Tra ballate e rap a Sanremo domina l'amore ma c'è anche Gaza

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AGI - “Nel bouquet di fiori misti” di Sanremo dedicato a Pippo Baudo ci sono (tante) ballate ma anche brani rap e dance. Non mancano i ritmi latini, il folk, l’indie. C’è pure il country e un po' di rock. Varietà di stili e arrangiamenti. La tradizione sanremese (l’amore) monopolizza invece i testi.

Anche se non mancano incursioni nell'attualità. Si affaccia, ad esempio, il dramma di Gaza. E la satira sui difetti del Belpaese. Fino agli allagamenti in Liguria e in Emilia, al G8 e alla discesa in campo di Berlusconi. Sul palco dell’Ariston nessun monologo. Spazio alle canzoni. Perché “Sanremo è Sanremo”.

Conti, Sanremo deve intercettare più generazioni 

“Speriamo che possa piacere a tante sfaccettature diverse del pubblico”, auspica Carlo Conti in veste di direttore artistico (“il compito più difficile”) nella giornata dedicata al pre ascolto per la stampa dei 30 brani in gara all’Ariston. Collante del mix di generi musicali rimane il classico ‘amore’. Declinato in tante sfaccettature: romanticismo, introspezionefavola ma anche ossessione.

"Spero di interrompere Sanremo per motivi legati alla pace"

Non sono frequenti le incursioni nella cronaca. Anche se “Spero di interrompere Sanremo per motivi legati alla pace”, preannuncia il conduttore toscano. Carlo Conti, seduto sul tavolo nello studio milanese della Rai (giacca blu sportiva e scarpe da ginnastica bianche) batte il ritmo pigiando con i piedi a ritmo di basso. Tra Roma e Milano i brani scorrono veloci. Silenzio e applausi tra i giornalisti che alternano sguardi bassi (“questo non è stato all’altezza”) o approvano i brani lanciandosi in mosse da discoteca.

Le 30 canzoni dei big in ordine di ascolto

  • TOMMASO PARADISO - “I Romantici”. Ballata cinematografica con un tocco di malinconia per il corteggiatissimo cantautore (il suo è un debutto) cresciuto nel quartiere Prati. Racconta la prima volta da papà nella speranza che la figlia sia “bellissima” come la madre. 
  • MALIKA AYANE - “Animali notturni”. Si balla in chiave revival. Un omaggio a un mondo spesso invisibile intonato dalla ‘piccola’ Calimera partita con le Voci Bianche della Scala. “La strada è una giungla, puntiamo alla luna come animali notturni”. 
  • SAYF - “Tu mi piaci tanto”. Chitarra folk e testo impegnato per l’artista nato a Genova da una famiglia italo-tunisina. “Tu figlio di un muratore. L’Emilia che si allaga e la Liguria pure”. Poi: “ho fatto una canzonetta è un fiore su una camionetta”. E un riferimento alla discesa in campo di Berlusconi: “L’Italia è il Paese che amo”. 
  • PATTY PRAVO - “Opera”. Archi e pianoforte classico per la Diva in questa ballad poetica. “Cantami ancora il presente. Nella vanità, io sono la Musa. Colore tagliente e poi Opera, l’Opera”. 
  • LUCHÉ - “Labirinto”. Un beat metafora dei pensieri ossessivi legati a una situazione tossica. “Potevamo rimanere in contatto e invece niente siamo polvere sui mobili in una casa vuota”. 
  • MARA SATTEI - “Le cose che non sai di me”. Una ballata romantica a prova di orchestra che strizza l’occhio ai romani. “E Trastevere inizia a dipingere sopra tutte le case di quel rosa chiaro Zucchero filato”. 
  • FRANCESCO RENGA - “Il meglio di me”. Una melodia classica che poggia sull’estensione vocale di un grande veterano del festival. “Ma a volte capita che sorride anche una lacrima”.
  • DITONELLAPIAGA - “Che fastidio!”. Ritmo martellanteTesto affilato e ironico. Si balla ma il cervello rimane attivo. “La moda di Milano che fastidio, lo snob romano che fastidio, il sogno americano che fastidio e il politico italiano che fastidio”. E se la prende pure con i giornalisti “perbenisti”. Applausi in sala. 
  • LEO GASSMANN - “Naturale”. Una canzone d’amore nel solco sanremese. “La felpa con il nero dell’eyeliner tu che sei più bella al naturale. A Roma ad agosto sembra l’Antartide”. 
  • SAL DA VINCI - “Per sempre si”. Mani alzate in sala per un tormentone a ritmo sincopato, perché “un amore non è amore per la vita se non ha affrontato la più ripida salita”. 
  • LEVANTE - “Sei tu”. Scrive testo e musica e racconta le sensazioni fisiche di un corpo innamorato. “Cerco la mia postura, divento la paura, la voce non mi trova”. 
  • TREDICI PIETRO - “Uomo che cade”. Il rapper bolognese che non sfoggia gioielli (è il figlio di Gianni Morandi) non usa iperboli superflue. Racconta di cadute e risalite tra hip hop e cantautoriato. “Chiudimi la portai faccia se rivedermi piangere un po' ti rilassa”. 
  • ENRICO NIGIOTTI - “Ogni volta che non so volare”. Voce intensa e pianoforte calibrato sull’arrangiamento orchestrale. Una ballad audace senza ritornello. “Tardi che non è più solo notte ma anche un po' mattina. Tardi che non mi addormento chiudo gli occhi appena”. 
  • SAMURAY JAY - “Ossessione”. Rap misto a reggaeton. Con sorpresa nel finale. La voce di Belen che dice: “Stiamo correndo troppo, facciamolo lento”. 
  • SERENA BRANCALE - “Qui con me”. È un canto d’amore dedicato alla madre (venezuelana e musicista) scomparsa. Nel segno di Giorgia. “E se ti portassi via da quelle stelle per cancellare il tuo addio sulla mia pelle”. 
  • ARISA - “Magica favola”. Una ballata schietta e un po' nostalgica. “A dieci anni insieme alle mie bambole giocavo con l’amore. A quattordici anni il primo bacio nelle mani avevo un fiore”.
  • NAYT - “Prima che”. Introspezione e auto analisiRap con metronomo. E versi che combaciano come in un sudoku. “Prima di essere scontato o di essere scordato prima di essere qualcuno che vuole essere ascoltato”. 
  • DARGEN D’AMICO - “Ai Ai”. In chiave leggera affronta temi di attualità. Il titolo gioca sull’intelligenza artificiale che però non è il baricentro del brano. E cita Carlos Raposo, il calciatore che ottenne una serie di contratti con le più importanti squadre brasiliane, senza però scendere mai in campo. 
  • RAF - “Ora per sempre”. Una ballad “molto autobiografica" che racconta "la storia di un amore nato alla fine degli anni '80”. “Non avevamo molte probabilità ma siamo ancora qua”. 
  • LDA e AKA 7even - “Poesie clandestine”. Il brano descrive un amore viscerale e una “Napoli sotterranea”. 
  • BAMBOLE DI PEZZA - “Resta con me”. Debutto al Festival per le musiciste definite da Carlo Conti "il rock al femminile" determinate a portare un po' di “girl power”. “Resta con me in questi tempi di odio”. 
  • FULMINACCI - “Stupida sfortuna”. La penna è leggera. Testo fresco e sagace per il talentuoso cantautore romano. “Vado di corsa e resto indietro e soffia il vento della metro”. 
  • ERMAL META - “Stella Stellina”. Racconta la storia di una bimba palestinese morta in un bombardamento a Gaza. Nel brano si sente l’oud, antico strumento persiano e arabo. “Non ti ho dimenticato. Aspetto il tuo ritorno. Come le farfalle hai vissuto solo un giorno". 
  • ELETTRA LAMBORGHINI - “Voilà”. “E allora viva viva viva la Carrà” è un passaggio del brano dance
  • CHIELLO - “Ti penso sempre”. Il cantautore di Venosa descrive l’agonia di un amore di cui non è rimasto niente. “Solo una scheggia di noi due”.
  • EDDIE BROCK - “Avvoltoi”. Parla di "un amore struggente e della capacità di riconoscerlo". E punta a replicare nelle classifiche il successo di “Non è mica te”. “È più facile per te farti spogliare che spogliarti il cuore”. 
  • MARIA ANTONIETTA E COLOMBRE - “La felicità e basta”. Pop elettronico sulla scia del messaggio: “Baby, facciamo insieme una rapina per riprenderci tutta la nostra vita”. 
  • FEDEZ E MASINI - “Male necessario”. La metrica del rap insieme alla ballata italiana danno forma a un dialogo tra due uomini che hanno imparato a trasformare le cicatrici in canzoni. “Come un latitante a un passo dall’arresto ora non ho più bisogno di scappare”. 
  • MICHELE BRAVI - “Prima o poi”. Il brano racconta quelle persone che, almeno una volta nella vita, si sono sentite inadeguate e fuori posto. “E ti vorrei citofonare ma non so più il tuo nome”. 
  • J–AX - “Italia Starter Pack”. I difetti di un’Italia alla “canna del gas” spiattellati su un inaspettato arrangiamento country. “Sto paese lo capisci da un cantiere, cinque dicono che fare, uno solo che lo fa...".
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