AGI - Introdurre un emendamento al decreto elezioni che modifica la norma sui ballottaggi nei comuni sopra i 15mila abitanti non è l'unica mossa a cui lavora il centrodestra. Il contenuto dell'emendamento resta, c'è un approfondimento in corso sul veicolo normativo, ovvero se prevedere che si potrà diventare sindaco con il 40% dei voti al primo turno con una modifica al decreto legge all'esame del Senato o invece agire attraverso un disegno di legge ad hoc.
La maggioranza ha di fatto iniziato ad aprire il cantiere della legge elettorale, si punta sul proporzionale con premio di maggioranza, ma sul tavolo - apprende l'Agi - ora c'è la questione del voto degli italiani all'estero. Si sta lavorando con un obiettivo primario: evitare le truffe, viene spiegato. I cittadini italiani residenti all'estero, iscritti nelle specifiche liste elettorali, votano per corrispondenza.
Con questo obiettivo è istituita una circoscrizione Estero, prevista dall'articolo 48 della Costituzione, per l'elezione delle Camere. La Circoscrizione estero è suddivisa in quattro ripartizioni: Europa, compresi i territori asiatici della federazione russa e della Turchia; America meridionale; America settentrionale e centrale; Africa, Asia, Oceania e Antartide. Una delle ipotesi sul tavolo è quella di istituire un unico collegio.
Allo studio - sempre secondo quanto si apprende - c'è l'ipotesi di eliminare il voto per corrispondenza e far sì che si possa esprimere solo in presenza nelle ambasciate e nei consolati. Una modifica riguarderebbe anche il modello dello scrutinio, ovvero le sedi diplomatiche all'estero potrebbero fungere da seggi elettorali. Un altro progetto che si sta valutando è di far sì che non basti più essere iscritto all'Aire (Anagrafe Italiani residenti all'estero), ma occorra un'ulteriore richiesta di iscrizione.
"Si farà di tutto per evitare duplicazioni delle schede, frodi e altre situazioni emerse in passato", spiega una fonte di maggioranza. Il dossier legato al voto sugli italiani all'estero è, tra l'altro, strettamente legato alla riforma del premierato il cui iter va a rilento e potrebbe prevedere il secondo passaggio alla Camera - dopo quello al Senato - solo in autunno e il completamento del percorso all'inizio del 2027, in modo che il referendum si tenga nella prossima legislatura.
Uno degli strumenti che potrebbe essere utilizzato per modificare le norme riguardanti il voto degli italiani all'estero potrebbe essere quello del dl sulla cittadinanza, che ha avuto la scorsa settimana il via libera del Consiglio dei ministri e che prevede una stretta sugli oriundi. Ma sul contenuto del dl, difeso a spada tratta da Forza Italia, ci sono le perplessità di alcune regioni, della Lega e di altre forze del centrodestra.
Il principio viene considerato sacrosanto, il dl prevede che gli italo-discendenti nati all'estero siano automaticamente cittadini solo per due generazioni, ma è in corso un pressing per un allargamento dei termini. Pressing che arriva anche da alcuni esponenti della maggioranza eletti all'estero. Una componente, quella degli eletti all'estero, che nei passati governi (famoso il caso del senatore Pallaro che fu determinante nella caduta del governo Prodi) è stata decisiva sui numeri parlamentari.