AGI - L'8 aprile alle 18.00 il Mondadori Bookstore della Galleria Alberto Sordi di Roma ospiterà la presentazione di ‘100 modi per vincere la
depressione'(Armando Curcio Editore) del giornalista, storico e scrittore Ruggero Marino, che sarà accompagnato nell'incontro con il pubblico dalla psicoterapeuta Chiara Gambino e gli psichiatri Michele Raja e Antonio Tundo. Già caporedattore del quotidiano Il Tempo e autore di saggi e studi su Cristoforo Colombo recensiti da testate come il London Times e citati all'Accademia dei Lincei, oltre che di due romanzi e cinque raccolte di poesia, Marino si sporge ora a guardare in faccia la malattia di vivere con un ibrido tra saggio, indagine e auto fiction. L'Agi l'ha incontrato per sapere di più di questo suo lavoro dedicato a un tema sociale che la notizia del recente ricovero di Vittorio Sgarbi rende ancora più attuale.
Come nasce questo libro sulla depressione?
Innanzitutto come outing, visto che ho personalmente fatto i conti con questo male che colpisce senza distinzioni - anche se probabilmente chi è dotato di particolare sensibilità vi risulta più esposto. Il germe dell'idea di scriverne risale a di molti anni fa, quand'ero in Congo per un'inchiesta sulla fame nel mondo e percorrendo in jeep una pista rossa offrii un passaggio a due uomini a piedi. Uno di essi mi rivelò d'essere uno psichiatra che quando non riusciva a ottenere risultati con la medicina occidentale accompagnava i pazienti depressi – come quello che aveva accanto – dallo stregone del villaggio, che glieli restituiva sani. In quel momento pensai che la visione andava allargata e la molla della guarigione potesse scattare su input diversi. Per questo, nel libro, ho indicato le più disparate pratiche complementari o
alternative ai farmaci: dal ballo, al canto, alla corsa, alla preghiera.
La depressione è ancora una condanna sociale?
Per alcuni aspetti sì, non viene sempre accettata. Spesso le famiglie dei malati tendono a nasconderla per una forma di vergogna. Dipende dal livello intellettuale e di scolarizzazione, ma direi che in alcuni ambienti le cose vanno peggio che in altri.
Il suo lavoro comprende una lunga intervista al neurologo e psichiatra Michele Raja: cosa va tratto dalla sua testimonianza?
Mi pare di poter dire che l'apporto del Professor Raja sia stato molto approfondito. Nel nostro dialogo l'approccio alla malattia viene affrontato anche da un punto di vista storico, filosofico e sociale, oltre che psichiatrico e farmacologico. Raja analizza inoltre, tra le altre cose, gli effetti del lockdown, fornisce consigli alimentari e tratta argomenti come la depressione post partum ed il rapporto tra creatività e male di vivere.
Nel suo libro riporta una lunga lista di casi e testimonianze di personaggi noti caduti vittima del male oscuro, da Alain Delon a Jim
Carrey, da Lady Gaga a Springsteen, da Liliana Segre a Michelle Obama: qual è il senso di questi contributi?
Il numero di testimonianze esistenti è enorme. E comprende molti artisti, cantanti, scrittori. Sono rimasto stupito constatando il male in personalità del livello di Sgarbi, Montanelli o Cossiga, ma forse sono proprio le esistenze votate al successo, vissute in un certo senso fuori dalle righe, a poter più facilmente condurre in luoghi oscuri. Poi esistono anche fattori chimici, a volte ereditari. Colgo comunque l'occasione per scusarmi se dell'elenco di testimonianze pubblicate ho mancato di indicare le fonti. Si tratta di materiale messo da parte nel corso del tempo per me stesso, prima di decidere di utilizzarlo. Sarei pronto a riparare, se mi venisse segnalato come.
Torniamo ai percorsi di guarigione.
Nel mio particolare caso i farmaci hanno avuto buon esito senza conseguenze una volta, ma in altre ho sperimentato degli effetti collaterali, come tremori. Non è mai semplice individuare subito le medicine adatte, né il giusto dosaggio. Ogni neurologo ha il compito di migliorare progressivamente la cura in funzione della persona, perché non tutte le depressioni sono uguali e va compreso a fondo il caso di ogni individuo. In passato esisteva una sorta di contrasto tra psicologi e psichiatri, mentre oggi è divenuta evidente l'importanza dell'integrazione tra i percorsi. D'altronde la depressione è un male così comune che sembra che nel 2030 sarà il più diffuso del pianeta. Il Covid ha giocato un ruolo purtroppo fondamentale, specie per i giovani, ed anche i tanti casi di violenza che ci riporta la cronaca, come punte di un iceberg, possono essere letti alla stregua di sintomi di una situazione psicologica generale non ottimale.
Quale messaggio vuole lanciare con il suo libro?
Nessuno: se contribuirà a guarire qualcuno, avrò raggiunto il mio obiettivo. Mi basterebbe salvare una sola persona dalla depressione. Sono sempre stato sensibile al sociale, anche come giornalista e poeta: l'istinto mi porta verso i perdenti.
Ha in cantiere nuovi progetti letterari?
Tornerò ad occuparmi di Colombo con Editoriale Delfino, che sta per pubblicare ‘La verità nascosta su Cristoforo Colombo', mentre per Bertoni andrà presto alle stampe ‘Pensando', una raccolta di aforismi, riflessioni, haiku e poesie brevi che io chiamo bonsai