Decreto Ucraina, fiducia alla Camera tra tensioni nella Lega e i Vannacciani

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AGI - Nessuna "fuga". Ma solo l'intenzione di "fare chiarezza". È il motivo che ha indotto il governo a porre la questione di fiducia alla Camera sul decreto Ucraina. E a spiegarlo, mettendoci la faccia, è lo stesso titolare della Difesa, intervenendo in Aula in replica alle critiche delle opposizioni che accusano l'esecutivo di voler nascondere con la fiducia i timori sulla tenuta del centrodestra, dopo l'addio di Vannacci alla Lega e la fuoriuscita di due leghisti che hanno aderito a Futuro Nazionale. Ma, soprattutto, la fiducia serve a evitare il rischio - è il convincimento del centrosinistra - che la Lega si spacchi nel voto sugli emendamenti, dando vita a una inedita linea comune tra vannaccianiMovimento 5 stelle, Avs e magari alcuni leghisti tra i più oltranzisti sullo stop a fornire aiuti militari a Kiev.

Nulla di tutto ciò, scandisce Crosetto. "Porre la fiducia non è un modo di scappare". Al contrario, sottolinea il ministro, la fiducia "obbliga tutti i rappresentanti della maggioranza a dire se su un tema così rilevante continuano ad appoggiare il governo. E separa e rende chiarezza sulle posizioni delle persone". Insomma, rivendica ancora Crosetto, "è un atto serio di posizionamento politico della maggioranza e la serietà di questo atto è rappresentata fisicamente dalla mia presenza". Dunque, nessuna dietrologia - è la linea - dietro la fiducia non c'è la volontà "di scappare da una crisi interna ma semmai di evidenziarla ancora di più". Parole che, a seconda dei vari interlocutori alla Camera, vengono interpretate in maniera differente. Per l'esecutivo, appunto, è un modo per costringere i vannacciani a schierarsi: o dentro o fuori. Tanto più che, raccontano nel centrodestra, a spingere per questa direzione sembra sia stato innanzitutto Salvini. Per le opposizioni, invece, ricorrere alla fiducia era l'unica strada per evitare divisioni interne e possibili incidenti in Aula (come ad esempio maggioranze trasversali sugli emendamenti). Fatto sta che per ora i vannacciani non sciolgono la riserva, ma nemmeno chiudono la porta, tenendo a rimarcare che la loro collocazione è nel centrodestra. "Non mi sembra che Vannacci abbia mai espresso contrarietà al riconoscimento di voler lavorare con il centrodestra. Si prende atto di alcune scelte del centrodestra, come la questione di fiducia, che dimostrano nervosismo nei confronti della proposta politica che Futuro Nazionale ha portato all'attenzione del Parlamento", spiega l'ex FdI Emanuele Pozzolo.

L'attacco dei vannacciani a Salvini

Quanto al come votare sulla fiducia, i vannacciani per ora glissano: "Ci penseremo nelle prossime ore". Intanto i seguaci dell'ex generale prendono di mira il leader leghista. L'attacco in Aula a Salvini, fatto dall'ex collega di partito Edoardo Ziello, è netto: "È sempre più evidente la difficoltà del ministro Salvini, che è sempre più schiacciato nella morsa delle sue contraddizioni", esordisce in Aula il vannacciano, subito dopo l'apposizione della fiducia da parte di Crosetto. "La Lega ha chiesto la fiducia, pensava di scappare dalla trappola delle proprie contraddizioni ma non ha pensato che facendo così si infila in una terribile imboscata. La coerenza sta a Salvini esattamente come la puntualità sta ai treni". Ancor più duro Vannacci che, sui social, traccia la "cronistoria" della "incoerenza" della linea leghista a favore dello stop alle armi "a partire dal 2022". "Oggi la Lega chiede al governo di porre la fiducia sul decreto di invio armi all'Ucraina per evitare di far palesare il voto di coscienza (o le assenze in Aula) di molti leghisti che dal 2022 seguono e credono nelle indicazioni del partito". L'europarlamentare accompagna il post con una serie di titoli di articoli in cui Salvini dice 'basta armi a Kiev'.

Le possibili scelte di voto e le reazioni

Nel caso in cui la scelta dovesse ricadere sul no alla fiducia, sarebbe una votazione contro il provvedimento e non contro il governo, hanno spiegato i diretti interessati, ricordando come Vannacci non abbia mai espresso "contrarietà a riconoscersi" nell'alveo del centrodestra. Ma non è esclusa la possibilità che decidano all'ultimo di non partecipare al voto per non mettersi al di fuori del perimetro della maggioranza, anche se questa scelta, viene fatto osservare, indebolirebbe in un certo senso la posizione di forte contrarietà al provvedimento mostrata finora. Quanto alla Lega, alla Camera il gruppo dovrebbe votare compatto. L'unica incognita è Domenico Furgiuele che, nei giorni scorsi, è stato critico quanto Sasso e Ziello sul decreto Ucraina. Offre una lettura 'diversa' il segretario di +Europa Magi: la fiducia "sembra un trucchetto per lasciare ai vannacciani la porta aperta per entrare in maggioranza. In questo modo, infatti, il governo offre ai parlamentari di Futuro Nazionale la possibilità di votare contro il decreto Ucraina, ma a favore della fiducia a Meloni", dice riferendosi al fatto che alla Camera, a differenza del Senato, i voti sono due, uno sulla fiducia e uno sul provvedimento. Nel governo e nella maggioranza la linea è minimizzare: "Non mi pare che Vannacci sia un problema di grande importanza. Abbiamo cose più importanti da affrontare", taglia corto Antonio Tajani. "Due persone" che hanno lasciato la Lega per andare al Misto "non è un problema politico così rilevante", osserva Crosetto.

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