Ci vogliono più di 75 anni per riportare le api in una prateria rigenerata

2 settimane fa 11

AGI - Le praterie rigenerate necessitano di oltre 75 anni di cure per riacquistare la loro biodiversità e in particolare per raggiungere gli originari livelli di presenza delle api. È quanto emerge da uno studio guidato dalla Università di Kobe e pubblicato sul Journal of Applied Ecology. Le praterie in tutto il mondo stanno rapidamente scomparendo a causa della conversione dell'uso del suolo portando a una perdita ben documentata di biodiversità. Ripristinare le praterie riprendendo le pratiche tradizionali di gestione del territorio ha effetti positivi sulla stessa biodiversità, ma i dettagli su questi effetti erano limitati.

Per porre rimedio a questa lacuna, gli autori del nuovo studio hanno osservato quali insetti impollinano le piante e con quale successo in praterie la cui gestione varia significativamente, da quelle recuperate molto di recente a quelle gestite ininterrottamente per almeno 300 anni secondo i metodi tradizionali giapponesi. Hanno scoperto che ci vogliono 75 anni di gestione continua affinché la diversità vegetale nelle praterie recuperate raggiunga finalmente livelli paragonabili alle praterie antiche. Tuttavia questo non è ancora abbastanza per la comunità degli impollinatori.

Anche dopo 75 anni, gli impollinatori sono ancora meno specializzati e hanno meno successo nell'impollinare le piante, rispetto alle praterie originarie. Ciò che determina questo ritardo non è una minore diversità di impollinatori in sé, ma l'identità degli impollinatori. Le praterie recentemente ripristinate sono visitate principalmente da mosche e sirfidi che sono generalisti e quindi spesso trasportano il polline da una pianta a fiori di specie diverse. Nelle vecchie praterie, d'altro canto, gli impollinatori sono in larga misura api e farfalle che si specializzano in una specie alla volta, garantendo così che il polline venga trasferito alla specie vegetale giusta.

Lo studio mostra quindi l'importanza di considerare le comunità di impollinatori per gli sforzi mirati alla conservazione delle piante di prateria minacciate. Innanzitutto, ciò significa che mantenere le praterie antiche come riserve per impollinatori specializzati dovrebbe essere una priorità assoluta per i conservazionisti. E poi sottolineano i ricercatori: “Potrebbe anche indicare che il ripristino delle praterie non dovrebbe essere lasciato solo alla natura, ma potrebbe richiedere un coinvolgimento umano attivo, ad esempio seminando semi o piantando piantine di praterie autoctone impollinate da api e farfalle”.  

Leggi l'intero articolo