A 20 anni dalla morte di Calipari, da oggi in sala 'Il Nibbio'

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AGI - Un film per ricordare la vicenda di Giuliana Sgrena, giornalista rapita in Iraq da una cellula terroristica, e la morte di Nicola Calipari, alto dirigente del Sismi che fu in prima linea e sacrifico' la sua vita per la liberazione dell'inviata de 'Il Manifesto'. Arriva oggi al cinema 'Il Nibbio', diretto da Alessandro Tonda, esattamente 20 anni dopo.

Un film che mette insieme l'aspetto dell'azione con quello dell'intimità. Una cronaca lucida dei fatti ma ammantata da un'intensa emotività dove si racconta il rapimento, il modo di lavorare dei servizi segreti italiani, gli americani, la liberazione, i rapporti di Calipari con la sua famiglia. Nei panni dell'alto dirigente c'è un convincente Claudio Santamaria, dimagrito 12 chili per ripristinare la corporatura esile del dirigente e senza trucco posticcio sul viso ma solo con un taglio di capelli che lo rende molto somigliante al vero Calipari.

Al suo fianco, Anna Ferzetti nel ruolo della moglie, mentre Sonia Bergamasco interpreta la giornalista rapita a Baghdad nel 2005 e rimasta in mano ai terroristi per 28 giorni. "Devi entrare in queste storie in punta di piedi, con grande delicatezza e sensibilità - ha spiegato Santamaria in occasione della proiezione per la stampa all'Auditorium Parco della Musica di Roma - poi fai l'attore e cerchi di cogliere gli aspetti essenziali del personaggio che devi interpretare. Mi interessava far uscire fuori il suo lato umano. Calipari era un servitore dello Stato così come tutti vorremmo che fossero i servitori dello Stato".

E ancora, ha ricordato: "Calipari cercava sempre di ripulire dalla corruzione. Lui, forse non tutti lo sanno, negli anni '90 a Roma ha istituito un numero verde contro le violenze sugli omosessuali. E poi da poliziotto chiedeva ai poliziotti di dare del lei agli immigrati. Era per includere non per escludere". E nel film 'Il Nibbio', nome in codice per l'agente segreto Calipari, "si vede anche la potente arma della mediazione".

Un film "intimista" è stato definito che racconta però i diversi aspetti di Calipari, l'agente segreto e l'uomo, il marito e il padre; uno "straordinario personaggio etico". La famiglia Calipari naturalmente è stata coinvolta sin dall'inizio del progetto e i figli, prima restii, hanno poi dato la disponibilità a venire rappresentati.
Lo sceneggiatore Sandro Petraglia ha spiegato: "Io sono entrato nel film per una via emotiva e penso che avrei rifiutato la proposta di un film più politico. Ne ho fatti tanti, ho raccontato anche le deviazioni, le miserie e gli orrori dei Servizi segreti... Ma questo - ha continuato - non penso sia un film intimo, ma di genere fondato su 3 binari: la giornalista Sgrena in prigione, Nicola Calipari che tenta di liberarla e poi Nicola nei rapporti con la famiglia. Un film di genere ma alla maniera nostra, all'italiana".

In ogni caso, ha precisato che non avrebbe potuto scrivere questo film senza parlare prima con la moglie ei figli: "La prima cosa che ho fatto è stato parlare con la moglie. Poi i figli, all'inizio non erano favorevoli che si facesse un film" ma è comprensibile "sono film complicati quando si parla di attualità. Ma io - ha aggiunto ancora - volevo sapere e raccontare l'uomo, la sua personalità. Ho scoperto da Rosa Calipari che lui era un uomo pieno di ironia, amava la vita, il calcio, i figli, la gita in montagna".

"Fare questo film è stata una responsabilità ma anche un onore - ha aggiunto il regista Alessandro Tonda - anche io ho accettato questo film per una forte spinta emotiva; un film di genere atipico con la possibilità di raccontare una spy story con il nostro linguaggio, senza scimmiottare gli americani". Anna Ferzetti interpreta la moglie di Calipari, un ruolo molto intimo e privato. Inevitabile l'incontro prima delle riprese con Rosa Calipari.

"Mi sono molto documentata ma c'era molto poco su Rosa, perché dovevo interpretare la parte più intima. L'ho incontrata solo 3 ore prima di iniziare le riprese, avevo un po' timore confesso... e invece è stato un incontro ricco e pieno di cose. Rosa mi ha accolto e mi ha detto "fammi tutte le domande che vuoi". Ha aperto il cuore. Tra le cose che mi ha raccontato, quella che lei e Nicola ridevano tanto, si divertivano insieme, è stato molto forte. Da parte nostra abbiamo messo rispetto e umiltà e spero che questo sia arrivato. Avere Rosa Calipari lì sul set mi ha tranquillizzata" ha concluso l'attrice.

Sonia Bergamasco interpreta invece Giuliana Sgrena: "Io conoscevo Rosa Calipari da molto prima e da sempre ho sentito la grande forza e dignità di questa donna. Quando ho incontrato il regista Tonda non ho avuto esitazioni nell'accettare l'opportunità di raccontare questa storia. Ho avuto desiderio di confrontarmi naturalmente con la giornalista e Giuliana Sgrena è stata molto generosa" ha concluso l'attrice sottolineando anche lei la "delicatezza e l'enorme senso di responsabilità" che ha comportato questa esperienza.

Rosa Calipari ha visto il film e il produttore Guglielmo Marchetti ha raccontato: "Rosa è stata vicina alla produzione e a tutti noi in maniera costante, unica e necessaria. Senza di lei questo film non ci sarebbe. Dopo aver visto il film, penso di poter dirlo, Rosa ha pianto e in 20 anni non aveva versato più lacrime".
'Il Nibbio', da un soggetto di Davide Cosco, Sandro Petraglia e Lorenzo Bagnatori, sceneggiato da Sandro Petraglia, è stato girato per sette settimane a Roma e in Marocco. È una coproduzione italo-belga Notorious Pictures con Rai Cinema e Tarantula, in collaborazione con Netflix e Alkon Communications e il supporto del fondo regionale Wallimages, con la speciale collaborazione della presidenza del Consiglio dei ministri, con il supporto dell'Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (AISE), della polizia di Stato, la Prefettura di Roma, ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Ambasciata italiana in Marocco e con MedOr Leonardo Foundation come partner culturale. Il film è sostenuto anche dal Centre Cinematographique Marocain e dall'Ambasciata del Regno del Marocco in Italia. 

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