Prequel di Game of Thrones sul cavaliere con "la sindrome dell'impostore"

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AGI - Meno mito, meno grandiosità, più carne, più dubbi, più umanità. Ambientato 90 anni prima della saga madre, arriva oggi su HBO Max 'A Knight of the Seven Kingdoms' (in italiano 'Il Cavaliere dei Sette Regni'), nuova serie originale di punta della piattaforma WarnerBros Discovery. Il prequel di 'Game of Thrones' (Il Trono di Spade) tratto dalle novelle di George R. R. Martin riporta il mondo di Westeros a una dimensione quasi intima, fatta di relazioni, scelte morali e ideali messi continuamente alla prova. 

Saranno 6 episodi in tutto, di circa mezz'ora l'uno, che ripercorreranno le vicende narrate in una serie di novelle di Martin. Al centro di tutto ci sono Dunk ed Egg, un cavaliere errante e un giovane bambino scudiero. Peter Claffey, che interpreta Dunk, racconta all'AGI di essersi avvicinato al personaggio con un misto di entusiasmo e timore reverenziale: "Ero un grande fan della serie originale. 'Game of Thrones' ha fatto parte della mia formazione, come spettatore e come attore. Quando entri in un universo così iconico senti immediatamente il peso di quello che rappresenta per il pubblico. È un onore enorme, ma anche qualcosa che ti mette addosso una certa pressione, perché sai che le persone tengono moltissimo a questo mondo”.

L'insicurezza e la sindrome dell’impostore di Dunk

Dunk, però, è lontano anni luce dall’eroe invincibile. È un uomo che spesso non si sente all’altezza del ruolo che sta cercando di incarnare. "Quello che mi ha colpito di Dunk è la sua insicurezza”, spiega Claffey. “C’è una vera e propria sindrome dell’impostore. Lui non è nato cavaliere, non ha un nome importante alle spalle, non ha privilegi. In un mondo così violento e indifferente è facilissimo sbagliarsi, cercare di essere qualcuno che non sei. Dunk prova a fare la cosa giusta, ma spesso non sa se basterà. E credo che sia questo a renderlo profondamente umano”.

Per l’attore, la cavalleria di Dunk non è mai retorica: "Quando lui prende il giuramento sul serio – proteggere i deboli, gli innocenti – lo fa davvero, fino in fondo. Anche quando questo lo mette nei guai, anche quando gli costa caro. Non è un ideale astratto: è una scelta quotidiana. E penso che sia qualcosa che oggi risuona molto”.

Tanselle: l'artista che vive lontano dal potere

Accanto a Dunk c'è la protagonista femminile Tanzynne Crawford, che interpreta Tanselle, un'artista che vive ben lontano dal potere. Il suo ingresso nella saga è stato tutt’altro che scontato. "Non avevo mai visto 'Game of Thrones' prima dell’audizione”, racconta all'AGI. “Per qualche ragione non mi ci ero mai avvicinata. Poi, una volta ottenuto il ruolo, ho iniziato a guardare la serie e ora sono diventata una fan. Non ho ancora finito tutto, continuo a sentire citazioni che non capisco, ma mi sto facendo il mio percorso e lo sto davvero apprezzando”.

Il personaggio di Crawford è un’artista, una narratrice che racconta il mondo attraverso le marionette e che sembra vivere in una bolla tutta sua. "Mi piace perché è difficile da incasellare”, spiega l’attrice. “È qualcuno che attraversa il mondo, ma rimane fedele al proprio spazio interiore. Ha desideri, talenti e preferenze molto precise. Non sente il bisogno di cambiare o di crescere secondo le regole degli altri. Ad Ashford è felice della sua vita, della sua personalità. E quando il mondo intorno diventa troppo pericoloso o soffocante, è pronta a fuggire e a continuare a raccontare storie. È una forma di libertà che trovo bellissima”.

La costellazione di cavalieri e principi di Westeros

Intorno a Dunk ed Egg si muove una costellazione di personaggi che riflettono, ognuno a modo suo, cosa significhi davvero essere un cavaliere. Daniel Ings dà vita a Lyonel Baratheon, la Tempesta Ridente: “È un personaggio che vive per la battaglia – racconta sorridendo – È quasi dipendente dall’adrenalina, dal pericolo. Ride mentre combatte, si diverte a provocare l’avversario. È molto divertente da interpretare, ma c’è anche qualcosa di inquietante in lui, una vena di follia che lo rende davvero pericoloso”.

Sam Spruell, nei panni di Maekar Targaryen, offre invece un ritratto più cupo: "Maekar è un uomo pieno di difetti: un pessimo padre, un figlio complicato, politicamente meno acuto di suo fratello. Ed è sicuramente geloso”, spiega. “In questo mondo c’è pericolo ovunque, e questa tensione costante pesa su tutti, soprattutto su Dunk, che si muove in mezzo a persone molto più potenti di lui”.

Bertie Carvel, interprete di Baelor Targaryen, porta il discorso su un piano morale. “La serie pone una domanda molto chiara: cosa significa davvero essere un cavaliere?”, riflette. “È solo una questione di forza, di chi è più potente e decide il destino degli altri? Oppure esiste un’altra qualità?”. Per Carvel, il percorso di Baelor non è mai predeterminato: "Non entro nella storia sapendo già chi è. Baelor deve scoprire chi è momento per momento e io con lui. I personaggi, come le persone, vivono nel presente. È questo che li rende vivi”.

I giovani Targaryen e il lato oscuro del potere

Anche i personaggi più giovani incarnano questa riflessione. Finn Bennett racconta il lato oscuro di Aerion Targaryen: "È vanitoso, crudele, ma non volevo che fosse solo un cattivo. Ho cercato uno spazio per l’empatia. Siamo in un periodo triste per casa Targaryen: hanno perso il controllo che avevano un tempo. Aerion farebbe qualsiasi cosa per riconquistare paura e rispetto, per dimostrare qualcosa alla sua famiglia”.

All’opposto c’è Raymun Fossoway, interpretato da Shaun Thomas. "È solare, generoso, ama prendersi cura degli altri”, racconta. “Quando incontra Dunk sente subito una connessione. Si riconoscono nel modo in cui si portano addosso il ruolo di cavalieri erranti, senza potere né privilegi”. Una serie con episodi decisamente più brevi – circa 30' a puntata – ma con l'essenza di Westeros che si respira in ogni singolo frame. I fan di 'Game of Thrones' non resteranno delusi.

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