Sensuale, noir e malinconico. Vettriano in mostra a Roma

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AGI - La cosa che più gli premeva era essere compreso. Nulla nelle opere di Jack Vettriano doveva essere criptico, ma nulla doveva essere scontato. Del resto, da 'ragazzo delle miniere' cresciuto nella Scozia dei conflitti sociali sapeva bene quanto la classe operaia sentisse lontana l'arte delle elite, quella di cui si dibatteva nei salotti.

E quanto fossero familiari, agli uomini e alle donne che al venerdì sera cercavano distrazione nei fumosi cinema di provincia, le atmosfere noir, sensuali e malinconiche dei film di Hollywood. Ed è esattamente quello che il pittore di Fife ritrae: fotogrammi di sequenze di cui non si possono indovinare, ma solo immaginare, il 'prima' e il 'dopo.

Un anno fa l'addio

A un anno dalla scomparsa di Jack Vettriano, Roma gli dedica una mostra che potrebbe sembrare una retrospettiva, ma è stata pensata come il racconto di una carriera che ne ha fatto uno degli artisti più amati dal grande pubblico. È facile incontrare negli uffici e nelle abitazioni riproduzioni di opere di Vettriano ed è altrettanto facile che chi le ha appese alla parete non abbia idea di chi sia l'artista.

Dal 12 febbraio al 5 luglio 2026, le sale di Palazzo Velli a Trastevere ospitano oltre 80 opere del pittore scozzese. Curata da Francesca Bogliolo e organizzata da Pallavicini srl con Jack Vettriano Publishing, la mostra riunisce nove olii su tela, lavori su carta museale a tiratura unica, un ciclo di fotografie di Francesco Guidicini (ritrattista ufficiale del Sunday Times) e un video in cui Vettriano ripercorre la propria evoluzione stilistica.

Un percorso pensato per restituire non solo l’immaginario dell’artista, ma anche la sua contraddizione di fondo: pittore popolarissimo, eppure a lungo guardato con sufficienza dalla critica ufficiale. 

Da minatore ad artista di culto

La parabola biografica di Vettriano – nato Jack Hoggan nella contea di Fife, in una famiglia legata all’estrazione del carbone – ha i contorni del romanzo: lavoro precoce, scuola lasciata a 16 anni, poi la scoperta della pittura da autodidatta grazie a un set di acquerelli ricevuto a 21 anni dalla fidanzata.

Il primo snodo arriva nel 1988 alla Royal Scottish Academy di Edimburgo: due quadri esposti, due quadri venduti il primo giorno. Da lì, l’ascesa. E anche la scelta del nome d’arte: “Vettriano”, dal cognome della madre (in origine Vettraino, con radici italiane nel Frusinate), che l’artista adotterà facendone un marchio riconoscibile.

Ballerini, spiagge e sex appeal

In mostra riemerge la cifra più nota del suo repertorio: coppie eleganti in controluce, camere d’albergo, sale da ballo, club esclusivi, spiagge battute dal vento. Scene dove l’amore è centrale ma mai pacificato: romantico e insieme irrequieto. Un 'mood' che si rifà a quello di Edward Hopper, ma senza replicarne l'intensità drammatica.

Bogliolo insiste su questo punto: per Vettriano la pittura è quasi interamente autobiografica, un esercizio di introspezione in cui luce e oscurità non sono solo un espediente atmosferico ma una metafora di conflitti interiori. E non è un caso – sottolinea la curatrice – se la “colonna sonora” ideale è il jazz, tanto che anche i titoli delle sezioni della rassegna si ispirano a quel mondo sonoro che accompagnava l’artista mentre dipingeva.

Il pittore da un milione di euro

Il pubblico italiano conosce bene l’immagine simbolo di Vettriano: “The Singing Butler” (Il maggiordomo che canta), la coppia che danza sulla battigia sotto gli ombrelli, con la musica di 'Fly me to the moon' evocata dall’immaginazione dell’autore. Un quadro che nel 2004 è stato battuto da Sotheby’s per quasi un milione di euro, a certificare un successo commerciale e popolare che, col tempo, ha superato molte resistenze.

Nello stesso anno Vettriano ricevette anche l’onorificenza OBE (Ordine dell’Impero Britannico) per i servizi alle arti visive: un riconoscimento che, per molti osservatori, segna l’ingresso definitivo del “people’s painter” nell’establishment che spesso lo aveva snobbato.

A rendere più denso il dialogo tra opere e città contribuisce anche la sede: Palazzo Velli, dimora nobiliare trecentesca nel cuore di Trastevere, con un’identità stratificata tra storia e immaginario cinematografico (le corti furono location della sequenza finale di Roma di Federico Fellini).

Uno spazio che negli anni ha costruito la propria vocazione come piattaforma culturale e multidisciplinare, e che ora accoglie un artista la cui pittura nasce proprio dalla contaminazione: cinema noir, suggestioni pubblicitarie, echi di Hopper e dei coloristi scozzesi. 

Info utili: la mostra è aperta tutti i giorni 10-20 (ultimo ingresso 19). Intero 16 euro, ridotti e formule famiglia, Roma Pass e biglietto open/flex.

 

 

 

 

 

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