AGI - Niente ballottaggi nei Comuni sopra i 15mila abitanti se uno o più candidati sindaci ottengono al primo turno almeno il 40 per cento dei voti. Con un emendamento al decreto sulle elezioni nel 2025 - nelle giornate di domenica 25 e lunedì 26 maggio, con lo svolgimento dei referendum il primo week end di giugno in occasione del doppio turno - il centrodestra al Senato tenta il blitz per eliminare nei grandi Comuni la sfida diretta tra i due contendenti più votati nel caso in cui nessuno incassi il 51% e, di fronte alla protesta delle opposizioni, non accenna a voler tornare sui suoi passi. Anzi. Se - come si ipotizza - la modifica non dovesse essere accolta, visto che si tratta di un decreto e per la norma non si ravviserebbe il requisito della 'necessità e urgenzà, la maggioranza è già pronta a 'dirottare' l'intervento su un altro provvedimento, un disegno di legge ad hoc.
"La questione dei ballottaggi nei Comuni sarà risolta", assicurano in una nota congiunta i capigruppo del centrodestra al Senato. "Non c'è nessuna norma introdotta dal governo per decreto, ma c'è la possibilità di discutere della questione ballottaggi in sede di conversione del decreto". Se questa strada non dovesse andare a buon fine, annunciano, "abbiamo contestualmente predisposto un disegno di legge dall'analogo contenuto".
La ratio prende spunto dal fatto - spiegano Malan, Gasparri, Romeo e Biancofiore - che "i ballottaggi vedono una partecipazione dei cittadini talmente ridotta da indurre ad affrontare la questione". E, comunque, puntualizzano, "andremo avanti utilizzando i vari strumenti che il Parlamento ci mette a disposizione. La questione sarà affrontata e certamente risolta attraverso gli strumenti della democrazia parlamentare. Per noi conta la sostanza dell'obiettivo da raggiungere".
Una determinazione che ha subito suscitato l'allarme delle opposizioni: "La destra ha paura di perdere le prossime amministrative e cambia le regole del gioco a partita in corso, una forzatura gravissima", afferma il responsabile riforme del Pd, Alessandro Alfieri.
Ancor più netta la reazione della segretaria dem, che avverte: "Useremo tutti gli strumenti parlamentari possibili per opporci a tale scempio", dice Elly Schlein, puntando il dito contro quello che definisce un "blitz notturno inaccettabile".
Il dem Federico Fornaro solleva anche un'altra questione: l'emendamento è "palesemente contrario ai dettati costituzionali", in quanto in contrasto con la sentenza del 2007 della Corte costituzionale, secondo cui "la materia elettorale è estranea rispetto alle finalità tipiche della decretazione d'urgenza". Per il capogruppo Francesco Boccia dalla "destra arriva una dichiarazione di guerra", e invoca l'intervento del presidente La Russa "per riportare il confronto parlamentare all'interno del perimetro del rispetto democratico".
Quanto fatto dalla maggioranza non solo "è gravissimo", tuona il capogruppo in Affari costituzionali di M5s Alfonso Colucci, ma così sarebbe "incostituzionale il premio di maggioranza che porta al 60% i seggi assegnati alle liste collegate ad un candidato sindaco che vince con appena il 40%". Parla di "furto della democrazia" il capogruppo Avs al Senato, Peppe De Cristofaro. "Uno strappo istituzionale che denuncia tutta l'immaturità democratica e la povertà civile di questa destra. Daremo battaglia", assicura Iv con Ivan Scalfarotto. Interviene anche il presidente dell'Anci, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, il quale chiede alla maggioranza di ritirare l'emendamento e confrontarsi prima con i Comuni.
Ma il centrodestra tira dritto e, a supporto dell'iniziativa, cita il voto favorevole dello stesso Pd nel 2017, "esattamente la stessa proposta per cui ora gridano allo scippo della democrazia e minacciano barricate", afferma il responsabile Organizzazione FdI, Giovanni Donzelli, che ricorda il sì dell'allora responsabile Enti locali del Nazareno, Matteo Ricci, "all'abbassamento della soglia per i ballottaggi al 40%". Norma che tra l'altro, insiste Donzelli, vige anche in Toscana, Regione guidata dai dem. Si dice "sorpreso" da una "polemica pretestuosa e infondata" il capogruppo di FI Maurizio Gasparri, mentre per Michaela Biancofiore è prevalsa nelle opposizioni "l'isteria collettiva".
Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, 'chiamato in causa' dalle forze di minoranza, assicura che il tema verrà esaminato: "Vedremo se è compatibile con un decreto oppure no. Sul contenuto non mi scandalizzo, sulla modalità tutto sarà fatto secondo le regole".
Il termine per la presentazione degli emendamenti è scaduto ieri, quindi la prossima settimana è atteso il vaglio di ammissibilità e in quell'occasione si capirà se la norma sui ballottaggi verrà messa ai voti o meno. In ogni caso, qualora dovesse entrare a far parte del testo del decreto - viene spiegato - è alquanto difficile che possa valere già per le prossime tornate delle amministrative, mentre potrebbe scattare nel 2026.