Non è vero che la sifilide nelle Americhe si diffuse con l'arrivo degli europei

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AGI - Il più antico genoma conosciuto di 'Treponema pallidum', il batterio responsabile oggi di sifilide e altre malattie treponemiche, recuperato da un team internazionale di ricercatori guidato da Davide Bozzi e Anna-Sapfo Malaspinas dell'Università di Losanna, insieme a Lars Fehren-Schmitz dell'Università della California a Santa Cruz. Lo studio, pubblicato sulla rivista 'Science', si basa sull'analisi del DNA antico estratto da resti umani di circa 5.500 anni fa provenienti dal sito archeologico di Tequendama I, nella Sabana de Bogotá, in Colombia.

La scoperta retrodata di oltre 3.000 anni la presenza genetica documentata di questo patogeno. Essa rafforza l'ipotesi che le malattie treponemiche circolassero nelle Americhe molto prima dell'arrivo degli europei e ben prima dell'intensificazione agricola, sfidando le teorie che collegano l'emergere di queste infezioni esclusivamente a società dense e sedentarie.

L'analisi del ceppo antico e la paleogenomica

L'analisi genomica mostra che il ceppo antico appartiene alla specie 'T. pallidum' ma non coincide con nessuna delle sottospecie moderne note, suggerendo l'esistenza di una linea evolutiva oggi estinta o non ancora identificata, che si sarebbe separata dagli altri rami circa 13.700 anni fa. "I nostri risultati dimostrano il potenziale unico della paleogenomica nel ricostruire l'evoluzione dei patogeni e i rischi sanitari per le comunità passate e presenti", spiega Fehren-Schmitz. Secondo Malaspinas, una delle ipotesi è che questo ceppo rappresenti una forma antica legata alla pinta, una malattia oggi confinata alle Americhe e ancora poco compresa dal punto di vista genetico.

Geni di virulenza e scoperte inattese

Lo studio indica inoltre che 'T. pallidum' era già dotato dei principali geni di virulenza osservati nei ceppi moderni, suggerendo che la capacità di causare malattia fosse presente molto prima della comparsa delle forme cliniche attuali. Un elemento sorprendente è che lo scheletro analizzato non mostrava segni ossei evidenti di infezione, e che il DNA batterico è stato recuperato da una tibia, un osso raramente utilizzato per questo tipo di analisi, dimostrando che anche resti privi di lesioni visibili possono conservare informazioni genetiche cruciali.

Implicazioni per la salute pubblica e la coevoluzione

Secondo Elizabeth Nelson, antropologa molecolare della Southern Methodist University, le nuove evidenze ampliano il quadro temporale, ecologico e sociale delle malattie treponemiche, suggerendo che la loro diffusione fosse compatibile anche con le condizioni di vita di gruppi di cacciatori-raccoglitori, caratterizzati da alta mobilità e reti sociali limitate. I ricercatori sottolineano che comprendere come questi patogeni siano emersi e si siano diversificati nel passato può aiutare a prevederne l'evoluzione futura e a migliorare le strategie di salute pubblica, contribuendo anche a ridurre lo stigma storico associato a malattie come la sifilide. Prima della pubblicazione, il team ha condiviso i risultati con comunità e studiosi locali in Colombia, riconoscendo il valore culturale e storico della scoperta e adottando un approccio collaborativo nella comunicazione scientifica. La ricerca aggiunge così un tassello fondamentale alla comprensione dell'antica storia delle malattie infettive e della lunga coevoluzione tra esseri umani e patogeni.

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