il giornalista iscritto all’albo nel 1953 (la prova è nel tesserino da pubblicista esposto), i disegni, i bozzetti, le copie della rivista “Marc’Aurelio”, tutti elementi che restituiscono l’immagine di un intellettuale completo.

Roma nel cinema di Scola

E poi, il cuore della mostra è dedicato al rapporto speciale che il regista coltivava con la Capitale: nei suoi film Roma diventa “uno spazio vivo in cui si intrecciano storie individuali e collettive, specchio delle trasformazioni dell’Italia dal dopoguerra ai giorni nostri. Dalle periferie alle terrazze borghesi, i luoghi si fanno scenari di incontri, conflitti e memorie”.

L’impegno civile

“L’opera di Scola spazia tra quartieri e segmenti sociali, senza sconti e una sensibilità che rivelava sempre un eccezionale vigore politico, ancorato a principi democratici e di giustizia sociale; ma anche lontano dalla macchina da presa, Scola trasferì questa capacità di stare nel cuore della società in una generosa attività pubblica, nelle scuole, nelle piazze, accanto alle ragazze e ai ragazzi, anche per questo era doveroso rendere omaggio a Scola nell’anniversario dei dieci anni dalla scomparsa”, ha dichiarato il sindaco di Roma Roberto Gualtieri.

La città è stata al centro di quasi tutti i suoi film; da “C’eravamo tanto amati” a “Brutti sporchi e cattivi”, da “Dramma della gelosia” a “La terrazza”, “Una giornata particolare”, “Gente di Roma”, “La cena”, “Romanzo di un giovane povero”, e ancora, in tanti altri racconti cinematografici Roma è stata lo specchio dell’Italia con le sue trasformazioni sociali, culturali e politiche susseguitesi attraverso il dopoguerra, il boom economico, la contestazione, gli anni della violenza politica.

E così i luoghi dove sono ambientate le storie personali degli abitanti della Città Eterna, dei poveri e dei ricchi, dei borghesi e dei sottoproletari, degli intellettuali e dei borgatari, diventano in sessant’anni di poetica di Ettore Scola i luoghi di incontri, sentimenti e solitudini, dalla Roma dei marmisti e fiorai di Piazzale del Verano a quella degli attici dei Parioli, i personaggi di Scola si fondono in un unico racconto, cinico, ironico, disincantato.

Il racconto di Silvia Scola

“Nonostante alla fine fosse molto amareggiato, soprattutto per lo stato del nostro Paese, il bisogno di ironizzare su tutto, anche su se stesso, non lo ha mai abbandonato. E ci auguriamo possa farlo anche adesso, nel vedere totalmente disattesi i suoi auspici, con questo nuovo grande evento su di lui: una mostra curata da Alessandro Nicosia e da me, coadiuvati da sua figlia Federica Nicosia e da mio figlio Marco Scola Di Mambro, il quale da dieci anni conserva e custodisce tutti gli oggetti personali e professionali del maestro, suo nonno”, ha dichiarato Silvia Scola: “un’esposizione che, come vedrete, intende raccontare Ettore Scola nella sua poliedricità: l’uomo, l’artista, il disegnatore, lo sceneggiatore, il regista, il trevicano naturalizzato romano – figlio fedele alla sua città d’adozione per tutta la vita”.

Lo sguardo di Alessandro Nicosia

Un altro dei curatori, Alessandro Nicosia, ha aggiunto: “Scola è stato un autore capace di osservare l’essere umano con uno sguardo libero, acuto e profondamente partecipe, restituendo nei suoi film un affresco vivido delle relazioni, delle trasformazioni sociali e dei sentimenti che attraversano il nostro tempo. Il percorso espositivo si propone di raccontare questa ricchezza, mettendo in dialogo la dimensione artistica e quella più intima, e dedicando un’attenzione particolare al rapporto con Roma, città che ha rappresentato per lui una fonte inesauribile di ispirazione. Una Roma raccontata senza filtri, nella sua autenticità e nelle sue stratificazioni storiche, a partire dal secondo dopoguerra”.

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