AGI - In queste settimane alquanto movimentate, in cui ogni giorno regala un colpo di scena sul piano internazionale, sembra che qualche contraccolpo si stia in qualche modo trasmettendo anche alla politica interna. Nella Supermedia di oggi si intravedono certe variazioni che potrebbero essere interpretate in due modi: o come un riassestamento fisiologico, frutto delle normali oscillazioni del "pendolo" statistico; oppure come il segnale che qualcosa si sta effettivamente muovendo, che vi siano delle tendenze in atto. Prendiamo ad esempio il dato di Fratelli d'Italia, anche questa settimana primo partito con il 29,5% dei consensi. Un dato che risulta in calo rispetto al 29,8% di due settimane fa, ma soprattutto rispetto ai picchi (superiori al 30%) registrati per ben due volte nelle ultime cinque settimane.
Questo lieve calo di FDI potrebbe segnalare un'inversione di tendenza rispetto al recente periodo positivo; oppure potrebbe essere solo l'effetto di un sondaggio particolarmente negativo: in effetti, se si escludesse dal “paniere” dell'odierna Supermedia l'ultimo sondaggio di Ipsos (che vede FDI al 27%), il partito di Giorgia Meloni sarebbe intorno al 30%. Ma c'è un altro dato decisamente meno ambiguo: la crescita del Movimento 5 Stelle, che in poco più di un mese ha guadagnato l'1,2%. In questo caso pare davvero difficile non vedere una tendenza in atto, soprattutto visto il calo, di entità quasi esattamente corrispondente, del Partito Democratico (che ha perso un punto esatto nello stesso periodo). Non è la prima volta, del resto, che i bacini di PD e M5S si comportano come vasi comunicanti: da diversi anni a questa parte, i consensi e le fortune elettorali dell'uno salgono quando calano quelli dell'altro, e viceversa. In questo caso, sembra di assistere a un lento riavvicinamento tra i due principali partiti di opposizione (che restano tuttavia separati da oltre 10 punti percentuali a vantaggio dei democratici).
Cosa può aver innescato questa tendenza?
Sicuramente si può ipotizzare che i nuovi, clamorosi sviluppi sulla scena internazionale abbiano avuto un qualche impatto sull'opinione pubblica italiana: da questo punto di vista, il venirsi a creare di due fronti molto ben definiti sulla questione del supporto all'Ucraina (da un lato gli USA di Trump, dall'altro i leader dei principali paesi europei, oltre che delle istituzioni UE) ha aperto una linea di frattura che attraversa in modo trasversale maggioranza e opposizione. Se la Lega di Salvini e il M5S (ma anche AVS) si allineano sostanzialmente alla linea della nuova amministrazione USA nell'osteggiare l'ipotesi di nuovi aiuti all'Ucraina, Forza Italia e i partiti di centro (Azione, Italia Viva e Più Europa) sono più o meno entusiasticamente sulla linea prevalente in Europa, ossia di attrezzarsi per continuare a sostenere il paese invaso dalla Russia, anche aumentando gli sforzi per sopperire a un disimpegno degli USA. In questo scenario, da un lato FDI e dall'altro il PD si trovano in qualche misura “in mezzo al guado”, incapaci – per motivi opposti e speculari – di prendere una posizione netta.
Trump - Bocciato l'atteggiamento del Presidente americano, ma il centrodestra ne apprezza la pragmaticità e la schiettezza pic.twitter.com/FNameuC2dM
— SWG (@swg_research) March 4, 2025La linea della nuova amministrazione Usa vista dagli italiani
Secondo SWG, lo stile di Trump nelle relazioni con i leader degli altri paesi riceve opinioni negative dal 53% degli italiani, quota che arriva al 76% tra gli elettori di centrosinistra; specularmente, il 61% degli elettori di centrodestra ne ha invece un giudizio positivo (quasi il doppio del dato medio nazionale). Ma che la si condivida o meno, il disimpegno scelto da Trump ha come conseguenza che l'Europa dovrà aumentare i propri sforzi militari, non solo per continuare a sostenere efficacemente la resistenza ucraina, ma anche per garantire la propria sicurezza, che per tanti paesi europei aderenti alla NATO è stata “appaltata” agli americani per molti decenni.
Qui però il terreno si fa molto scivoloso per i leader politici italiani timorosi di perdere consensi: è vero che, come certifica un sondaggio dell'istituto EMG, il 65% dei nostri concittadini condivide l'idea che l'Europa dovrebbe “rafforzarsi” a seguito delle scelte degli USA di Trump; ma è anche vero che, per lo stesso sondaggio, il 58% pensa che l'Italia non dovrebbe aumentare le proprie spese militari (che ammontano all'1,5% del PIL, una quota inferiore a quella di molti altri paesi membri dell'UE e/o della NATO). I contrari all'aumento di tali spese sono prevalenti sia tra gli elettori di centrodestra (51%) sia soprattutto di centrosinistra (59%).
Di conseguenza, non stupisce che di fronte all'ipotesi di una partecipazione di militari italiani a una missione europea di peace keeping in Ucraina, i contrari superino i favorevoli (44% contro 39%). Secondo un sondaggio di Eumetra, quasi il 48% degli italiani ritiene che i nostri soldati non vadano inviati in nessun caso; il 28,5% sarebbe favorevole ma solo nell'ambito di un'iniziativa delle Nazioni Unite (eventualità a dir poco remota, stante il potere di veto di USA e Russia al Consiglio di Sicurezza); solo il 12,1% sarebbe favorevole a un invio di militari italiani anche senza egida ONU.. Insomma, i recenti sviluppi che vedono un'Europa mobilitarsi in favore di un aumento della propria autonomia strategica (e un conseguente aumento delle spese militari) non sembrano incontrare affatto il favore degli italiani. Una condizione che i vari leader politici, di maggioranza e di opposizione, dovranno tenere in conto, volenti o nolenti.
NOTA: La Supermedia YouTrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto. La ponderazione odierna, che include sondaggi realizzati dal 20 febbraio al 5 marzo, è stata effettuata il giorno 6 marzo sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. I sondaggi considerati sono stati realizzati dagli istituti EMG (data di pubblicazione: 28 febbraio), Eumetra (27 febbraio), Ipsos (1° marzo), Ixè (27 febbraio), Noto (25 febbraio), Piepoli (2 marzo), SWG (24 febbraio e 3 marzo) e Tecnè (21 e 28 febbraio). La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale www.sondaggipoliticoelettorali.it